The Offspring – Pennywise: Live report del Punk Rock Summer Nationals di Milano

La settimana milanese inizia con il botto, infatti lunedì 13 giugno lil Market Sound ha visto susseguirsi sul palco Good Riddance, Pennywise e The Offspring.

L’attesa è stata tanta fin da subito, così come le aspettative che sono state in buona parte deluse da una organizzazione decisamente non eccezionale e che ha visto numerose ed importanti lacune.

Purtroppo è mancata fondamentalmente una cosa: la sicurezza.

Sono circa le 19.00 quando riusciamo a parcheggiare nei pressi della location, già congestionata da una importante e crescente fila animata da bagarini e posteggiatori abusivi, più o meno invadenti. Dopo aver inquadrato la situazione ed esserci accertati che vi è un’unica fila che accomuna chi ha il biglietto, chi lo deve ritirare e chi, come noi, è in accredito, decidiamo di affrontare la situazione e metterci in coda.

La ressa ai concerti c’è sempre e sempre ci sarà, ma non deve certamente accadere che una persona faccia più di un’ora di fila perdendosi, come i sottoscritti, il 95% della performance dei Good Riddance. Ci sarebbe piaciuto moltissimo gustarci il loro live, ma poiché nessuno è stato in grado di far defluire in maniera normale gli ingressi, abbiamo potuto ascoltare solamente il rumore di vetri rotti di chi, già pesantemente alterato, ha deciso di giocare con le bottiglie vuote e i clacson di chi è dovuto passare in mezzo alle persone e ai paninari per entrare nel parcheggio.

Con un notevole e crescente nervosismo riesciamo finalmente ad entrare nell’area concerti e, prima ancora di renderci conto che i Good Riddance hanno quasi terminato il loro show, notiamo come il pubblico sia praticamente libero di entrare con borse e zaini con il risultato che nel corso della serata abbiamo visto entrare persone, tra cui alcune fortemente alterate e particolarmente moleste, in compagnia di bottiglie di vetro, taniche di vino e sedie pieghevoli. Sarebbe doveroso aprire una parentesi sul numero insignificante di bagni rispetto alla quantità di persone, ma a questo punto preferiamo entrare nel vivo del report.

 

 

 

Andando oltre a queste italianate che purtroppo non fanno che peggiorare la nomea che il nostro paese si porta, finalmente ci posiziono nei pressi del palco pronti per ascoltare i Pennywise non più con la voce di Zoli Téglàs, preso in prestito dagli Ignite, ma con l’autorevole frontman Jim Lindberg. Sono circa le 21 quando fanno il loro ingresso Jim, Fletcher & co. accompagnati dalle urla del pubblico che, partecipe dall’inizio alla fine, inizia a cantare e a pogare sulle note di “Paceful Day”.

I suoni sono ottimi così come la performance dei Pennywise, da subito concitata, vivace, adrenalinica e che mira a scaldare un pubblico sempre più corposo e movimentato. La setlist, eseguita molto velocemente a causa del timing, premia fan nostalgici e non con l’esecuzione di pezzi fondamentali quali “My Own Country”, “Same Old Story”, la cover di “Fight For Your Right”, scelta non casuale visti i tempi e che omaggia i Beastie Boys, e “Pennywise”.

Jim coinvolge qua e là gli astanti abbozzando qualche parola in italiano ed accertandosi sulle condizioni del pogo, ormai costante e tra il quale fa capolino la testa di un’unicorno, prima di riprendendere fiato e lanciarsi su “Society”, su cui innumerevoli persone hanno fatto stage diving, “Fuck Authority”, inno generazionale e che ha unito i presenti in un unico ed emozionate coro, e la tanto attesa e desiderata “Bro Hymn”.

In un momento storico in cui il tg pone di fronte a notizie di cronaca disarmanti legate al sociale e alle morti durante un live, fa specie sentire “Bro Hymn” dal vivo e fa ancora più specie vedere una parte del pubblico cantare con le lacrime agli occhi. La location non ha reso possibile la salita di fan sul palco durante il pezzo, ma ciò non ha tolto la magia e la malinconia legate a questa canzone.

