The Offspring: Live Report e foto della data di Padova

È ormai dal 1990 che lo Sherwood Festival permette agli italiani di poter ascoltare dal vivo i più svariati artisti, internazionali e non. La lunga durata, con numerose date nel corso dei mesi di giugno e luglio, è di sicuro uno dei suoi pregi, riuscendo a coprire gran parte del calendario estivo in termini di eventi. Ma è soprattutto un altro aspetto, che mi ha permesso di apprezzare la giornata a cui ho partecipato ancora di più: l’assenza della valuta Token! Introdotti solo negli ultimi anni dai festival più grandi, come I-Days e Firenze Rocks, stanno rendendo sempre più insostenibili i costi per sopravvivere alla musica live: acqua a 3€ e birra quasi a 10€, non si può proprio vedere. Quindi mi rasserena che realtà come questa esistano ancora e vadano avanti, proponendo qualità nei vari bill e prezzi civili per abbeveraggio e cibo.

Vogliamo parlare della serata?

L’organizzazione non è riuscita portare sul palco il poker vincente della serata precedente di Milano, escludendo i Punkreas dalla giornata, ma i pezzi grossi erano tutti presenti.

Chi ascolta punk non può non aver mai sentito parlare degli Anti-Flag, dei Lagwagon e soprattutto dei ben più famosi The Offspring. Una serata dedicata al genere, insomma. La risposta è stata ovvia: lo spazio dello Sherwood riempito.

ANTI-FLAG

Lo show è iniziato con gli Anti-Flag, con una partenza che di più caricanti non si poteva chiedere: hanno incitato il pubblico facendogli fare cori, simboli di pace (in contrapposizione a quello che attualmente stiamo vivendo), incitando poghi e circle pit.

La band era carica di un’energia che non si vede nemmeno negli adolescenti: i cantanti Justin Sane e Chris Barker sembravano aver iniziato, a nostra insaputa, una vera e propria gara a chi saltasse di più. Ne è venuta fuori una movimentata apertura, con pezzi punk dai testi impegnati, passando dalla critica sociale, alla denuncia dell’eccessiva violenza della polizia e l’attacco al governo e alle istituzioni.

Se sulla scaletta sono segnate solo nove canzoni, la cosa non è proprio corretta: infatti, hanno approfittato per far saltare anche coloro che non li conoscessero, tramite un lungo medley che ha funzionato da ripassone della storia del punk. In questo intermezzo è stato suonato un po’ di tutto, dai Ramones ai Green Day, dai Black Flag agli Sham 69. Non che servisse per forza, poiché la gente era già carica e i poghi si sono susseguiti ininterrottamente. Breve, ma intenso e questo è solo un primo assaggio!

Setlist:

1 – Brandenburg Gate

2 – The Press Corpse

3 – Fuck Police Brutality

4 – This is the End (For You My Friend)

5 – Hate Conquers All

6 – Die for the Government

7 – American Attraction

8 – Punk Medley (Should I Stay or Should I Go – The Clash + God Save The Queen – Sex Pistols + Rise Above – Black Flag + Fall Back Down – Rancid + If The Kids Are United – Sham 69 + She – Green Day + Blitzkrieg Bop – Ramones)

9 – Cities Burn

LAGWAGON

Per secondi, hanno suonato i LagwagonCapitanati da Joey Cape, la punk band californiana ha detto durante lo show che sono esattamente 30 anni che viene a suonare qua in Italia, e la loro emozione nel raccontare ciò è genuina e traspare dalle loro parole. Ma non c’è spazio solo per i sentimentalismi: oltre alle classiche parolacce italiane (dizionario obbligatorio per qualsiasi straniero), per il resto l’unica cosa che è stata manifestata è la musica!

Con un set leggermente più lungo degli Anti-Flag, i Lagwagon partono alla carica con “After You My Friend” e non accennano a rallentare fino a un piccolo solo del bassista Joe Raposo per anticipare “Move The Car”. D’altronde loro suonano principalmente uno skate punk che ormai ha fatto scuola, e questo fa di loro uno dei gruppi di punk dell’etichetta “Fat Wreck” di Fat Mike dei Nofx. Avendo un set corto a disposizione, non da headliner, i Lagwagon risparmiano ai fan i pezzi più recenti, fermandosi a suonare le loro canzoni uscite fino a “Blaze” del 2003. Per concludere il loro set, usano un trittico con quelle che probabilmente sono le loro canzoni più famose: cominciano con “Alien 8”, che viene suonata in un primo momento solo da Joey, con una chitarra da cui fuoriescono accordi molto puliti (praticamente acustici), in cui approfitta per i ringraziamenti. Una calma apparente perché dopo questa breve parentesi di intro, arriva al suo seguito di nuovo tutta la band, per completare questa canzone, a cui seguiranno “Making Friends” e l’immancabile “May 16”.

Nonostante il pubblico, principalmente cresciuto con la band sia ormai su con l’età, non ha accennato minimamente a cessare di pogare e questo ha reso fieri i veterani del punk, che hanno gradito la nostra partecipazione.

Ancora un intervallo e poi il gran finale.

