The Quireboys: Live Report e foto della data di Arbizzano (VR)

Ci sono band che evitano accuratamente l’Italia durante i loro tour e ce ne sono altre che invece non perdono occasione per farci una scappata. Oltre agli Hardcore Superstar, primo nome che viene in mente quando si pensa a questa seconda categoria di musicisti, un’altra band a cui pensare sono i The Quireboys. Da tempo infatti Spike e compagni percorrono le strade del nostro Paese con i loro tour,  e rivederli dal vivo è un po’ come ritrovare una combriccola di vecchi amici, che dicono un po’ sempre le stesse cose ma con cui ci si diverte allo stesso modo. L’occasione di questo tour è ancora più speciale se si considera che si tratta di un tour acustico, dove la band si presenta in formazione ridotta, senzza basso e batteria, e in un contesto più intimo, che si confà perfettamente al modo di essere della band britannica.

Ad aprire la serata ci pensano i Bullfrog, trio hard blues di casa che per l’occasione sfoggia a sua volta una particolare veste acustica; la formazione mantiuene la batteria, e sarà l’unica della serata ad utilizzarla, e in più aggiunge la collaborazione di un armonicista e suonatore di banjo. I brani del repertorio della band, oltre vent’anni di carriera e quattro album alle spalle, escono rinvigoriti da questa veste acustica, e danno una buona spinta a quello che potrebbe essere un nuovo corso, parallelo a quello già esistente, nella carriera di questi tre musicisti di grande esperienza.

Tocca poi agli Acid Muffin, band romana che ha il compito di accompagnare i The Quireboys per tutte le date del loro tour italiano. Anche per loro un contesto unplugged, con due chitarre e basso acustico, e una carrellata di brani inediti rivisti in quest’ottica. Nulla da eccepire anche per loro, a parte il fatto che forse il genere della band si discosta un po’ da quello degli headliner ed è orientato, più che verso il rock classico, su un rock anni ’90 con influenze grunge e riferimenti a bannd come Pearl Jam e Soundgarden. A parte questo comunque, si apprezza lo sforzo di adeguare i propri brani al contesto.

I Quireboys sono una di quelle band che risultano efficaci sia in un contesto elettrico che in acustico. Anzi, il loro stile è tale per cui è difficile dire se sia meglio una situazione rispetto a un’altra. La band ha dichiarato esplicitamente il fatto di essere a proprio agio in questa versione anche con l’ultimo lavoro, “St Cecilia And The Gypsy Soul”, dove su quattro parti, due sono interamente unplugged e uno di questi è a sua volta un live. Anzi, la setlist della serata ripropone abbastanza fedelmente la scaletta di quel live acustico, per cui si inizia con “There She Goes Again” e si continua con altri pezzi che abbiamo già sentito molte volte dal vivo, come “Roses And Rings“, “Mona Lisa Smiled” e “Devil Of A Man“, con l’aggiunta di altri brani appartenenti alla discografia più recente della band, come “Beautiful Creatures“, per arrivare gloriosamente ai pezzi più noti degli oltre 25 anni di carriera, le immancabili “7 O’ Clock“, e nei bis “I Don’t Love You Anymore” e “Sex Party“. In pratica, fra i pezzi più noti dei Quireboys, manca solo “Hey You“. Giacca gessata, garofano all’occhiello e immancabile bandana, Spike è il solito mmattatore della serata, amabile e scherzoso con gli altri membri della band, sempre protagonista ma mai unico attore della rappresentazione. Ottimi anche i due chitarristi, Guy Griffin e Paul Guerin, elementi fondamentali per la buona riuscita di questo live acustico insieme al tastierista Keith Weir che ha saputo dare un ritmo costane a tutti i brani. Forse non il concerto più lungo dei Quireboys a cui abbiamo assistito in questi anni, ma di sicuro uno dei più intensi, dei più caratteristici e dei più significativi per quanto riguarda lo spirito di questa grande band.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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