Therapy?: Live Report della data di Romagnano Sesia

Il Rock’n’Roll Arena di Romagnano Sesia è una delle tre location per la calata italica degli irlandesi Therapy?, che dopo ben 23 anni di carriera non sembrano ancora sazi di palchi, rumore e sudore.

In attesa della loro esibizione scaldano gli animi dapprima i validi Eva’s Milk, bel terzetto in bilico fra i Nirvana più acidi e i Melvins meno convulsi, che riesce a produrre un muro di suono saturo e denso, senza però dimenticare il giusto feeling melodico. Mentre il locale seguita lentamente a riempirsi, gli Eva’s Milk cedono il posto ai Malastrana, interpreti di un crossover italiano alquanto carico e a tratti eccessivamente barocco e bombastico, di certo non molto affine alla ruvida essenzialità dei Therapy?.

Finita l’esibizione degli emiliani, comunque competenti e professionali nel tenere il palco, arriva finalmente l’ora di Cairns e soci. Lasciatisi definitivamente alle spalle i clamori da next-big-thing europea metà anni ’90 (per altro ampiamente meritati) del periodo “Troublegum”-”Infernal Love”, i tre working class heroes nord-irlandesi (elegantissimi in giacca e cravatta) partono a fuoco con una bellissima “Isolation” (Joy Division) che incendia non poco il pubblico del Rock’n’Roll Arena.

La performance di Andy, Michael McKeegan al basso e di Neil Cooper alle pelli riesce a trasmettere tutta l’immediata fisicità e l’urgenza espressiva tipica delle loro composizioni, in cui il germe del noise non è mai del tutto scomparso, e si traduce in una scelta e varietà di suoni davvero impressionante. La scaletta si muove con agilità lungo i loro 13 album, saccheggiando a man bassa il bestseller “Troublegum” e l’ultimo “A Brief Crack Of Light” (bellissime soprattutto “Living In The Shadow Of The Terrible Thing”, “Get Your Dead Hand off My Shoulder”).

Stagionati dall’esperienza e dalla loro passione, i Therapy? sono sempre e comunque animali da palcoscenico, e i brevi intermezzi di Cairns tra una canzone e l’altra strappano sempre un sorriso e una riflessione, come ad esempio “Die Laughing”, dedicata a Cobain e Amy Winehouse.

Ovviamente i grandi classici della band (“Teethgrinder”, “Stories”, “Screamager”, “Nowhere”) riescono a scatenare un bel pogo sotto il palco, con ritornelli cantati a pieni polmoni dagli aficionados (cfr: “Potato Junkie”: James Joyce is fucking my sister), mentre McKeegan e Cairns si sbattono e saltano come due freschi ventenni. Un piacere per gli occhi e per l’udito, al quale però è inevitabile associare una riflessione sulla personale parabola artistica di una band che, arrivata a vendere un milione di copie a disco (“Troublegum”) e ad avere di spalla gruppi come Skunk Anansie, ora si trova in ben altro contesto e situazione.

Un segno dei tempi, indubbiamente, che non ha però scalfito lo spirito libero e genuinamente indie sotto il quale sono nati i Therapy?, nel lontano 1989. Attitudine che è lo stesso frontman a ribadire, citando il mitico Neil Young (che fra l’altro oggi, 12 novembre, compie gli anni): “Hey hey, my my. Rock and roll can never die”. Concerto esaltante, ottimi suoni, band impeccabile e tanto divertimento. La giusta terapia per il fine settimana.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. dani

    Ma non ho capito, ti son piaciuti di più gli Eva’s milk dei Malastrana??? Mah… cmq grandi Therapy?

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    • Alekos Capelli

      Sì, personalmente ho gradito nettamente di più il sound degli Eva’s Milk, rispetto ai Malastrana…
      Concordo, grandissimi Therapy, massimo rispetto.

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  2. dani

    ma non ti sono sembrati poco originali?
    io ho preferito i malastrana sia per come sono stati sul palco, molto professionali e molto band, sia per le canzoni molto strutturate. gli eva’s milk mi sono sembrati un po’ troppo improvvisati mi ricordavano i concerti durante l’occupazione del liceo…
    comunque grazie del confronto!

    Reply
    • Alekos Capelli

      Sono sicuramente due band molto diverse, sia come sound che come approccio. Credo che la proposta dei Malastrana sia di per se più trasversale e alla ricerca di una propria interpretazione del termine crossover. Però mi è sembrata un’originalità a volte esasperata, mentre gli Eva’s Milk, per quanto sicuramente più tradizionali e old-style, mi hanno dato l’impressione di maggior naturalezza e libertà. In ogni caso un bel riscaldamento per i Therapy, direi! 😉

      Reply (in reply to dani)

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