Total Metal Festival 2014: Live Report del Day 2

Ritorna il Total Metal Festival, il più grande metal festival pugliese (o, in generale, del meridione), nelle giornate del 19 e 20 luglio 2014. Noi di Metallus.it siamo riusciti a vivere solo il secondo giorno del festival.

Arrivato alle piscine comunali di Bitonto (vicinissime a Bari) sono le 16:00, si sono già avvicendate numerose band ma il pubblico non è ancora così numeroso. Sarebbe il turno dei texani Aggravator, quando arriva la notizia che la band non è presente e non suonerà. La scaletta, a questo punto, subisce un anticipo di mezzora su tutte le band, rendendo, forse, più frenetici (almeno in questa fase di assestamento) i lavori dietro le quinte, ma contribuendo a confermare l’aria rilassata di cui sopra.

Tocca, comunque, agli abruzzesi Andromeda, che si esibiscono davanti ad un manipolo di coraggiosi che sfidano l’afa estiva. Il resto delle persone presenti, invece, cerca in ogni modo di proteggersi dal sole sfruttando le (poche) zone d’ombra che le piscine comunali di Bitonto offrono.

Durante i concerti, però, i ragazzi ed i volontari della Pubblica Assistenza si adoperano per “innaffiare” gli astanti, fornendo in un certo qual modo refrigerio ai giovani e meno giovani metallari del mezzogiorno, visto che ormai sono le 17.00 ed il pubblico, pur non essendo numeroso, non è più così esiguo, davanti agli israeliani Desert, che forniscono una prestazione convincente, unendo diversi generi e riproponendoli in maniera molto personale.

Sempre in anticipo di mezz’ora (che sia la prima volta in assoluto che succede in un festival?) tocca adesso ai nostrani Rain. E’ sempre un piacere assistere ad un’esibizione della band bolognese, che, oltretutto, viene accolta con affetto dal pubblico che viene ripagato da un’ottima prestazione dei cinque, a cavallo tra pezzi vecchi e nuovi estratti dall’ultimo “Mexican Way”. A suggellare l’ottima prova della band, le gocce vaporizzate di acqua, uscite dell’idrante della Pubblica Assistenza, formano un piccolo arcobaleno esattamente sopra le teste di tutti i presenti, mentre dal palco risuonano le parole del frontman Mantis Le Sin: “Questa domenica non è dedicata al Signore, questa domenica è dedicata al Metal”, rendendo l’atmosfera, se vogliamo, ancor più magica e surreale.

Dopo il consueto e rapido cambio palco, è ora il turno degli Ecnephias, da Potenza, che propone un doom/death di pregevolissima fattura, forte di stacchi inaspettati e intermezzi con chitarra e tastiere a dialogare costantemente. Adesso c’è più gente e, inoltre, allo stand del meet ‘n’ greet, ci sono gli Annihilator che contribuiscono a creare una coda davvero non indifferente.

Dopo essermi reso conto che alle 18.40 circa c’è ancora carta igienica negli ancora pulitissimi bagni chimici di vicino al palco (fatto che mi ha lasciato alquanto sorpreso), ecco che salgono i messicani Domine Nation, quartetto interessante di thrash un po’ old school, ma molto godibile ed articolato. La particolarità della band è che cantano tutti, indistintamente, i vari pezzi, dividendosi le parti vocali. Giovani e parecchio dotati, i Domine Nation ci hanno messo poco a diventare le “mascotte” del Total Metal, col pubblico che apprezza e supporta il combo di Città del Messico.

Sono ormai le 19.40 circa e sul palco si stanno preparando i thrashers newyorkesi Coldsteel, anch’essi orientati verso un thrash old school, con un cantato pulito alla Joey Belladonna prima maniera. I cinque, vestiti come per andare al mare, e col favore di un clima ormai godibile, non lesinano su intrecci di chitarre, assoli complicati ed arrangiamenti cangianti ma sempre potenti, davanti ad un pubblico ormai degno di questo nome. Menzione d’onore per i due giovanissimi chitarristi (come giovane è il resto della band, a parte il cantante Troy Norr, unico superstite della line-up originale) che sfoderano una preparazione tecnica davvero inappuntabile. Alla fine del concerto, band e pubblico sono entrambi molto soddisfatti e questo lo si percepisce anche perché Norr e compagni escono dal backstage per fare foto con gli ormai nuovi fans e regalare poster e autografi.

