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Thrash ‘Till The Death Tour: Live Report della data di Retrobido con Onslaught, Artillery, Chronosphere, Exarsis

Primo appuntamento stagionale a quello che promette di essere un riferimento importante per la scena metal nei prossimi mesi. Il rinnovato Dagda Club ha infatti una nuova sede, che per i più attenti frequentatori di concerti non è così nuova, essendo nella stessa location del vecchio Carlito’s Way, ma soprattutto ha finalmente una dimensione da live club più contenuto che meglio si adatta al target dei concerti programmati. Il posto è bello, l’impianto adeguato e il parcheggio è assicurato… sotto quindi con la cosa più importante, ovvero la musica delle ben quattro band coinvolte nell’evento.

Si comincia con i greci Exarsis, band totalmente devota al thrash vecchia maniera, più vicina alla seconda ondata, ovvero quella più tecnica e violenta. Dopo tre album e con un quarto in arrivo i nostri non possono essere certo considerati delle matricole e infatti lo show portato sul palco è quello di una band ultra-professionale. Come dimostrano brani del calibro di “Toxic Terror” o “Surveillance Society” gli Exarsis sono molto preparati strumentalmente e assolutamente rodati come live band; forniscono infatti una prestazione intensa, dominata da una presenza scenica perfetta e coinvolgente. Eccellenti, con il solito limite di proporre brani molto simili tra loro. Sono comunque questi i dettami dello stile prescelto, quindi… prendere o lasciare.

Più vari e riconoscibili nel songwriting sono invece i Cronosphere… anche se leggermente meno comunicativi a livello di presa live. Anche loro hanno comunque dalla loro una preparazione più che adeguata e sciorinano una dopo l’altra canzoni che hanno il loro evidente riferimento nella scena storica, senza però mancare di aggiungere del loro, soprattutto nella costruzione dei momenti più melodici (molto più presenti rispetto ai “cugini” Exarsis). “Picking Up My Pieces” ha infatti quel tocco di Bay Area, ma anche qualche inflessione armonica che stacca leggermente dal cliché di base. Evidente l’evoluzione nel confronto ad esempio con la più old style “Genetically Determined” (tratta dal primo disco). Lo show si chiude con una curiosa cover strumentale di “Ace Of Spades”, cantata dal pubblico a causa di un imprevisto problema al microfono. Bravi anche loro!

Gli Artillery sono da me la band più attesa della serata, visto anche il rientro in formazione per il tour di un cantante molto dotato come Soren Adamsen. Va subito detto che l’effetto band messa insieme per la turné si nota abbastanza, soprattutto rispetto ai ben più smaliziati headliner, ma gli Artillery hanno dalla loro quello che la maggior parte delle altre band non hanno, ovvero delle canzoni bellissime e assolutamente personali nello stile. Si passa quindi con agilità da brani recentissimi come “In Defiance Of Conformity” o “Live By The Schyte” ad altri impregnati di storia come “The Challenge” e “In The Trash”. Proprio nell’ottica del festeggiare i trent’anni di un album fondamentale come “Terror Squad” la band dei due fratelli Stützer pesca dalla scaletta di quel disco molti dei brani per al serata. Comunque è stata molto gradita dai fan presenti anche l’idea di ripescare una canzone splendida come “Khomaniac” dal bellissimo “By Inheritance”. Proprio con la titel track del citato “Terror Squad” si chiude una performance anch’essa largamente positiva.

Per gli Onslaught vale una solo definizione: sono la perfetta macchina da guerra del thrash metal! Pur non avendo mai avuto l’originalità del songwriting delle migliori band del genere, questi musicisti britannici hanno comunque saputo portare avanti il verbo in modo impeccabile e quando si tratta di salire sul palco e spaccare tutto, sono in pochi quelli che possono stare loro dietro. In questo particolare tour poi hanno deciso di riproporre per intero il loro vecchio classico “The Force”, che rimane probabilmente l’album più amato dai fan e che viene qui suonato in perfetta sequenza, dal primo all’ultimo brano. L’effetto è assicurato e il pubblico presente si dimostra totalmente entusiasta. Non potrebbe essere altrimenti, visto quanta energia Sy Keeler e soci riescono a trasmettere. Chiusa la parentesi celebrativa arrivano i brani più recenti, ma l’intensità non cala minimamente… con “Killing Peace” e “66’Fucking’6” ad agitare gli animi senza sosta. Sul finale torna la classicissima “Onslaught (Power From Hell)” e, a conclusione, il tributo agli inizio punk-hardcore di “Thermonuclear Devastation”. Si chiude così quella che può essere definita come la serata perfetta per gli amanti del thrash. Se il buon giorno si vede dal mattino è probabile che questa location porterà ancora molte soddisfazioni agli amanti della musica. Stay tuned!

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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