Trash Fest V: Live Report del Day II

La seconda giornata del Trash Fest è caratterizzata innanzitutto da un incremento assoluto delle presenze, infatti è risaputo che da queste parti i Deathstars, headliner dela serata, sono considerati delle vere e proprie star, ormai i loro sold out al Tavastia, (altro locale rinomato della città) sono una costante da un paio di anni a questa parte, quindi non sorprende affatto che già alle 20.30 quando sul palco salgono i New Generation Superstars, la sala è già bella piena. I New Generation Superstars ormai sono una presenza fissa di questo festival e si può notare che sono anche molto apprezzati, in quanto il pubblico conosce quasi tutti i ritornelli dei pezzi proposti e questo da maggiormente la carica ai ragazzi sul palco. Il loro set è assolutamente incendiario e sicuramente questa è stata la loro performance migliore tra tutte quelle viste nelle varie edizioni del Trash Fest. Pezzi come l’iniziale “Rock ‘N’ Roll Or Die” e la terremotante “The Price”, racchiudono l’attitudine dissacratoria del gruppo e più volte viene in mente il paragone con i primi Backyard Babies. Ma nella parte finale c’è l’apice della loro performance, prima con l’esecuzione della celeberrima “Guess What” e poi con la distruzione della chitarra sul palco in piena tradizione rock ‘n’ roll. Genio, sregolatezza e rock ‘n’ roll sono ingredienti fondamentali e i The New Generation Superstars li hanno tutti in abbondanza. Anche questa sera come presentatore del festival troviamo una “vecchia” conoscenza, Acey Slade (Ex Dope e Murderdolls) che tra una band e l’altra scherza e fa divertenti battute e dopo un veloce cambio palco, da il benvenuto alla band tedesca dei Lord Of The Lost, gruppo molto amato da Mama Trash e presente per il terzo anno consecutivo al Trash Fest. La band ha da poco fatto uscire un nuovo album in studio “Die Tomorrow”, quindi la scaletta è principalmente rivolta a promuovere la nuova fatica discografica, senza però dimenticare i brani più noti tratti dal bellissimo debutto “Fears” come la pesantissima “Last Words” e la Him-oriented “Break Your Heart”. Il gruppo è anche famoso per aver reinterpretato in chiave rock il pezzo di Lady Gaga “Bad Romance”, rendendolo ormai un classico presente in tutte le loro esibizioni e anche questa volta lo ritroviamo nella parte finale del set. La sorpresa invece stavolta va riservata ad un’altra cover inaspettata e messa come brano di apertura : “Everybody” della boy band dei Backstreet Boys, che non solo fa strappare più di un sorriso tra i presenti, ma raccoglie ampi consensi tanto che tutti si ritrovano a ballarla e canticchiarla. Quello che comunque è certo è che il gruppo ci sa proprio fare dal vivo e forti di canzoni vincenti come “Sex On Legs” e il nuovo singolo “Die Tomorrow”, conquistano proprio tutti in sala fino alle note finali di “Credo”. Un altro gruppo che ormai non ha bisogno più di introduzioni sono i finlandesi Private Line, presenza fissa per tutte le cinque edizioni del Trash Fest e che gode di ampio consenso in terra natale. Partono subito in quarta con “Deathbedtime Stories” e “Black Swan” tratte entrambe dal loro recente album in studio “Dead Decade”, ma il pubblico inizia a scaldarsi per bene invece con le successive “Prozac Nation” e la stupenda “Gods Of Rewind”, segno che è il vecchio materiale quello che è rimasto più impresso nel pubblico. Con il proseguire del concerto, si nota che la gente perde un po’ l’interesse nell’esibizione dei cinque finlandesi, probabilmente in fermento nell’attesa del main act della serata, ma comunque c’è sempre tempo per assaporare brani riusciti come “Broken Promised Land”, “1-800-Out-Of-Nowhere” e “Billion Star Hotel” e con la speranza che il gruppo non si limiti solo alle imminenti date in