Tradate Iron Fest: Live Report (5 Giugno)

ARKENEMY

Anche per oggi si comincia.

Lo show prende il via con i comaschi Arkenemy, il loro death metal di vecchia scuola colpisce subito nel segno grazie all’impatto dei suoni e all’aggressione continua delle ritmiche.

Un gruppo di fedelissimi si affolla sotto il palco a sostenere la band, ma la lunga giornata è appena all’inizio porta molti a guardarsi intorno ascoltando distratti. La band sembra invece estremamente carica e il loro show si svolge senza cali di tono, sempre sugli scudi a martellare… Onesti e assolutamente a proprio agio in un contesto come quello del festival.

EXCITER

I vecchi leoni canadesi arrivano e non fanno prigionieri! Il loro speed metal, a venticinque anni dall’esordio della band, continua a fare maledettamente male, complice un John Ricci funambolico e un Jaques Belanger in forma smagliante che darà ai pezzi un’interpretazione impeccabile.

La band riserva per il pubblico di Tradate un set incentrato quasi esclusivamente sui grandi classici: si parte con ‘The Dark Command’, per passare attraverso ‘Violence And Force’, ‘Pounding Metal’, ‘Long Live The Loud’ e naturalmente l’anthemica ‘Heavy Metal Maniac’, che i giganti canadesi eseguono per salutare un’audience più che mai coinvolta nel loro spettacolo.

La band propone inoltre un brano nuovo di zecca, ‘Immortal Fear’, che andrà a far parte dell’album di prossima uscita.

Gli amanti della old school possono dormire sonni tranquilli: la track è una coinvolgente scheggia di speed vecchia maniera che sembra arrivare direttamente dagli anni ’80, dinamica e penetrante.

Una grande performance!

ANVIL

La formazione canadese del folle singer e chitarrista Lips suona il suo terzo show in terra italiana e senz’altro l’attesa è molto forte.

I fan del gruppo sono assiepati sotto il palco (e sotto un sole cocente) e quando i nostri iniziano con ‘Mothra’ scoppia la bagarre nel pit.

La storia degli Anvil è molto lunga e fitta di produzioni ed è quindi difficoltoso per i nostri scegliere i pochi pezzi che andranno a comporre la scaletta odierna.

Nonostante i presenti siano più inclini a voler ascoltare il materiale datato Lips and company non vogliono imporre una scaletta frutto di soli deja vu. Viene quindi eseguita ‘White Rhino’, strumentale presente nel penultimo studio album; la proposta di questo pezzo viene condita dall’assolo di batteria di Reiner (unico superstite con Lips della formazione originale). Il pezzo ha un buon tiro e probabilmente resterà quello riuscito meglio perché… qualcosa non quadra in questa esibizione.

Purtroppo il volume, per il singer, è molto basso (o forse Lips si ritrova con poca voce) e le linee vocali non escono per niente; il risultato è un impatto decisamente “moscio” per song che dovrebbero “spaccare” in modo devastante.

‘Forged In Fire’ forse è una delle poche canzoni che si salvano dalla tragedia e riesce ad infondere una buona dose di violenza; al contrario ‘Smoking Green’ e ‘Wind Assassins’ vengono eseguite quasi “in sordina”.

Il finale è tutto per la song storica degli Anvil, ossia ‘Metal On Metal’, che, come afferma Lips, è l’unico genere che egli ha mai suonato e che mai suonerà.

In definitiva, nonostante le dichiarazioni d’amore del leader della band per il festival e l’Italia, va detto che nel complesso questa prestazione è stata abbastanza deludente.

ONKEL TOM

Il filo tra il genio e la follia è molto sottile, un concetto oggi ben evidente durante la performance dell’improbabile progetto thrash/folk di Tom Angelripper.

Il leader dei Sodom non fa altro che divertirsi come un matto riproponendo in chiave thrash metal le canzoni “d’osteria” tedesche…. Inutile? Può essere, ma anche assolutamente divertente.

Il pubblico di Tradate gradisce molto la performance di Tom & C., è tutto un ridere e saltellare, fino ad arrivare ad una amichevole invasione di palco, gradita e sostenuta dalla stessa band. Gli Onkel Tom creano una perfetta atmosfera da Oktober Fest e tutti, noi compresi, sentono l’assoluto bisogno di farsi una birra…

DESTRUCTION

Una perfetta macchina da guerra. I thrash killers Destruction colpiscono l’audience con il un assalto all’arma bianca costruito su un solido riffing e egregiamente sostenuto da una perenne aggressione ritmica.

