Tradate Iron Fest: Live Report (3 Giugno)

WILD SIDE

La giornata del Tradate Iron Fest dedicata all’hard rock è inaugurata dai Wild Side, band tricolore che ci propone un rock roccioso e irriverente nel quale confluiscono l’aggressività dei Guns’n’Roses e l’energia degli AC/DC unita a passaggi melodici che molto devono ai Whitesnake.

La band intrattiene piacevolmente il pubblico proponendo una buona mezz’ora di musica divertente e sanguigna, trascinata da un Mr. Newport (il singer della band è di nazionalità inglese) in forma smagliante. La scaletta della band vede un alternarsi tra brani propri (citiamo l’adrenalinica song ‘Wild Side’ che da il nome ai nostri) uniti a una serie di cover molto apprezzate dai presenti: ‘Tie Your Mother Down’ dei Queen, ‘Riff Raff’ e ‘Dyrty Deeds Done Dirt Cheep’ degli AC/DC, ovviamente rivedute dai Wild Side con un tocco di personalità che dona alle song una ulteriore dose di energia.

Dinamici e coinvolgenti, ottimi per cominciare la festa!

FIRETRAILS

C’era una certa attesa prima della performance dei Firetrails di Pino Scotto, un’attesa che non sarà minimamente tradita dal navigato, carismatico e alcolico front man! Pino, storico vocalist dei Vanadium, è un vero animale da palcoscenico, pronto ad animare lo show saltando come un grillo e coinvolgendo la folla con i suoi proclami all’insegna del Rock’n’Roll.

La band ci propone un hard’n’heavy veloce e robusto, come nella migliore tradizione del genere i riff di chitarra “grassi” colpiscono gli astanti, mitigati però da alcuni ricami di tastiera purpleiani. Il repertorio spazia dalle adrenaliniche ‘Wild Fire’ e ‘Too Young To Die’ alla ballad ‘Goin’ On’, per concludersi con una roboante versione di ‘Long Live Rock’n’Roll’.

E’ una musica sincera e suonata con il cuore quella dei Firetrails e di Pino e l’audience se ne accorge subito, rispondendo in modo più che positivo.

Oste! Una birra per tutti! Rock’n’Roll is back!

PINK CREAM 69

Siore e siori, lo spettacolo dei Pink Cream 69 cui andremo ad assistere è fino a questo momento il migliore della giornata, il più coinvolgente sia nei termini delle song proposte, sia nella sinergia che si è creata tra la band e l’audience.

Pescando dalla propria carriera discografica, i Pink Cream 69 intrattengono il pubblico di Tradate spaziando tra le composizioni più eleganti e melodiche e quelle più cariche di energia. Si va da ‘Thunderdome’ alle velocissima ‘Hell’s Gone Crazy’, passando per le più melodiche ‘Lost In Illusion’ e ‘Talk To The Moon’.

Un’ora abbondante in compagnia di una band che si rende in ogni momento accattivante, un sound piacevole e sensuale che diverte e coinvolge tutti.

Per il finale i Pink Cream 69 preparano una sorpresa inaspettata, un medley “Rock And Reggae” tra ‘Lonely’ di Sting e ‘No Woman No Cry’ che vede l’audience sempre più partecipe.

E lo spirito Rock che anima questo Venerdì qui all’Iron Fest si fa sempre più forte, in attesa degli show degli headliner.

AXEL RUDI PELL

Il biondo lungocrinito chitarrista tedesco giunge in terra italiana per la prima volta nella sua carriera con questo show per il TIF. Per i fan italiani della band questo è il momento di ascoltare direttamente una buona dose di Pell sound. Axel non delude scegliendo una set list che riesce a presentare vari periodi della storia della sua carriera solista. Indubbiamente va detto che la formazione attuale è senz’altro la migliore che il chitarrista abbia mai avuto a disposizione.

Johnny Gioeli dimostra anche al pubblico italiano di essere un grandissimo frontman con tutte le doti che un singer hard’n’heavy deve avere: ruvidità, classe, potenza e tecnica.