Germania, ci auguriamo di vederli presto anche in Italia. L’attesa per i Deathstars ormai è diventata palpabile, il pubblico scalpita e vengono acclamati ancora prima dell’abbassamento delle luci. Purtroppo un problema tecnico rovina un attimo il loro ingresso ma sono inezie, quando si sentono le prime note di “March Of The Gun” il boato ed entusiasmo della folla è talmente contagioso che ci si dimentica di tutto. La scaletta è la stessa proposta anche qualche mese fa al Rock Planet di Pinarella di Cervia, quindi non ci sono novità o sorprese, resta comunque da dire che il loro livello di notorietà qui è talmente alto, che potevano pure cantare una filastrocca in svedese che sarebbe stato di sicuro un successo. Fa sempre piacere però risentire i loro brani storici come “Motherzone”, “Blitzkrieg” e “Semi-Automatic” e sentire i divertenti siparietti di Whiplasher Bernadotte (singer) tra un pezzo e l’altro, dove zittisce i presenti e li fa urlare a suo comando. Anche “Metal” uno dei due brani inediti usciti sul loro recente greatest hits, ormai è una presenza fissa in scaletta e si amalgama alla perfezione con gli altri brani. Quando vengono eseguiti “Death Dies Hard” e “Trinity Fields” capiamo purtroppo che il concerto è in fase di chiusura, ma possiamo comunque ritenerci soddisfatti di aver avuto modo di rivedere il gruppo ancora una volta e di trovarlo ancora a questi (alti) livelli. Ma ora come in ogni edizione del Trash Fest è consuetudine l’esibizione della Mama Trash All Star Band per la jam session finale. I primi a salire sul palco sono Acey Slade, i ragazzi dei Malice In Wonderland e Miikki Kunt dei V For Violence per una versione molto rockeggiante e caciarona di “Lil Devil” degli inarrivabili Cult. Subito dopo come sorpresa vediamo l’inaspettato ingresso della “sorella” di Chris Harms dei Lord Of The Lost, la famosa Crystal Meth Harms che dopo averci allietato con i suoi divertenti racconti da groupie nel backstage, prende il microfono per una scoppiettante versione di “Whole Lotta Rosie”. A darle manforte sempre Acey alla chitarra, Klaas dei Lord Of The Lost al basso e Jaani degli Iconcrash alla batteria. Per la cover di “Kickstart My Hert” dei mitici Motley Crue salgono sul palco Sammy e Jack dei Private Line assieme a Skinny dei Deathstars, Tracy Loveless dei Malice In Wonderland e Miikki Kunt dei V For Violence che ci allietano con un’esibizione del pezzo molto riuscita e fedele all’originale. Altro giro e altra corsa, ora è tempo per la mitica “Slither” dei Velvet Revolver e per l’occasione ad interpretarla troviamo Anzi Destruction (Stereo Junks) molto adatto a fare il verso a Scott Weiland non solo vocalmente ma anche nel modo di muoversi e di tenere il palco, a dargli manforte c’è anche Sammy dei Private Line all’altro microfono e componenti di Deathstars, Iconcrash e Malice In Wonderland. Ma le sorprese non sono affatto finite anzi sul palco viene chiamato Johnny Lee Michaels, ai più noto come produttore dei The 69 Eyes e sorprende tutti con una versione da brividi del famosissimo pezzo “Hurt”. Ma c’è ancora tempo per un ultimo brano in scaletta e per una invasione generale di campo da parte di tutte le band presenti a questa due giorni e il pezzo scelto per i saluti di rito non poteva che essere “The Beautiful People” di Marilyn Manson. Ormai anche questa edizione del Trash Fest è conclusa e il bilancio anche questa volta è più che positivo con tantissime conferme, su tutti Deathstars, Lord Of The Lost e New Generation Superstars, ma anche un plauso ai Toxic Rose, nuovo gruppo da tenere in considerazione. Fortunatamente si parla già di una nuova edizione del Trash Fest per l’anno prossimo sempre al Gloria, noi non prenderemo impegni e voi?

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