Tedeschi Trucks Band : Live Report della data di Trieste

Era alta, altissima l’attesa per il concerto-evento organizzato da Barley Arts e Azalea Promotion di una delle più grandi band live in circolazione, per di più nella splendida cornice del Politeama Rossetti. Il teatro gremito, con un parlottio in diverse lingue, a testimonianza di come i fan fossero arrivati oltre che dal resto d’Italia anche da Austria, Slovenia, Croazia, ad assicurare una calda accoglienza alla famiglia musicale messa su con passione e dedizione da Susan Tedeschi e Derek Trucks.

Un bellissimo colpo d’occhio, quindi, e una risposta entusiasta fin dalle prime note suonate dalla band, che come da tradizione regala una setlist diversa ogni sera e con essa un sacco di piacevoli sorprese. Gli estratti dall’ultimo eccellente “Signs” sono soltanto tre in un concerto che supera abbondantemente le due ore di durata, a dimostrazione di come l’interesse primario dei dodici musicisti presenti sul palco non sia promuovere le vendite dell’album ma creare un mosaico di grande musica.

E l’obiettivo è centrato grazie ad un amalgama straordinario, la capacità di regalare gustose divagazioni e una Susan Tedeschi in assoluto stato di grazia. E’ lei – forse un po’ a sorpresa considerato il pedigree e la grande tecnica degli altri, Derek Trucks su tutti – a colpire e trascinare più di tutti, con un’interpretazione che in più frangenti è da pelle d’oca, qualità davvero rara per un music business fatto sempre più di tecnica e freddezza. O forse no, forse il successo di pubblico oltre che di critica della Tedeschi Trucks Band e la poderosa rinascita di quel genere a cavallo fra il rock ed il blues che ha radici negli anni Sessanta e Settanta indicano una via possibile per superare una proposta musicale sempre più uniformata e fredda?

Certo è che la performance al Rossetti si trasforma rapidamente in un viaggio unico ed emozionante, che comincia ad intensità straordinaria già nell’apertura ariosa di “Keep On Growing”, con un uso fantastico dei cori e lo stile inimitabile di Trucks alla chitarra. La musica investe e avvolge il pubblico come un tutt’uno, ma a ben ascoltare si percepisce quanto sia importante il contributo dei singoli, in particolare il respiro che riescono a dare i fiati aggiunge una preziosa profondità ad ogni pezzo. Il momento forse più toccante della serata è l’interpretazione davvero da brividi di “Bird On The Wire”, quelli più torridi l’indiavolata rivistazione di “Statesboro Blues” di Blind Willie McTell, in cui Trucks e Tedeschi dialogano e duellano con le loro chitarre, e le improvvisazioni costruite su “Let Me Get By”.

Ma si tratta di dettagli e di opinioni comunque soggettive, come soggettiva e irripetibile è stata l’esperienza della serata per ciascuno degli spettatori, accomunati dal fatto di essere stati trasportati nella riproduzione sonora della provincia americana, con i suoi paesaggi, i suoi colori, la sua storia.

[Photo credit Pietro Rizzato]

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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