Telfen on Fire: Live Report

Alto Adige, primi giorni dell’anno; oltre agli sciatori di tutte le tipologie, un’altra, pericolosissima razza sta tentando di prendere il sopravvento. L’invasione del mondo comincia dagli impianti sportivi di Telfen, un posto distante circa mezz’ora e molte curve da Bolzano, dove un manipolo di metallari dall’età media abbastanza bassa si riunisce per un festival dedicato alle sonorità più classiche, heavy e thrash in particolare. C’è da dire che il festival ha avuto purtroppo un’origine un po’ travagliata. Previsto inizialmente la settimana prima di Natale, la data è stata poi spostata al 7 di gennaio, cosa che ha comportato la cancellazione dal bill dei Paragon. Infine, pochissimi giorni prima del’evento, un infortunio occorso al batterista dei Madog ha costretto anche questa band a dare forfait. Per l’occasione comunque, oltre ad alcune band della scuderia My Graveyard Production, scendono in terra italica ben due band straniere, ovvero gli slovacchi Hammerheart e i tedeschi Necronomicon. Gli headliner della serata, organizzata con precisione asburgica nella gestione dei tempi e dei cambi palco, sono però gli Anguish Force, che deliziano i presenti con il loro heavy metal classico, fatto di voci acute fino all’estremo, chitarre roboanti e ritmiche martellanti, .

Prima degli Anguish Force, sono tre le band che più di tutte attirano l’attenzione del pubblico, che segue animatamente ogni fase del festival e si muove compatto sia che si debba stare sotto il palco, sia che si debba andare a cena. I già citati Necronomicon, nonostante una tipologia di brani un po’ ripetitiva, dimostrano di avere ottime qualità sul palco, mostrando di essere una band compatta e affiatata, che sa gestire con professionalità il proprio repertorio, ripagata dal pubblico con un’animazione sotto palco da grandi eventi. Del resto, è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da una band attiva dal 1983, con un altro lavoro in imminente uscita, dall’emblematico titolo di “Invictus”. Subito dopo di loro si esibiscono gli Skanners, ai quali vengono tributate le giuste lodi di chi gioca in casa. Anche per la band di Claudio Pisoni, ammaccato per un incidente sul lavoro, ma vitale e frenetico come sempre, non si finisce mai di trovare elementi positivi; questa volta dobbiamo sottolineare soprattutto l’ottima performance del batterista Davide Odorizzi, che a 18 anni appena compiuti suona in modo estremamente maturo per la sua età e pare avere davanti a sè un futuro luminoso (a titolo di esempio, al giovane batterista è stato più volte raccomandato dai colleghi più anziani: “Mi raccomando, se un giorno una ragazza ti dirà “scegli, o me o la musica”, tu scegli la musica”). Prima dei Necronomicon si sono invece esibiti i Crying Steel, un’altra band che ha saputo dare grande prova di professionalità in ogni circostanza del Telfen on Fire. La band bolognese è ormai in procinto di entrare in studio per registrare il seguito di quel “The Steel Is Back!” che ha decretato la loro rinascita, ma non manca di farsi notare per l’energia che trasuda da ogni brano eseguito. L’affiatamento fa i membri del gruppo, storici e non, è un tratto imprescindibile dalla performance, a cui si accompagna la spinta di chi vive ogni secondo di concerto al massimo, un sentimento che riesce a trasmettersi oltre il palco. Anche i Fingernails, con il loro atteggiamento a musica, birra e bestemmie, sono autori di una prova convincente per chi fa del thrash la propria ragione di vita. Rimane da capire invece perché gli slovacchi Hammerheart, che già sono descritti come una heavy metal band che si ispira ai primi Iron Maiden, siano venuti così da lontano per un’esibizione di mezz’ora che conteneva, appunto, ben tre cover dei Maiden. L’unico motivo ragionevole potrebbe essere la volontà di scaldare l’audience, evitando di correre il rischio di far annoiare proponendo solo brani propri sconosciuti. Chiediamo infine scusa ai ferraresi Game Over (il cui batterista, tanto di cappello, è trentino e si sobbarca ogni volta ore di macchina per le prove) e ai Sacrificator, che hanno aperto il festival e alle cui performance, per motivi di tempo, non abbiamo potuto assistere.

A margine del festival, concludiamo questo report con una doverosa aggiunta, una scena svoltasi a sipario calato. Nel momento in cui le band partecipanti hanno chiesto il compenso per il quale si erano accordate, l’organizzatore del festival (che, ci teniamo a sottolinearlo, non ha assolutamente niente a che fare con le band stesse) ha negato l’elargizione dei suddetti compensi, accampando la scusa del poco incasso e della serata fiacca. Dopo una lunga discussione, durante la quale le band presenti hanno fatto ricorso a tutte le loro doti diplomatiche, è saltata fuori una piccola somma, di gran lunga inferiore a quella concordata, che è stata comunque suddivisa fra i presenti, estenuati dall’avere di fronte una persona per niente professionale e irrispettosa. Si potrebbero fare molte considerazioni su questo episodio, che vanno dalle imprecazioni contro la sfortuna (o l’ingenuità) per avere avuto a che fare con un organizzatore disonesto (che però, stando a quanto altri hanno affermato, è un noto organizzatore di feste in costume tirolese da decine di migliaia di euro a botta) alla rabbia per chi si sforza di portare eventi nuovi in luoghi dove spesso non arriva niente; il risultato finale è comunque un generale sconcerto per come si assista impotenti a situazioni che scoraggiano anzichè stimolare alla creazione di eventi simili. Ci auguriamo che chi legge questo report non abbia mai dovuto avere a che fare con situazioni del genere. La sensazione che non si tratti di un episodio isolato però resta.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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