The Who: Foto e Live Report della data di Casalecchio di Reno (BO)

Un evento imperdibile per ogni amante del rock che va oltre ogni categoria ed ogni etichetta: stasera suonano The Who per celebrare il cinquantesimo anno di attività. Cinquant’anni, segnati da alterne fortune ma comunque sempre vissuti da punto di riferimento: sono rimasti “soltanto” Roger Daltrey e Pete Townshend, due leggende della musica, ahimè che non possono più contare sull’apporto di Keith Moon e di John Entwistle, le cui gesta riguardanti la vita e la dipartita sono famose e non devono di certo essere ricordate in questa sede.

All’apertura dei cancelli presso la Unipol Arena di Casalecchio (Bologna) il pubblico è già ben nutrito e si procederà verso il “tutto esaurito” per quanto riguarda il parterre (piccola polemica: perchè far comprare i biglietti in tribuna a prezzo inferiore salvo poi lasciare accesso libero al succitato parterre?): apertura affidata agli Slydigs, band proveniente da Warrington (UK, of course) che ha all’attivo nel proprio palmares due EP e che riesce a coinvolgere i presenti in attesa del piatto forte della serata grazie a d un rock chitarristico e sanguigno, corroborato dall’amplificazione “seria” e dalla parte visuale del palco che non è stata di certo limitata più di tanto nonostante si tratti di un gruppo di supporto.

L’attesa è carica di aspettative, vibrante nell’aria e si può notare il pubblico variegato che stasera assiepa la venue: si va da giovincelli imberbi ad attempati drappelli di amanti del rock e questa è una delle cose più belle alle quali si può assistere a un concerto. Il cambio palco viene scandito -come in precedenza è successo prima del gruppo spalla- da immagini in alta qualità sul fondo del palco dove si possono leggere aneddoti interessanti, caratteristiche tecniche dello show, ringraziamenti a tutti quelli “dietro le quinte” e un bellissimo invito a non fumare durante il concerto per evitare di esacerbare un’allergia di Sir Daltrey che lo porterebbe ad interrompere l’esibizione quanto piuttosto a mangiarsi una fetta di space cake, se proprio non si può fare a meno di “fumo”(altra bella slide è quella con su scritto “Restate Calmi, Arrivano Gli Who”).

Con un rispetto dell’orario quasi elvetico si spengono le luci e salgono in pedana i musici: Simon Townshend (fratello di “quello là”) alla chitarra, Zak Starkey (figlio di tale Ringo Starr) alla batteria, il grandissimo Pino Palaldino al basso, ben tre tastieristi (Loren Gold, John Corey e Frank Simes) ed infine loro, le due icone, i sopravvissuti Roger Daltrey e Pete Townshend, veri e propri miti viventi di questo genere. La partenza con “I Can’t Explain” fa saltare e cantare tutti, come del resto sarà per le due ore del concerto che seguiranno: rock lineare, diretto, senza tutti quegli orpelli che negli anni sono riusciti ad infestare un genere puro e selvatico come questo. Un tiro da paura, supportato dalle belle immagini che scorrono dietro (quanta gioventù…) fra mods, guerre, sommosse, acidi, concerti e quel pelo di computer grafica per rendere il tutto più attuale: “Tommy” e “Quadrophenia” sono gli album più saccheggiati per la scaletta ma sinceramente tutti questi 21 pezzi suonati con passione riescono ad incendiare qualsiasi platea. La resa sonora è ottima e la voce di Roger Daltrey, negli ultimi anni sempre la grande incognita volta per volta, regge abbastanza bene e anche quando ha qualche lieve calo (parliamo di un “over 70”) viene tutto recuperato con del mestiere, certamente in possesso dei due istrioni: da parte sua il buon Pete non si tiene di certo e fra una delle sue classiche mosse col braccio destro sulla chitarra e una pulizia esecutiva invidiabile si passa attraverso “My Generation”, “Behind Blue Eyes” (sempre da brividi), “Pinball Wizard” fino ad arrivare alle finali “Baba O’ Riley” e “Won’t Get Fooled Again” che da sole valgono discografie intere di gruppi ben più considerati oggigiorno.

Una vera festa del Rock, quallo con la “R” maiuscola, che è ancora in grado di unire generazioni diverse, per chi crede ancora che possa servire a qualcosa e che abbia uno dei più grandi poteri che ancora rimane alle masse ma che, alla fine, è pur sempre anche divertimento: peccato per chi non ha potuto assistere allo spettacolo guidato da questi due terribili vecchietti…

Setlist:

01. I Can’t Explain
02. The Seeker
03. Who Are You
04. The Kids Are Alright
05. I Can See For Miles
06. My generation
07. Behind Blue Eyes
08. Bargain
09. Join Together
10. You Better You Bet
11. 5:15
12. I’m One
13. The Rock
14. Love, Reign O’er Me
15. Eminence Front
16. Amazing Journey / Sparks
17. The Acid Queen
18. Pinball Wizard
19. See Me, Feel Me
20. Baba O’Riley
21. Won’t Get Fooled Again

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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