The Pineapple Thief: Live Report della data di Milano

Se è pur vero che siamo solo a febbraio e quindi ci sarà modo di approfondire il discorso live report nei mesi a venire, sono pressoché sicuro che lo show al quale ho assistito in un Santeria Social Club sold out finirà nella mia personale top 5 perché poche volte ho potuto trovare un equilibrio così bilanciato tra poeticità, tecnica e pathos.

Il tutto sembra mettersi al meglio già da inizio serata: parcheggio vicino al locale, nessuna coda al guardaroba e cordialità del personale in servizio! Ci pensano poi i magnetici O.R.k autori del recentissimo “Ramagehead” a scaldare la platea ma non ce n’era bisogno visto l’alta aspettativa al cospetto di musicisti di tale calibro; il possente Pat Mastelotto violenta il suo drumkit girato verso i suoi compagni e spinge insieme alla classe di Colin Edwin una scaletta davvero intensa, resa ancor più tale grazie alla viscerale voce di LEF e dalla ruvida chitarra di Carmelo Pipitone.

I pezzi del nuovo album funzionano egregiamente: “Time Corroded”, “Signals Erased”, “Kneel To Nothing” e quella “Black Blooms” che vede Pipitone fare le veci di  Serj Tankian alla voce… ben più di un antipasto!!!

Un controllo del palco preciso in ogni particolare fa da preludio all’esibizione dei Pineapple Thief e dalla perfezione di suono scaturita mai controlli furono più adatti! Era la prima volta che assistevo ad un concerto al Santeria ma devo dire che la pulizia dell’output è stata encomiabile e se proprio dovessi trovare il pelo nell’uovo il volume della seconda chitarra era un po’ bassa nei primi pezzi.

La scaletta degli inglesi è stata perlopiù incentrata sullo splendido “Dissolution” e i due album precedenti con solo qualche estratto da “Someone Here Is Missing”, “Variations On A Dream” e “Little Man”; inoltre, essendo la quarta volta che mi trovavo al cospetto degli inglesi non posso non sottolineare il salto qualitativo che gli ha fatto compiere Gavin Harrison, come già testimoniato nel Blu-ray “Where We Stood”.

Davvero difficile scegliere il momento migliore in un’esibizione inappuntabile; personalmente i momenti topici del loro delicato alternative/prog sono stati “Threatening War”, “No Man’s Land”, “3000 Days”, “White Mist”, “Nothing At Best” (in una versione pazzesca) e “The Final Thing On My Mind” eseguita nei bis.

Bruce Soord e Jon Sykes sono parsi decisamente colpiti dal trasporto del pubblico milanese e dobbiamo sottolineare anche la perizia del chitarrista session George Marios; discorso a parte (come in altri svariati report dell’epoca Porcupine Tree) per Gavin Harrison che ha messo in scena il solito trattato di batteria senza la minima sbavatura con buona pace dei tanti ottimi batteristi del rock world che possiamo avere il piacere di ascoltare in giro.

La classica serata da incorniciare… grazie per averla resa tale Pineapple Thief!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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