Si comincia classicamente con ‘Curse Of The Gods’, qualche problema di suono (la chitarra quasi inesistente) viene prontamente risolto e da qui in poi assistiamo ad un’impeccabile esibizione che pesca da gran parte della discografia della storica band tedesca.

‘Nailed To The Cross’ e ‘Thrash Til Death’ a rappresentare un album acclamato come ‘Antichrist’, poi alcuni classici: l’immortale riff di ‘Mad Butcher’, la mitica ‘Life Without Sense’ e ‘Eternal Ban’…

C’è spazio ancora per materiale più recente come ‘The Butcher Strikes Back’ e ‘Metal Discharge’, ma la tensione non cala mai di una virgola.

Siamo alla fine, dedicata a due pezzi straordinariamente violenti come ‘Bestial Invasion’ e ‘Invincible Force’. Schmier mostra come i ripetuti passaggi italiani abbiano avuto il loro effetto, sentirlo esprimersi in italiano (quasi) corretto per incitare i ragazzi davanti allo stage fa un bel effetto, e i presenti reagiscono a modo urlando a squarciagola e battendo le mani.

Tutto perfetto.

DISSECTION

Le polveri alzate dal devastante show del gruppo teutonico lentamente scompaiono, iniziano a calare le tenebre (beh… per modo di dire, visto che sono semplicemente le 19.30!)è giunto il momento per il gruppo più oscuro dell’intero festival di fare la sua salita sul palco; il gelo della Svezia è qui che ci avvinghia con violenza. E’ il turno dei Dissection!

Dopo un soundcheck abbastanza prolungato, giungono on stage acclamati da una folla scalpitante i quattro nordici guidati da un Jon N. particolarmente ‘allegro’ e pronto a mettere tutto a ferro e fuoco.

Purtroppo la missione del carismatico frontman, non viene superata pienamente. Si parte con l’intro dell’intramontabile ‘Storm of the Lights Bane’, per passare subito a ‘Frozen’ dall’ormai lontano ‘The Somberlain’. Qualcosa però non va! I suoni non sono proprio dei migliori e la la lead guiatar continua ad andare e venire, penalizzando non poco la performance del gruppo (soprattutto in un brano come ‘Soulreaper’!) .

La scaletta e molto varia e va ad accontentare un po’ tutti (da ‘Nights Blood’ a ‘Damnation Heaven’ al nuovo singolo ‘Maha Kali’), la prestazione del gruppo come sempre è eccellente, ma il sound generale non risulta proprio convincente.

In generale un show discreto, che avrebbe potuto offrire comunque emozioni maggiori (chi li ha visti qualche mese, lo sa!). Speriamo nella loro prossima calata sul suolo italico! Peccato.

CANDLEMASS

Quando ormai l’ora si fa tarda giungono sul palco del Tradate anche gli oscuri e pesanti Candlemass!

La loro discesa in terra italica era molto attesa ed infatti di fronte al palco sono assiepati in molti, ansiosi di ricevere una buona dose di metallo rallentato e colmo di cadenze funeree.

La seconda reunion del gruppo (decisamente più sentita della prima) ha dato vita ad un nuovo album intitolato semplicemente ‘Candlemass’ ed ovviamente i nostri hanno puntato parecchio sui pezzi del nuovo lavoro.

Va detto inoltre che i nuovi brani dal vivo rendono benissimo e l’inizio dello show, condito dal classico ‘Mirror Mirror’ e dall’opener devastante ‘Black Dwarf’ (tratta appunto da ‘Candlemass’), conquista subito tutti gli astanti.

I cinque svedesi sono più che mai convinti e decisi nel proporre il loro immortale sound e pescano sapientemente fra i pezzi dei primi quattro album intervallando ogni tanto qualche brano del nuovo CD.

Messiah Marcolin, vestito con il classico saio oscuro, si conferma il frotman giusto per questa band e il suo vocione, cavernoso e profondo, interpreta al meglio sia i brani cadenzati ed epici, che quelli più deprimenti.

Gli altri membri del gruppo, completamente vestiti di nero, sono anch’essi elettrizzati da questo nuovo corso e non lesinano energie, compreso il bassista Leif Edling, decisamente ingrassato ma zompettante come un ragazzo sul palco.

