Three Days In Rock: Live Report del festival

A vederlo da fuori, non daresti due centesimi al Lab End, locale relativamente nuovo dove si è trasferito il festival Three Days in Rock, che si mimetizza dietro una porta totalmente anonima in una zona appena fuori da Bologna città. A dimostrazione di quanto a volte la prima impressione non sia quella giusta però, l’accoglienza è ottima, quasi da clima famigliare, gli orari del festival vengono sempre rispettati e, soprattutto, l’acustica è davvero ottima. Tutti elementi che rendono godibile al massimo l’ottava edizione di questo festival, da sempre voluto, organizzato e gestito in tutti i suoi aspetti dalla band bolognese dei Tarchon Fist (e quando parliamo di organizzazione vogliamo dire che sono gli stessi membri della band a fare da roadie e ad occuparsi, fra le altre cose, dei cambi palco), che quest’anno, a dispetto del nome, si è articolato lungo due fine settimana per un totale di cinque giorni di attività live. Noi siamo stati presenti a tre di questi, ed ecco cosa abbiamo visto.

Mercoledi 21/10

L’unica serata infrasettimanale del festival è incentrato su band della scena underground bolognese. Si comincia quindi con gli Across The Swarm, che riscaldano subito l’atmosfera con il loro death metal tecnico.

Tocca poi ai Devil’s Disciples, che a dispetto del nome e del look da blackster in pompa magna suonano un heavy metal abbastanza primordiale, più vicino allo stile dei Motörhead e con influenze di vario genere; una sorpresa sotto molti aspetti e uno show gradevole e interessante.

Si chiude con gli Eva Can’t, che sono introdotti sul palco dalla voce di Gassman che declama l’Infinito di Leopardi e propongono un heavy metal complesso, con influenze prog e death e cantato in italiano.

Venerdi 23/10

Purtroppo gli Imago Imperii, che con il loro epic metal avevano il compito di aprire la serata, devono cancellare la loro esibizione all’ultimo momento. Il resto del programma si svolge invece come da programma, e si inizia con i veronesi Dark Ages, che dopo il successo riscosso con il doppio concept album “Teumann” propongono un’esibizione incentrata in buona parte su brani nuovi che andranno nel prossimo lavoro in studio della prog metal band.

I tedeschi Gloryful sono una delle band straniere ospiti di questa edizione del festival, un altro tratto che caratterizza da anni il Three Days In Rock. La band suona un heavy metal di stampo teutonico ed è autrice di un’esibizione davvero magistrale, dinamica e intensa, che conquista tutti i presenti.

Il penultimo giorno di festival si chiude con i Relic, progetto di metal estremo attivo da diversi anni e caratterizzato, oltre che da sonorità oscure e martellanti, da una prima parte dello show ad alto contenuto teatrale, con tanto di ballerine – attrici con trucco insanguinato dalle movenze lente e meccaniche.

Sabato 24/10

Sfidando la lunga strada e i guasti al furgone, dalla Repubblica Ceca arrivano i Porta Inferi, che inaugurano la serata finale del festival infiammando il Lab End con il loro power metal melodico e la loro ottima tenuta di palco.

Si torna in Italia con l’hard rock dei John Dallas, che presentano uno show incentrato quasi totalmente sul loro album uscito da poco e mostrano anche dal vivo le ottime potenzialità mostrate anche su disco.

Il secondo ospite straniero della serata sono gli spagnoli Aria Ignis, che propongono un heavy metal cantato nella loro lingua madre. Lo show è molto curato e pensato apposta per il pubblico italiano, dato che la band propone due momenti curiosi: la cover metal, cantata in spagnolo, di “Laura non c’è” di Nek e una versione, sempre riadattata in versione metal, di “Can You Feel The Love Tonight” dalla colonna sonora del Re Leone.

Si chiude con Lehmann, che ha portato il suo heavy metal di ottima qualità in giro per il mondo ed è tornato nella sua città di origine insieme ai vecchi compagni di avventure nei Neurasthenia e chiude nel modo più degno anche questa edizione del festival.

 

 

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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