Trivium – Miss May I: Live report della data di Milano

Sono da poco passate le 20 quando facciamo il nostro ingresso al Live Club di Trezzo D’Adda, locale che per l’occasione si tinge di metal ospitando tre band tutt’altro che soft: Miss May I,  Battlecross e Trivium.

Arriviamo che il concerto è iniziato da qualche minuto e sul palco troviamo i Battlecross, band heavy metal del Michigan, che, nonostante il poco tempo a disposizione e pochissimi pezzi in scaletta, scaldano una platea poco folta ma comunque partecipe. Eco, voce gracchiante e strumenti mal calibrati rendono impossibile ascoltare la performance sia nei pressi del palco che lontano da esso.

Il locale inizia a riempirsi, le birre iniziano a scorrere e, dopo un breve cambio di palco, entrano in scena i Miss May I, band metalcore americana, che in circa tre quarti d’ora offre numerosi estratti dagli album “Monument” e “At Heart”, ultima loro fatica. Malgrado il grande pathos e una forte personalità sul palco, fin da subito vengono fuori pecche, indipendenti dalla band, che mineranno quella che poteva essere una serata infrasettimanale decisamente diversa: le luci, sviluppate senza alcun criterio, disturbano chi vuole vedere e non solo sentire, l’acustica, con suoni pessimi, impedisce in più tratti di distinguere voci e strumenti.

Sono circa 21,50 quando, dopo aver riposate le orecchie dai cattivi suoni, fanno il loro ingresso i tanto attesi Trivium che, con una scenografia di impatto, si promettono di incantare e far divertire una folla che, a conti fatti, riuscirà a riempire metà del locale. La scaletta, annunciata già in precedenza, offre una panoramica della carriera della band, panoramica varia ma che lascia numerose esclusioni fra cui, giusto per citarne alcune, “Dying In Your Arms”, “Ember To Inferno” e “Anthem (We Are The Fire)”.  “Brave This Storm”, tratta dal recente album “Vengeance Falls”, dà il via ad una performance che scalderà pogo e voci per circa un’ora e un quarto. Se in precedenza i suoni non erano altro che una massa di strumenti indefiniti, con i Trivium si raggiunge l’apoteosi: la voce di Matt Heafy viene minata da un volume così alto che gracchia, Gregoletto, che va e viene, è vittima di un’eco tenebrosa, Corey non riesce a distinguersi quanto dovrebbe in fase di assolo e di Nick Augusto si riesce a sentire quasi solamente la grancassa. Il pubblico sembra notare questa apocalisse fonica e, invece di rimanere posizionato nelle prime file, tende a spostarsi, forse per salvare le orecchie e sentire qualcosa di più, verso la fine del locale.

Con “Like Light To The Flies” la platea esplode, non perdendo una sola parola, mimando gli assolo con i cori. Heafy coinvolge, saluta calorosamente i fan e tiene perfettamente la scena stabilendo un feeling costante e amichevole con un pubblico esigente. Si odono lamentele sulle luci, ma ciò non turba la band che prosegue con “No Way To Heal” e “Strife”, fortunato singolo. La folla canta, salta e Gregoletto, andando contro ai canoni che vogliono il bassista messo in un angolo, dà il cambio ad Heafy incitando e salutando a più riprese.

La setlist prosegue abbastanza velocemente, forse troppo, e si giunge ad “A Gunshot (To The Head Of Trepidation)”, vera e propria hit eseguita in maniera impeccabile, soprattutto nella parte dell’assolo, e con la partecipazione costante di corna alzare e un vociare totalmente catturato. Quando il clima si fa più caldo la band decide di placare l’atmosfera con una più cauta “Down From The Sky”. Rispetto alla versione originale il quartetto prolunga in lunghezza e calca nei ritmi. La band, ancora una volta, dimostra di avere una tecnica notevole e di aver decisamente maturato i propri talenti. Le party in growl, una piacevolissima costante di tutta la performance, risultano essere più solide, più marcate e aggressive come non mai.

Con “Shogun” il ritmo si spezza ma non invano, in modo perfettamente azzeccato la band propone un pezzo sobrio in vista di un finale di setlist al cardiopalma e fatto di un lungo saltare adrenalinico. “In Waves”, vero e proprio tormentone metal, fa perdere la voce ma non fa smettere di cantare, fa pogare anche se ormai è già passata un’ora, fa sorridere Heafy, rilassato e al pieno delle sue capacità, fa scuotere la testa di Corey e fa correre Gregoletto per tutto il palco. Anche se io, e non solamente io, avrei voluto che il live continuasse per almeno un’altra ventina di minuti, la fine è ormai giunta e con un intro di batteria, fin troppo sintetico rispetto all’originale, di “Pull Harder On The Strings Of Your Martyr” la magia si conclude.

La band non scappa, saluta, stringe le mani imploranti dei fan e lancia plettri e bacchette dimostrando di avere a cuore il proprio pubblico e, soprattutto, di non aver perso l’umiltà, caratteristica che fin troppi loro colleghi perdono percorrendo la strada del successo. Complessivamente il live termina dopo circa tre ore di musica lasciando, ahimè, molta amarezza dietro di sé. Il bill proposto era di tutto rispetto e le band stesse hanno dimostrato passione e professionalità, elemento che è venuto a mancare da parte di chi doveva garantire una buona acustica. Mi spiace dirlo e mi spiace dover essere secca, ma un locale che ospita decine e decine di live non può e non deve permettersi scivoloni di questo tipo.

SETLIST TRIVIUM:

1. Brave This Storm
2. Like Light To The Flies
3. No Way To Heal
4. Strife
5. Shattering The Skies Above
6. Through Blood And Dirt And Bone
7. Of All These Yesterdays
8. Forsake Not The Dream
9. A Gunshot To The Head Of Trepidation
10. Becoming The Dragon
11. Down From The Sky
12. Shogun
13. In Waves
14. Pull Harder On The Strings Of Your Martyr

Trivium

 

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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