Lo show prosegue presentando due nuovi brani di gran livello dall’ultimo ‘Clandlemass’ come ‘Assassin Of The Light’ e ‘Copernicus’ (per quest’ultimo Messiah fa intonare un coro agli astanti), insieme a pezzi storici come ‘Dark Reflections’ e la deprimente ‘Solitude’, giustamente introdotta dal singer come il pezzo che parla della tremenda morte di un uomo rimasto solo.

Mentre i brani scorrono il clima si fa sempre più favorevole allo show dei nostri, in quanto il vento diventa forte ed insistente mentre il cielo si oscura sempre più, creando la miglior cornice al concerto della band doom per eccellenza.

Purtroppo lo spettacolo, seppur sentito e lungo, giunge al termine non lesinando altri classici come ‘Bearer Of Pain’ o ‘At The Gallows End’.

I Candlemass concludono così un concerto entusiasmante che ha fatto la gioia di tutti i doomster e Messiah Marcolin ha giustamente salutato l’Italia con particolare fervore, scandendo anche alcuni frasi in italiano, dovute alla discendenza paterna (il padre è appunto di Venezia).

Nel frattempo il cielo si oscura sempre più facendo presagire una catastrofe imminente…

DIO

Frate Cesare, il simpatico francescano che ha animato tutti i giorni del festival con varie comparsate (dichiarando quanto sia lontana la problematica delle bestie di Satana e i luoghi comuni legati ai metallari da un evento “pulito” come il TIF) è la persona più indicata per presentare un artista che, nonostante i 60 anni di età superati abbondantemente, riesce sempre a stupire ed elettrizzare con la sua musica, Ronnie James Dio.

Il folletto si presenta con una band compatta e dona agli spettatori una lunga set list che naviga nei tre periodi della sua carriera, ossia quella solista, quella con i Black Sabbath e quella con i Rainbow.

Purtroppo va detto che i funesti presagi che si cominciavano a temere durante lo show dei Candlemass si materializzano… il cielo oscuro esplode e inizia un acquazzone tremendo che colpisce spettatori e stand del TIF, creando scompiglio e non pochi disagi.

Disgrazia vuole che il temporale si scateni subito quando viene intonata ‘Killing The Dragon’, pezzo energico e sostenuto che comincia nel migliore dei modi il concerto.

La pioggia fa scappare gran parte del pubblico, che si rifugia sotto gli stand, nell’area ristoro o se ne va direttamente a casa.

Un manipolo di super appassionati però resiste davanti allo stage e permette ai Dio di svolgere il proprio spettacolo di fronte ad una discreta platea.

La scaletta di Ronnie comprende praticamente solo classici, grazie ad una carriera sempre sulla cresta dell’onda e quindi si passa da ‘Holy Diver’ a ‘Sunset Superman’, da ‘Stand Up And Shout’ a ‘Shiver’, senza dimenticare brani storici come ‘We Rock’, ‘Rainbow In The Dark’ e ‘Don’t Talk To Stranger’.

Nel frattempo, come da tradizione anni ’70, viene data possibilità a Simon Wright (batterista) di estasiare il pubblico con un assolo non lunghissimo che riesce a farci apprezzare questo musicista meglio di quanto non emerga dagli album da studio da questi realizzati.

E’ poi anche il turno del periodo Rainbow e i Dio intonano brani immortali come ‘Man On The Silver Mountain’ (forse il pezzo che identifica più di tutti il piccolo ed intramontabile singer), l’epica ‘Stargazer’, l’ammaliante ‘Gates OF Babylon’ e l’inno ‘Long Live Rock’n’Roll’.

Nel frattempo anche Craig Goldy emoziona con un bell’assolo che gli permette di ottenere scroscianti e bagnati applausi.

Nel frattempo, mentre scorre la set list dello spettacolo, la tempesta comincia a calmarsi e sebbene continui a piovere la situazione diventa più vivibile.

Dio non dimentica di certo il periodo Black Sabbath e propone ai suoi fan pezzi quali ‘Heaven And Hell’ e ‘Neon Knights’, che riescono a rinfocolare i cuori dei bagnati astanti.

In conclusione il concerto di Ronnie è stato il degno momento conclusivo di un ottimo festival, ben organizzato e realizzato… e funestato soltanto da un’ultima ora e mezza di acquazzone.

L’appuntamento a questo punto è per l’anno prossimo, sicuri di poter assistere ancora ad un grande spettacolo di heavy metal!

Photo by Federica Lunghi

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login