Turbonegro: Live Report della data di Pinarella (RA)

Unica data italiana anche quest’anno per i Turbonegro, che hanno scelto il Rock Planet come locale da cui iniziare il nuovo tour europeo. Il locale di Pinarella di Cervia è una location classica per i concerti rock, abituato a raccogliere grandi quantità di persone a dispetto delle dimensioni abbastanza ridotte; questa volta però, sarà perché la data si tiene di giovedì, sarà per il costo del biglietto abbastanza elevato, l’affluenza non è esagerata e c’è modo di godersi lo show della band in tranquillità e divertendosi al massimo.

L’apertura delle danze spetta comunque ai Them Bulls, terzetto italiano che propone una manciata di brani propri con grande impegno ed entusiasmo. La band suona un rock and roll abbastanza scarno, caratterizzato in particolare da un buon lavoro da parte della sezione ritmica, che però non trova forse un riscontro dello stesso tipo da parte della voce e della chitarra solista.

Se mai qualcuno dovesse essere in dubbio sul fatto di essere al posto giusto per il concerto, questo dubbio verrebbe dissipato subito all’apparire dei consueti esemplari della Turbojugend, il noto fan club internazionale dei Turbonegro, la cui presenza, anche se in piccola rappresentanza, è un marchio di fabbrica dei live del gruppo, un po’ come lo sono il sangue finto che esce dalla bocca di Gene Simmons o la divisa di Angus Young. Il concerto dei Turbonegro non riserva quindi sorprese e si svolge lineare per circa un’ora e venti all’insegna del divertimento collettivo. Tony Sylvester, frontman della band da pochi anni, si è ormai calato alla perfezione nella parte e non delude le aspettative, presentando un repertorio che attinge ben poco dall’ultimo lavoro in studio del gruppo e pesca a piene mani da tutto il passato. Non mancano poi le interazioni con il pubblico e le battute relative all’Italia, quei discorsi che in un altro contesto probabilmente farebbero infuriare i più attaccati all’amor di patria, ma che in una situazione come questa, dove tutto è scherzo, eccesso e ironia, strappano solo gridolini entusiasti. Sylvester parla del loro arrivo, il giorno stesso, all’aeroporto Linate per introdurre “City Of Satan” (che ovviamente in questo caso diventa Milano), cita Berlusconi spacciandolo per suo zio e dicendo che è stato lui ad insegnargli tutto quello che sa del mondo, e ricorre ad una fantomatica teoria della tre P per spiegare i motivi per cui gli italiani sono più noti all’estero: pasta, pizza e prostituta (al singolare, mi raccomando). Il resto della band supporta in pieno il frontman; spicca fra tutti il chitarrista storico Euroboy, flemmatico ed apparentemente estraneo a tutto, ma in realtà una forza trainante sul palco. Il finale di concerto privilegia alcuni classici del repertorio dei Turbonegro, come “Turbonegro Must Be Destroyed”, la cover di “Money For Nothing” e la conclusiva “I Got Eerection”; il tutto, lo ribadiamo ancora perché è la parola chiave che fa capire la serata, all’insegna del puro divertimento.

Setlist:

  • Hello There
  • You Give Me Worms
  • All My Friends Are Dead
  • Back To Dungaree High
  • Are You Ready For Some Darkness?
  • Dude Without A Face
  • City Of Satan
  • Blow Me
  • Sailorman
  • Atom Bomb
  • Sell Your Body
  • Wasted Again
  • Fuck The World
  • Get It On
  • The Age Of Pamparius
  • Turbonegro Must Be Destroyed
  • MoneyFor Nothing
  • I Got Erection

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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