Thunderlake: Live Report della data di Camugnano (BO)

Il bacino di Suviana è un lago artificiale in mezzo all’Appennino bolognese, vicino al confine con la Toscana, meta ideale per una domenica assolata o una grigliata in compagnia. Ripristinando una tradizione persa negli ultimi anni, il Thunderdrome di Bologna, insieme a Bologna Rock City per la supervisione musicale, ha ripristinato l’usanza del motoraduno. Il secondo fine settimana di luglio, sulle pendici del lago (pieno fino a metà per la manutenzione delle sue pareti), si sono date convegno alcune migliaia di motociclisti, giunti da tutta Italia, Sicilia compresa, ma anche da Regno Unito e Germania, per quello che è tornato ad essere uno dei più grandi motoraduni della nostra penisola. Come accade sempre in queste situazioni, accanto alle ballerine di lap dance e a giochi che starebbero benissimo in ogni oratorio alla moda, come la gara del lancio del copertone o il rally della birra, la musica diventa protagonista di tutte le quattro serate di questo lungo fine settimana. Se il biker medio tende a starsene comodamente seduto a lasciare che la birra coli copiosa sulla barba, quello che si è visto al Thunderlake è stata invece una grande partecipazione di pubblico, soprattutto nella serata di sabato. Non poteva essere altrimenti, dato il ritorno in Italia delle Girlschoool, headliner nella serata di sabato 9 luglio ed evento principale sotto il punto di vista musicale, che, oltre a rimanere piacevolmente sorprese dall’accoglienza calorosa ricevuta, hanno dato vita ad uno show come di consueto divertente e scatenato, sfoggiando un repertorio di classici come “Hit And Run”, “Demolition Boys”, “Emergency” e molti altri. Le Girlschool hanno saputo sfruttare al meglio con il proprio carisma il grande palco messo a disposizione, e alternandosi come sempre al microfono, con un sorriso perennemente appiccicato al viso, hanno dimostrato ancora una volta come il rock fatto bene non conosca limiti di età o di genere.

Tutto questo senza nulla togliere ai gruppi che hanno preceduto l’ingresso in pista delle quattro ragazzine terribili. Cominciano gli Snakebite, in costante miglioramento e sempre disposti a sfoderare la loro grinta su ogni palco, fra le consuete “Sleep When I’m Dead” e “Scary Kitchen”.  Fino a quando i Crying Steel dimostreranno che per loro il palco è la perfetta unione fra tecnica, passione e divertimento, ogni loro show sarà una garanzia di successo. Con una setlist frenetica e fulminea, la storica band consolida il proprio repertorio e sembra ormai lanciatissima verso le registrazioni del prossimo album, che si spera abbiano inizio nell’immediato futuro. Stefano Palmonari è ancora una volta a suo agio nel ruolo di nuovo frontman, forse non elegante ma sempre impeccabile. Il passato che diventa presente a Bologna ha anche un altro nome, Danger Zone. Anche in questo caso si alternano brani tratti da “Line Of Fire” e brani meno recenti, e come già visto nelle esibizioni di quest’anno, c’è ottima sintonia fra il nucleo storico, costituito dalla triade Gigantelli – Priori – Palmieri, e i due nuovi innesti al baso e chitarra. La possibilità di vedere lo spazio antistante al palco, per una volta, decisamente affollato, ha fatto il resto.

Anche chi ha partecipato alla serata di venerdì 8 luglio ha avuto modo di assistere a una serie di concerti di rilievo. Il ruolo di headliner spetta in questo caso ai Muppet Suicide, una tribute band dei Guns andd Roses piuttosto longeva (oltre dieci anni di attività), attenta nel confezionare da sempre uno show molto fedele nei look e nel repertorio proposto, perfettamente in linea con quanto ci si aspetta ad un motoraduno. Prima di loro si esibiscono nell’ordine gli EchoTime, giovane band romagnola con buone potenzialità, per quanto espresse con un repertorio di cover hard rock e metal molto classiche, i bolognesi Noise Pollution, per i quali si preannunciano grosse novità come la pubblicazione di un full length e quella di un video ufficiale, e i Tarchon Fist. La band di Luciano Tattini dimostra ancora una volta come i suoi componenti considerino il palco come loro habitat naturale a tutti gli effetti, coinvolgendo il pubblico nei cori iniziali di “Bad Man Mania” e scendendo a più riprese in mezzo ai presenti, riversando su di loro una tempesta di heavy metal compatto e sincero, guidata da cavalli di battaglia come “Metal Detector” e “Fighters”.

Stando agli organizzatori, il rinato Thunderlake ha portato in giro quasi 7000 persone, non ci sono state lamentele, il servizio d’ordine ha funzionato con efficienza, e la musica, aggiungiamo noi, non è stata solo una colonna sonora ma una protagonista di rilievo. Ecco uno dei motivi per cui aspettare con impazienza la prossima estate e la prossima edizione.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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