(Quasi del tutto) Puntuali, come da scaletta, invece, iniziano gli Annihilator. Sono circa le 21.30, il sole è calato, ci si gode un po’ di aria fresca e la lunga pausa tra i Coldsteel ed uno dei due headliner della serata ha giovato non poco a gambe e orecchie di tutti. Si parte con “Smear Campaign”, dall’ultimo lavoro della band (“Feast”, uscito nel 2013), per proseguire con la ben più classica “King Of The Kill”, che, con le sue trascinanti bordate thrash, scatena immediatamente il pogo.

Si prosegue con “No Way Out”, sempre dall’ultima release della band canadese, brano che continua a caricare il pubblico (ormai davvero consistente) e che conferma che Jeff Waters è davvero un istrionico mago della sei corde. Correndo qua e là per il palco mentre si prodiga in assoli tecnici e complicati, nonché cantando all’occorrenza, il virtuoso chitarrista ha già conquistato tutti tenendo, tra l’altro, il palco in un modo che farebbe invidia ad un ventenne.

“Set The World On Fire” e “I Am In Command” continuano il discorso tenendo sempre alta la tensione e facendo sì che il pogo rimanga costante e consistente. Con l’acclamatissima “Alison Hell”, invece, Waters scherza e interagisce col pubblico, facendogli cantare il ritornello prima di tuffarsi in un mare di note che mandano tutti fuori di testa.

Da qui si passa a “Road To Ruin”, “Brain Dance” e “No Zone” trittico di brani datati ma sempre efficenti e distruttivi. La chiusura è, invece, affidata all’ultimo brano della prima release in assoluto della band, ovvero “Human Insecticide” da “Alice In Hell” che pone fine in maniera degna ad un’esibizione davvero sopra le righe, inappuntabile e generosissima. Waters e soci si sono prodigati in un’ora di show, praticamente senza tregue e ad altissimo contenuto adrenalinico e tecnico.

Dopo il consueto cambio palco e rilassamento generale (il sabato deve essere stato davvero devastante, visto che a tratti non sembra di essere ad un festival metal), ecco che sono pronti i secondi (ed ultimi) headliner di questa decima edizione del Total Metal Festival, ovverosia i Moonspell.

Dopo un’introduzione d’atmosfera, il quintetto portoghese irrompe con “Axis Mundi”, opener dell’ultimo e doppio album “Alpha Noir/Omega White”, col mastodontico frontman Fernando Ribeiro che piomba sulla scena in un elmetto che richiama quello degli antichi guerrieri spartani.

Sin da subito il cantante riesce a tenere in pugno il pubblico del TMF, facendo urlare tutti e giocando con gli spettatori, soprattutto su brani come “Opium”, “Awake” (entrambe da “Irreligious” del 1996) o la recente “Love Is Blasphemy”, che assestano il concerto del quintetto lusitano su livelli davvero alti.

“In Nome Du Medo”, cantata in portoghese, e “Vampiria” proseguono una scaletta davvero valida e generosa ma che, però, paragonata a quella del concerto dei co-headliner Annihilator, appare un po’ più statica (anche perchè i generi di appartenenza delle due band sono totalmente diversi…). Il pubblico applaude, canta ed apprezza, però difficilmente si muove (questa è solo una piccola considerazione personale). Arriva, comunque, il momento di “Ataegina” (bonus track della ristampa in digipack del primo disco “Wolfheart”) a far rianimare e saltare gran parte del pubblico, mentre la classiche e trascinanti “Alma Mater” e “Full Moon Madness” chiudono sia l’esibizione dei Moonspell, sia questa decima edizione del Total Metal Festival, ormai una realtà presente e molto ben radicata ed organizzata nel territorio pugliese, lasciando tutti i presenti alquanto soddisfatti, sicuramente stanchi, ma gaudenti dopo una due giorni per nulla indifferente e davvero tanto emozionante.

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