The Darkness: Live Report e foto della data di Prato

Con un album in studio pubblicato da poco meno di un anno e un disco live ancora più recente, i The Darkness hanno tutte le ragioni per imbarcarsi in un nuovo tour e per toccare per l’ennesima volta l’Italia, un Paese che ha saputo accoglierli e dimostrare loro una dedizione appassionata. Lo dimostrano le molte fan che si accalcano sotto il palco e che si attiveranno in più occasioni per ravvivare l’atmosfera, prima con un copioso lancio di coriandoli al primo ritornello di “Solid Gold“, poi con un massiccio lancio di reggiseni (ebbene sì, c’è ancora chi lo fa…) in direzione di Justin Hawkins. Prima di tutto, dobbiamo però scusarci con i bolognesi Noise Pollution, dato che una micidiale combinazione tra impegni di lavoro e traffico ci ha permesso di raggiungere la bellissima Piazza Duomo di Prato solo nel momento esatto in cui iniziava il loro ultimo pezzo in programma, cioè una cover di “Helter Skelter“. Sembra comunque, da quello che riusciamo a sentire, che la band sia riuscita a scaldare gli animi al punto giusto, ed è una cosa di cui rallegrarsi.
Per quanto riguarda i The Darkness, bisogna dire, in tutta onestà, che la loro performance ha avuto momenti altalenanti. In quasi due ore a disposizione, la band è riuscita a mettere a segno un certo numero di momenti significativi, questo è vero. D’altra parte, forse a causa di un po’ di problemi tecnici che hanno interessato soprattutto i suoni di chitarra, fose per quella generale tendenza al “fancazzismo” che li ha sempre contraddistinti dal vivo, fatto sta che durante il live si sono registrati un bel po’ di momenti morti. Pinewood Smile (la recensione), come la folle “Buccaneers of Hispaniola“, sia per i pezzi ormai appartenenti alla tradizione della band, come “Friday Night“, “One Way Ticket” o “Stuck In A Rut“. Dal punto di vista scenografico, un elemento che, è inutile negarlo, ffa parte in modo indissolubile del percorso artistico dei The Darkness, Justin Hawkins è il protagonista indiscusso e accompagna le sue acrobazie vocali con un bel po’ di acrobazie fisiche, con un paio di stage diving e la solita escursione tra il pubblico sulle spalle di un solido membro della crew. Tutte occasioni di divertimento, beninteso, che però non fanno altro che sottolineare una generale mancanza, almeno da certi punti di vista, per il live nel suo complesso. Un’esibizione che lascia quindi qualche piccola ombra; l’impressione è che i The Darkness, una volta tanto, non siano riusciti a far fronte con la professionalità che da sempre li contraddistingue, a una serie di imprevisti che possono accadere durante un live. Pazienza, la prossima volta andrà sicuramente meglio.
(ah, per la cronaca, i reggiseni lanciati sul palco a Justin Hawkins erano dieci)

Setlist:

Solid Gold
Growing on Me
Open Fire
Love Is Only a Feeling
Japanese Prisoner of Love
Black Shuck
Southern Trains
One Way Ticket
Barbarian
Friday Night
Every Inch of You
Buccaneers of Hispaniola
Stuck in a Rut
Givin’ Up
Get Your Hands Off My Woman
I Believe in a Thing Called Love
Encore:
Love on the Rocks With No Ice

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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