Setlist: 

1 – After You My Friend

2 – Falling Apart

3 – Violins

4 – Move The Car

5 – Weak

6 – Never Stops

7 – E Dagger

8 – Confession

9 – Give It Back

10 – Alien 8

11- Making Friends

12 – May 16

THE OFFSPRING

Infine, dopo alcune false partenze, che hanno depistato noi fotografi e il pubblico, salgono loro, le star della serata e degli anni ’90: i The Offspring.

Sono passati quattro anni dall’ultima volta che li avevo visti, in apertura ai Queens of the Stone Age, e con dispiacere non posso fare a meno di notare il cambio di formazione. Non sono più presenti il bassista e co-fondatore della band Greg Kriesel (purtroppo per motivi relativi a diritti e al vil denaro) e il batterista Pete Parada, operativo nella band dal 2007 fino al 2021 (lui è stato allontanato per questioni vaccinali, che compromettevano la ripartenza del tour). A coprire i loro ruoli, rispettivamente, sono entrati in scuderia Todd Morse e Josh Freese, che non sono di certo gli ultimi arrivati, e in più altri musicisti turnisti sono presenti a dare supporto. 

L’ora e un quarto di musica è stata veloce e senza interruzioni, se non per il solito teatrino del bis, ma anche qui, la band ha ripreso dopo neanche un minuto. Se possono essere sembrati distaccati all’inizio, avendo attaccato a suonare “Staring at the Sun” senza proferire uno straccio di discorso di apertura, in realtà si sono rivelati molto spiritosi e socievoli con il pubblico italiano, che dà loro sempre soddisfazioni; la cosa è dimostrata anche da un loro post, pubblicato il giorno dopo su Instagram, in cui garantiscono il loro ritorno qua sui nostri palchi.

L’agitazione del pubblico è tale che ho potuto constatare, da sottopalco, che già alla seconda canzone erano partiti dei bulloni dalle transenne e, in fretta e furia, gli addetti alla sicurezza hanno sistemato la cosa. La band scherza sul fatto che i veneti (ma non solo, aggiungerei) sono abili bestemmiatori e richiedono il loro aiuto per gridare le parolacce presenti nella canzone “Bad Habit”. Di solito i The Offspring eseguono la scaletta senza apportare particolari modifiche, facendo rimanere le canzoni uguali alle versioni registrate in studio. In questo concerto, però ho potuto constatare un piccolo passo in avanti: sono stati aggiunti una breve intro a “Want You Bad” ed è stata estesa “Gotta Get Away”.  Inoltre, al singolo “Hammerhead” (del 2008), da tempo lasciato nel dimenticatoio, è stato aggiunto un intermezzo “grungy”. Probabilmente questa canzone è stata ripescata dal cilindro, poiché il testo parla sia di guerra che delle sparatorie nelle scuole (probabilmente ispirati dal conflitto ucraino e dalle sparatorie a Washington).

Non si prendono sul serio e amano scherzare: per esempio, Noodles, per introdurre la hit “Pretty Fly”, si aiuta con il pubblico, invitandolo ad insultare Dexter prendendolo in giro per il fatto di essere un secchione (il cantante infatti ha conseguito il Dottorato in Biologia Molecolare nel 2017). E come facciamo i cori noi, nessun altro li fa! Quindi ecco partire a più riprese “Dexter, Dexter, VAFFANC*LO!”. Dopo averci definito “un coro di voci angeliche” non abbiamo potuto tradire le loro aspettative e abbiamo cantato a squarciagola tutte le loro canzoni. Canzoni che potevano benissimo far parte di una compilation perché sono stati suonati quasi tutti i loro cavalli di battaglia.

Una piccola parentesi l’ha avuto anche l’ultimo album “Let The Bad Times Roll” di cui sono state eseguite, una di fila all’altra “Opioid Diaries” (già suonata nei tour precedenti) e le inedite “Army of One” e “Behind Your Walls”, ultimo singolo della band. La chiusura del loro show, è stata affidata ancora una volta a “Self Esteem”, ormai una tradizione della band. E con questi ultimi salti, è giunto il tempo dei saluti. Potevano suonare qualcosina in più (sedici pezzi sono stati una miseria), ma è stata comunque una serata pazzesca, che è sicuramente valsa il prezzo del biglietto!

Alla prossima ragazzi! E perché no? Magari con dei gruppi spalla tosti come quelli che vi hanno accompagnato in quest’occasione!

The Offspring Setlist

1 – Staring at the Sun

2 – Come Out And Play

3 – Want You Bad

4 – The Opioid Diaries

5 – Army Of One

6 – Behind Your Walls

7 – Hit That

8 – Hammerhead

9 – Bad Habit

10 – Gotta Get Away

11- Why Don’t You Get a Job?

12 – (Can’t Get My) Head Around You

13 – Pretty Fly (For a White Guy)

14 – The Kids Aren’t Alright

15 – You’re Gonna Go Far, Kid

16 – Self Esteem

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Achille

    Dexter ha un PhD in biologia…. quindi è partito il coretto che viene lanciato a Padova per i neolaureati…. ‘dottore dottore dottore del buso del cul vaffancul vaffancul’…. e non ‘dexter determinate vaffanculo’ come citato nell’articolo

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