Tom Keifer: Live Report della data di Bologna

Sono passati ben quattro anni dall’ultima volta che il pubblico italiano ha avuto l’opportunità di vedere Tom Keifer esibirsi dalle nostre parti, in quell’occasione, sempre a Bologna con la band madre, i Cinderella, adesso invece in veste solista per promuovere il suo album “The Way Life Goes”, uscito due anni fa.

L’importante ed impegnativo compito di aprire la serata spetta ai Noise Pollution, band del posto attiva già dal 2006 che nel corso degli anni ha avuto modo di farsi le ossa sulle assi aprendo per gruppi prestigiosi come gli Hardcore Superstar, Deathstars e Black Stone Cherry. Il loro è un hard rock roccioso di chiara matrice americana, influenzato però anche da elementi più moderni che arricchiscono il loro sound e li rendono molto particolari. L’inizio del set purtroppo è caratterizzato da alcuni intoppi tecnici e la musica tende a sovrastare la voce di Ame e non si riesce a godere a pieno le composizioni. Fortunatamente dal terzo pezzo in poi tutto viene risolto e il concerto prosegue nel migliore dei modi dando modo alla formazione bolognese di far apprezzare ai convenuti il loro immediato e genuino hard rock.

Ma l’attesa è tutta per il piatto forte: Tom Keifer e la sua band composta da Tony Higbee alla chitarra, Paul Taylor (Winger, Alice Cooper, Steve Perry) alle tastiere, Billy Mercer al basso, Paul Simmons alla batteria e Kendra Chantelle alle percussioni. Il pubblico va in visibilio già da subito con le prime note emesse dalla slide guitar in tipico cowboy style di “Seamstress Blues/Fallin’ Apart At The Seams” seguita da un brano nuovo estratto dall’album solista, la beffarda e catchy “It’s Not Enough”. Ma sono i brani dei Cinderella quelli che riscuotono maggiore consenso a partire dalla cadenzata “Somebody Save Me” e dalla trascinante “Shake Me”, entrambe tratte da “Night Songs” del 1986. Keifer comunque è davvero in ottima forma e fa piacere vedere che i problemi che lo hanno afflitto alle corde vocali finalmente sono un brutto ricordo, anche il resto della band è all’altezza della situazione in particolar modo Higbee e Taylor molto precisi e affiatati tra loro e con il pubblico. Prima della splendida esecuzione di “Heartbreak StationKeifer immortala con il suo telefonino l’entusiasmo della folla per poi condividerlo sui suoi account di Facebook e Twitter e subito dopo introduce “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)” raccontando che di solito questa versione acustica viene eseguita assieme alla moglie Savannah, che purtroppo a causa di un intervento chirurgico ha dovuto rinunciare a seguirlo in tour in Europa, così per farle sentire il calore del pubblico italiano pensa di chiamarla e renderla partecipe di questo magico momento. E possiamo dirlo forte, è davvero un momento molto emozionante e l’esecuzione a dir poco perfetta, da pelle d’oca. Alle volte è proprio vero: basta solo una chitarra, una canzone stupenda come questa e la voce rauca e suadente di Keifer per creare un affresco indelebile nell’anima, pura poesia.

Con la ruggente “Solid Ground” ritorniamo con i piedi per terra, mentre la parte finale dello show ci riserva ancora delle perle come la dolce “Coming Home” e la indiavolata “Shelter Me” che dà la scossa giusta ai presenti ormai completamente conquistati dal cantante americano, prima del bis che vede l’esecuzione di ben due cover “It’s Only Rock’N’Roll (But I Like It) degli Stones e “With A Little Help From My Friends” dei Beatles nella celebre versione di Joe Cocker. A chiudere un concerto a dir poco ineccepibile, sia per esecuzione che per feeling con il pubblico e anche tra la band stessa ci pensa l’immancabile “Gipsy Road” che unisce le varie generazioni di fan, quì presenti sotto l’unica bandiera della buona musica, quella vera fatta con passione e sudore. Va segnalata anche l’umiltà e disponibilità di Keifer e soci che a fine concerto non si sono risparmiati in foto e autografi con i temerari che li hanno attesi fuori al freddo. Rockstar o no, anche da questo si vedono i veri artisti.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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