The Pineapple Thief: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

Nell’accingermi a scrivere questo report mi sommergono sensazioni ed emozioni contrastanti!

Da un lato la vera e propria felicità per essere tornato ad assaporare musica dal vivo dopo due anni che hanno, in maniera più o meno lieve, le nostre esistenze e la felicità nel veder riaprire location come il Live Music che hanno resistito in periodo di pandemia e rispartono con rinnovato entusiasmo; dall’altro questi due anni non possono essere cancellati semplicemente presentandosi sotto un palco e inoltre proprio nella notte del concerto abbiamo assistito all’insensato attacco all’Ucraina per un’azione militare che non avremmo mai ritenuto possibile nel 2022, soprattutto in Europa.

Le strane sensazioni e coincidenze non finiscono quando mi sovviene che esattamente 3 anni fa avevo assistito all’esibizione proprio dei Pineapple Thief a Milano e ritrovo la formazione inglese (una delle poche che ha confermato il tour europeo in questo periodo) nello splendido stato di forma del 2019. Partendo da chi ha avuto l’onere di aprire la serata, vale a dire i Trope, non riesco a dare un giudizio completo perchè appena giunto al locale e soprattutto perchè mi aspettavo di trovarmi di fronte la band al
completo e non la versione edulcorata a duo. Il loro alternative di chiara impostazione Tool, che peraltro non ha incontrato in toto il mio gusto, perde d’incisività in questa veste anche se il folto pubblico presente a Trezzo Sull’Adda pare apprezzare ed accoglie calorosamente i due musicisti.

Dopo un velocissimo reset del palco ecco partire “Versions Of The Truth” pezzo che da il titolo all’ultimo album della band di Bruce Soord e che non aveva avuto alcuna promozione dal vivo a causa dell’avvento Covid.

Avendo assistito allo splendido show in streaming “Nothing But The Truth” avevo aspettative molto alte riguardo all’esibizione di un gruppo che con l’innesto del drummer extraordinaire Gavin Harrison sta vivendo una terza vita artistica di spessore assoluto; se la prima vedeva il solo Soord dietro al monicker (un po’ come successo per gli esordi di Steven Wilson nei Porcupine Tree), la seconda con uno svariato numero di album molto buoni e quest’ultima che parte con “Your Wilderness” ed è stato un vero e proprio switch in termini qualitativi.

Tornando al concerto si potrebbero riprendere esattamente le parole del mio precedente report, dato che la perizia tecnica mista alla malinconia ed alla poetica dell’alternative prog dei Pineapple Thief è immutata, anzi forse ancor più consapevole; insieme ad alcune nuove aggiunte in scaletta come il capolavoro “Our Mire”, “Driving Like Maniacs” e “Break It All” o il restyling di “Give It Back” tratta da “All The Wars” (e che farà parte di un nuovo album in uscita a maggio con lo stesso titolo formato da rivisitazioni di pezzi precedenti) ritroviamo classici che difficilmente usciranno dalle esibizioni dal vivo dei nostri.

Via quindi a delle ottime versioni di “In Exile”, “No Man’s Land”, “White Mist” ed una scoppiettante “Nothing At Best” in chiusura con il pubblico ad applaudire per svariati minuti in segno d’apprezzamento; come sempre un concerto non è top se la resa sonora non è altrettanto di livello quindi facciamo ancora una volta i complimenti alla resa audio del Live Club, al cui staff auguriamo di non dover più fermarsi sperando che il carrozzone dei tour riparta in maniera ufficiale senza più arrestarsi.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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  1. Emanuele

    Albe sempre sul pezzo e ottimo recensore… Evviva il ritorno al live!

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