Tremonti: Live Report della data di Milano

È in una fredda serata Milanese che si consuma la prima delle due date italiane di Mark Tremonti, l’amatissimo chitarrista degli Alter Bridge, che porta nel bel paese il suo side project Tremonti per una doppietta Milano (30 Novembre) – Roma (1 Dicembre). Arrivo all’Alcatraz giusto in tempo per l’apertura dei cancelli e mi metto diligentemente in coda per sottopormi all’approfondita perquisizione della polizia schierata all’ingresso. Tutto a vantaggio di una certa sicurezza personale. Una volta entrati, notiamo subito che agli artisti in scena verrà destinato il palco più piccolo del locale di Via Valtellina, ma l’afflusso di gente c’è, con un notevole dispiego di t-shirt targate Alter Bridge.

Alle 20:00 si spengono le luci e salgono sul palco i The Raven Age, giovane ed emergente band londinese che ha all’attivo un EP di quattro tracce e un full length in arrivo il prossimo anno. Il gruppo parte bene, l’acustica è ottima e così la voce del cantante Michael Burrough, bravo, preciso e coinvolgente, con tanto di traccia cantata a spasso tra il pubblico, che intanto va crescendo in vista dell’approssimarsi dell’esibizione di Tremonti. La partenza è quindi ottima, con la sorpresa gradita e inattesa di questo giovane gruppo che propone un hard rock/melodic metal aggressivo e puro quanto basta, ma senza perdere di vista l’aspetto catchy ed orecchiabile delle tracce. Chi di voi avrà modo di presenziare alle date italiane degli Iron Maiden, si troverà davanti questi promettenti The Raven Age, spinti anche dalla presenza nelle loro fila di un tale figlio d’arte – all’anagrafe George Harris (Iron Maiden…Harris…vi ricorda qualcosa?).

Arriva l’ora del main act e Mark Tremonti sale sul palco nell’acclamazione generale, accompagnato dai membri della sua band. Il buon Mark non è certo noto per le sue doti di comunicatore e alla performance manca forse un po’ di interazione con il pubblico. In fin dei conti, però, nessuno ne sente davvero la mancanza di fronte ad un’ora e mezza di musica come dovrebbe essere, vecchio hard rock asciutto e tiratissimo. Lo show si apre con la title track del secondo e nuovo album della band, Cauterize, uscito a Giugno di quest’anno: il tempo trascorso dalla release è stato ben sufficiente a far assimilare ai fan il nuovo lavoro, e la reazione è di entusiasmo tanto alle vecchie, come alle nuove tracce.

La scaletta alterna molto bene pezzi del primo e del secondo album: si prosegue con You Waste Your Time, All I Was e So You’re Afraid, per poi tornare all’ultimo lavoro con la travolgente Flying Monkeys. Un momento di forte emozione è rappresentato dall’acclamatissima semi-ballad The Things I’ve Seen; si passa poi alla nuova Radical Change, che entusiasma un pubblico già carico e coinvolto.
Per tutta la durata dell’esibizione, Tremonti incanta con i suoi assoli e, energico e concentrato, scatena tutta la propria energia sulle sue sei corde Con soli due lavori a cui attingere, non si può certo pensare ad una scaletta infinita, e le 15 tracce totali scivolano velocissime e incalzanti una dopo l’altra, fino ad arrivare alle conclusive Sympathy, vera sorpresa della setilist, e Wish You Well. In un finale scoppiettante, Mark Tremonti chiama un circle pit e il pubblico presente esegue, lanciandosi in qualche sano minuto di follia finale.

Si spengono le luci su un concerto senza fronzoli, senza una scenografia spettacolare, senza effetti speciali o gag sul palco, ma fatto semplicemente di musica dall’inizio alla fine. Quella musica buona, cruda e diretta, che chiude fuori dalla porta, almeno per un paio d’ore, i problemi della vita reale.

Tremonti Setlist:
1.Cauterize
2.You Waste Your Time
3.All I Was
4.So You’re Afraid
5.Flying Monkeys
6.The Things I’ve Seen
7.Radical Change
8.Dark Trip
9.Brains
10.Providence
11.Arm Yourself
12.Decay
13.Another Heart
14.Sympathy
15.Wish You Well

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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