Mike Terrana è semplicemente un mostro di tecnica e precisione. La miglior dimostrazione di quanto si afferma è l’energico assolo di batteria che il nostro esegue nello stacco centrale di ‘Carousel’. Durante lo stesso assolo viene dato spazio anche a Ferdy Doerberg alle tastiere, che delude molto con un assolo che potremmo definire “di immagine” ma con poca sostanza… troppo spettacolo da quattro soldi e scarsa tecnica; ancor peggio è l’assolo, se così vogliamo definirlo, del bassista Volker, che, prime mover del gruppo, è più che altro un musicista di secondo piano che fa da contorno alle vere armi vincenti del gruppo, ossia il trio Axel/Johnny/Mike.

Come si diceva la set list pesca in tutta la carriera solista dei PelL, cominciando con l’energica accoppiata ‘Tear Down The Wall’ e ‘Nasty Reputation’ che scatena subito il pubblico presente.

Ma i momenti importanti di questo fantastico show sono tanti, a partire dall’energico cadenzatone intitolato ‘Strong As A Rock’ (tratto dall’ultimo studio album ‘Kings And Queens’), che fa saltare il pubblico, passando poi all’energica ‘Fool Fool’, che mette in gran spolvero la band al completo, per finire quindi con la Rainbow-style ‘Kasbah’, che pone in primo piano la tecnica sopraffina di Axel Rudi Pell.

Non mancano momenti acustici e divagazioni classiche per uno spettacolo completo che offre tutto il meglio della classica tradizione hard’n’heavy.

Grande “prima” quindi per la band tedesca che ringrazia soddisfatta e per voce del singer Johhy Gioeli (matador della serata) promette di tornare l’anno prossimo.

GOTTHARD

Gli headliner della seconda serata del TIF, gli svizzeri Gotthard, non suonavano in Italia da 14 anni, e la calda accoglienza del folto pubblico conferma l’affetto che i nostri si sono conquistati negli anni grazie a numerosi brillanti lavori.

Protagonista della set-list è stata l’ultima realizzazione in studio intitolata ‘Lipservice’ di cui Steve (singer) e compagni hanno proposto circa la metà del materiale. Lo show si apre con ‘All We Are’, brano che da subito lascia intendere quali siano le intenzioni del quintetto elvetico per la serata, ossia ritmo e divertimento; poi si passa a ‘Dream On’, pezzo il cui refrain diretto viene intonato da tutti gli astanti.

I Gotthard inoltre non disdegnano di onorare il passato con la cover di ‘Hush’, che ci consegna la band con un gusto che ultimamente riprende molto lo stile del rock primordiale segnato dalle sonorità anni ’70.

Poi è una cascata completamente hard rock melodica che passa dalla furia di ‘Top Of The World’ (tratta dal penultimo ‘Human Zoo’), che scatena il pubblico, sino alla delicatezza ed al romanticismo di ‘I’ve Seen An Angel Cry’: quest’ultimo pezzo si conferma un ottimo richiamo al sound di Brian Adams anche in versione live.

E poi la band esegue di seguito ancora ‘I Wonder’, ‘The Other Side Of Me’ e ‘I’m Alive’, intervallate solo dalla struggente ‘Let It Be’ e uno dei pezzi forti della band, ossia ‘One Life One Soul’ (pezzo tramite il quale il vocalist Steve dichiara apertamente il suo affetto verso i fan).

Dopo essere usciti di scena annunciando una falsa conclusione i Gotthard vengono richiamati a più riprese dal pubblico che intona cori da stadio, sino a quando il singer Steve Lee ritorna sul palco per annunciare l’esecuzione del singolo più riuscito e venduto dai nostri, ossia ‘Heaven’. La versione live del gruppo è perfetta e coinvolgente, calda e diretta e si conclude con il giusto premio per il tastierista Fragile, su cui i riflettori erano puntati durante l’esecuzione del passaggio finale interpretata dal solo pianoforte.

Per concludere presentando in modo più completo il nuovo lavoro in studio ‘Lipservice’ vengono scelte il singolo ‘Lift ‘U’ Up’ (che viene accolto con un inaspettato calore) e la mid tempo ‘Anytime Anywhere’.

Il sigillo conclusivo dello show ci ricorda come una band europea del calibro dei Gotthard abbia optato per un sound tipicamente americano, sia dal punto di vista dello stile che della scelta degli strumenti utilizzati dai musicisti.

Finale con inchino di Leo Leoni (chitarra) e company che promettono di ritornare più frequentemente dalle nostre parti.

Photo by Federica Lunghi

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login