The Cult: Live Report della data di Roma

Oramai la band di Astbury e Duffy, forte di una carriera quasi trentennale (senza considerare le precedenti esperienze Southern Death Cult e Death Cult) sa come portare a casa un carnet di spettatori di tutto rispetto. E’ da tempo infatti che, nel suonare in Italia gli stessi prediligono un’unica data sul territorio nazionale, che quest’anno li ha portati al Rock In Roma, una manifestazione che tenta, mediante artisti di indubbio pregio, di rivalutare il lato più rockeggiante della capitale, spesso trascurato per fare posto ad eventi e "artisti" che riempiono gli stadi ma sulla cui qualità musicale ci sarebbero tonnellate di riserve da esprimere. Rispetto allo scorso concerto di Bologna innanzitutto rimarco qualche differenza positiva, tipo il minore ritardo rispetto all’orario annunciato (solo un’ora e cinque minuti, stavolta) e il fatto che un soundcheck soddisfacente abbia reso Astbury molto più bendisposto (niente tamburelli tirati con rabbia sul pubblico questa volta). Ottima nota positiva è stata anche quella di consentire a noi fotografi l’accesso al concerto, essendo un fatto notoriamente conosciuto che gli stessi Cult odiano avere fotografi sotto il palco…Dentro si,quindi,ma ghettizzati a 50 metri dal palco, nei pressi del mixer.

A livello stilistico, si nota il consolidamento di soluzioni già collaudate, come il non avere band di supporto e il finalizzare la propria setlist su "Love" -1985- e "Sonic Temple" -1989-, album osannati dal pubblico dei Cult,anche se qualche variazione sul tema non sarebbe dispiaciuta ("Painted On My Heart", ad esempio).

L’apertura delle danze viene affidata a "Lil’ Devil", cui seguono a ruota "Electric Ocean", "The Phoenix" e la ballatissima "Rain". Si prosegue poi con "Sweet Soul Sister", "Revolution" (anche questa apprezzatissima),"The Witch", "I Assassin", "Edie" e "Nirvana". Proseguono poi con l’intensa "Spiritwalker", con "Rise" e la gradita "Dirty Little Rockstar", seguita a ruota da "Fire Woman","Wild Flower" e "Love Removal Machine". La seconda uscita di chiusura, e non poteva essere diversamente, è riservata a "She Sells Sanctuary", che consacra un’ora e 45 minuti di concerto, il quale, nonostante le poche variazioni sul tema è capace di regalare emozioni uniche ad ogni ascolto,rendendolo un momento uguale e diverso dai precedenti, da cristallizzare e conservare. Sono davvero poche le band in grado di farlo ed i Cult spiccano tra queste. Hope to see you soon in Italy.

Copyright immagini RITUAL ART 2010

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