Trash Fest IV: Live Report – Day 1

Il Trash Fest è un festival nato più di quattro anni fa, dalla passione della  promoter americana Mama Trash per la scena musicale scandinava e ha fatto diventare questo evento, ormai un appuntamento di culto per tutti gli appassionati del genere e, come consuetudine, ogni anno richiama ad Helsinki un nutrito esercito di estimatori da tutta Europa, ma non solo. Ovviamente non si poteva certo mancare anche a questa edizione, che per l’occorrenza, è passata dalle due solite giornate a ben tre giorni di musica, rock’n’roll e sfrenato divertimento fino alle prime luci dell’alba.

Anche quest’anno non sono mancati problemi e defezioni dell’ultimo momento, fra tutti la cancellazione degli attesissimi The Salvation, band in cui milita l’ex chitarrista storico dei Negative Sir Christus e anche quella di Mortiis a pochi giorni dall’evento. Ad ogni modo, i nomi in cartellone risultavano lo stesso troppo ghiotti per lasciarsi sfuggire una tre giorni di questo genere. Il luogo scelto è nuovamente il Gloria, bel locale ampio su due piani, dove è possibile gustarsi sia lo show comodamente seduti con un bel drink fresco in mano al piano superiore, oppure guardarsi i gruppi da vicino nell’ala riservata ai concerti. Ovviamente la seconda opzione è quella più interessante. In scaletta per la prima serata sono previste ben cinque band, ma una coda interminabile alla cassa, ci farà assistere solo alla parte finale dello show acustico dei The Black Room. Nella band di recente formazione, si possono trovare Jacko ex Spititraiser, Ben ex The Sisters Of Mercy e ora in forza nei Night By Night e Daniele Panza dei Achilla. Per quel poco che si è riuscito a sentire della loro proposta, spicca la voce del singer, molto dotato e di chiara matrice alternative/grunge anni 90 , che riesce a permeare di malinconia i pezzi e avvolgerli di una patina a volte retrò, ma sempre efficace. Da risentire anche in chiave elettrica. Dopo di loro è la volta degli attesi e riformati Spiha. Band che manca dai palchi da ben cinque anni, quindi risentirli live è una forte emozione, per chi li segue e stima dagli inizi. Il gruppo è molto in forma e alterna brani nuovi, come l’iniziale “Will You Feel The Same”, con quelli più conosciuti e tratti dai precedenti lavori, come “Planet Horse” e la travolgente “Samurai Of The Sound”, in cui nella versione in studio, alle backing vocal troviamo anche l’amico e compagno di merende Jyrki69 dei connazionali The 69 Eyes. La formazione sembra molto compatta e coesa sul palco e brani come “Blood Rain” e la emozionante “If I Ever Let You Go”, dimostrano quanto di buono già si sapeva sul loro conto.

Dopo di loro, si cambia decisamente sonorità con l’arrivo dei Black Light Discipline, combo proveniente da Kuopio e dalle spiccate similitudini musicali con i Rammstein. Grande show ad effetto il loro, merito dell’indemoniato singer Toni Valha, dotato di una ugola bella potente e precisa.che alterna parti cantate con voce profonda quasi baritonale, ad altre in growl e in screaming, il tutto non rimanendo mai fermo un secondo e facendo roteare i dreadlock a ritmi vertiginosi. Anche il resto del gruppo è sugli scudi, e salvo qualche piccola imperfezione, dovuta a dei problemi tecnici iniziali alla chitarra, non sbaglierà mai un colpo. I brani più riusciti sono sicuramente “Same Story, Different People”, “Tides”, “Aggressor” e “On The Stars” e tutto sembra filare alla perfezione finchè non attaccano l’ultimo pezzo, “The Bitter End” cover dei Placebo, che sebbene è resa ancora  più veloce e piena di ritmiche techno/danzerecce, non si può proprio sentire a livello vocale con i growl del singer decisamente fuori luogo. Piccola caduta di tono, ma per questa volta sono perdonati.

Altro combo d’eccezione quello dei To/Die/For, chiamati all’ultimo minuto in veste di sostituti di Mortiis. Grande concerto il loro, partito in modo un po’ freddino, anche per il fatto che il singer Jape Perätalo continua a rivolgersi al pubblico in finlandese, magari ignorando che quasi la maggioranza dei presenti non è propriamente del posto, finchè un nutrito numero di italiani, inizia ad incitare la band e a scambiare battute con il cantante, tanto che riusciranno a smuovere un po’ la glacialità del singer, che finalmente interagirà in inglese e dedicherà anche ai nostri scalmanati connazionali, un bel po’ di pezzi. Lo show comunque si mantiene su alti livelli e il gruppo toccherà un po’ tutti gli album incisi, passando dal seminale “All Eternity” con “Live In You”, a “Epilogue”, dove verrà tratta “Vale Of Tears”, passando anche per “Jaded” da cui verrà proposto il maggior numero di pezzi come “Dying Embers”, “Too Much Ain’t Enough” e “Anos De Dolor”. A sorpresa si avrà modo anche di sentire una inaspettata cover di Iggy Pop, “Cry For Love”, prima della finale “Wicked Circle” tratta da “Wounds Wide Open”, loro album del 2006.

Inaspettatamente come headliner della serata, vengono scelti gli Iconcrash, nulla da dire riguardo i loro indubbi meriti artistici, ma il fatto che dopo i To/Die/For, la sala quasi si svuota, dovrebbe essere un segnale parecchio chiaro per gli organizzatori, che in più di una edizione, hanno messo i propri gusti personali, davanti a scelte alquanto discutibili. E questo è proprio un peccato perchè il gruppo capitanato da Jaani Peuhu, meriterebbe una maggiore visibilità e di sicuro una presenza maggiore di pubblico. Ad ogni modo da professionisti quali sono, non si lasciano certo intimidire dalle poche anime presenti e danno vita ad un concerto elettrizzante, magnetico, che cattura immediatamente l’attenzione. Si nota subito una sostanziale differenza, tra la band che aveva calcato il medesimo palco un anno fa e quella odierna, c’è un inserimento maggiore, quasi predominante di sintetizzatori e alle volte si stenta a riconoscere il loro trademark di fabbrica. Ma tutto questo non è da prendere assolutamente in modo negativo, in quanto il nuovo corso del gruppo, è più dinamico, più variegato e i nuovi pezzi sono assolutamente di alto livello, come il nuovo singolo, “Delete”, che è stato mixato da Lee Slater (Vaccines, 30 Seconds To Mars, Kyle) negli studi di Londra. Fa sempre comunque piacere riascoltare i pezzi “vecchi”, quali la potente “Strange, Strange Dark Star” e la dolce e suadente “Everlasting”, tratti dal buon album “Enochian Devices”, si spera solo, che la prossima volta, a sentirli ci sia un numero maggiore di presenze.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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