 

 

 

Passa circa mezz’ora prima che gli Offspring salgano on stage, trenta minuti in cui la location raggiunge la sue capienza massima unendo vecchie e nuove generazioni.

“You’re Gonna Go Far, Kid” dà il via alla performance che, ahinoi, mette subito in luce alcune imprecisioni da spartire fra la voce di Dexter Holland, leggermente senza fiato, e i suoni, mal calibrati e che in più punti hanno impastato strumenti e voce.

L’atmosfera, concitata nella performance precedente, qui si fa distesa e gioviale, unendo veterani e giovanissimi in cori continui che copriranno le svariate imprecisioni canore. La scaletta, studiata ad hoc per il pubblico italiano, è uno snocciolare continuo di vecchi successi e grandi hit che omaggia più i dischi del passato rispetto alle ultime produzioni.

La vivacità dei pezzi ha compensato l’interazione scarsa che la band ha avuto con il pubblico. Per quanto ad un concerto il punto focale sia ascoltare le proprie canzoni preferite, troviamo che sia importante mantenere un buon filo conduttore con il pubblico, che è lo stesso che permette a Dexter & co. di avere una solidissima carriera sin dagli anni ’90.

“Come Out And Play”, pezzo che ha avuto un enorme successo in Italia, ha dato il via ad una lunga serie di pogo che ha messo a dura prova la security. “Cool To Hate”, tratta dall’album “Ixnay On The Hombre” del 1997, strizza l’occhio a chi segue la band fin dalle origini, facendo fare un salto nel passato di quasi vent’anni con una grinta che, malgrado qualche sbavatura, è rimasta inalterata nel tempo. Un live non è fatto solo di momenti concitati, ma anche di pause e i brani acustici “Kristy, Are You Doing Okay?” e “Why Don’t You Get A Job?” ne sono la dimostrazione. La calma dura poco perché è solo questione di un rapido cambio di strumenti prima che parta l’attesissima “All I Want”, che riesce a far saltare anche i più cauti e far perdere gli ultimi toni di voce a chi ha cantato fin dall’inizio.
“Pretty Fly (For A White Guy)” è un bel flashback per chi, come la sottoscritta, era quasi adolescente in quegli anni e ha vissuto i tempi d’oro della musica in Italia e dell’Heineken Jammin’ Festival che usò il pezzo come jingle pubblicitario.

Il tempo scorre e dopo un brevissimo encore si giunge alle battute finali con “Americana” e “Self Esteem” che concludono con eccellenza questo mini festival. Le opinioni post concerto sono tante e abbiamo potuto ascoltare giudizi carichi di entusiasmo di chi ha presenziato solo per gli Offspring ed altri più cauti sugli headliner ma completamente entusiasti dei supporter.

Personalmente ci saremmo aspettati qualcosa di più dagli Offspring e avremmo nettamente preferito ascoltare una scaletta meno classica unita ad una interazione maggiore. Sarà per il prossimo live, nella speranza che organizzazione ed headliner svolgano meglio il loro compito!

SETLIST PENNYWISE:

Peaceful Day
Rules
My Own Country
Something To Change
Perfect People
My Own Way
Same Old Story
Living For Today
Fight For Your Right (Beastie Boys cover)
Pennywise
Straight Ahead
Society
Fuck Authority
Alien
Stand By Me (Ben E. King cover)
Bro Hymn

SETLIST OFFSPRING

You’re Gonna Go Far, Kid
Want You Bad
Come Out And Play
Coming For You
Hit That
Have You Ever
Staring At The Sun
Cool To Hate
Bad Habit
Gotta Get Away
Gone Away
Kristy, Are You Doing Okay?
Why Don’t You Get A Job?
All I Want
(Can’t Get My) Head Around You
Pretty Fly (For A White Guy)
The Kid’s Aren’t Alright
Americana
Self Esteem

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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