Tankard: Live Report della data di Codevilla (PV)

Il tour in terra italica da parte dei birraioli Tankard è diventato ormai un appuntamento d’obbligo per gli amanti del thrash alcolico e la serata odierna non ha certo deluso i fedelissimi accorsi al richiamo dell’alieno verde compagnone. Si comincia con una band dalla carriera ancora relativamente giovane come gli Hatework che senza tanti complimenti propone la solita dose massiccia di velocità e potenza che in poco più di mezz’ora annichilisce il pubblico presente. Da segnalare, oltre ai pezzi propri, l’esecuzione di un paio di cover pescate dal repertorio di Venom e Dead Kennedys. Nel complesso una buona prestazione, anche se a tratti la band ci è parsa essere troppo monocorde. Si passa poi alla storia con i Raw Power, band nostrana tra le più acclamate in territorio statunitense e fiera portabandiera dell’hardcore più oltranzista. Molta la carica messa on stage dalla band, ma forse il contesto non era il più adatto e una buona parte del pubblico non sembra aver seguito i nostri se non con rispettoso disinteresse. Dopo una cinquantina di minuti all’insegna della classicità la chiusura viene affidata alla immortale ‘State Oppression’, manifesto di una carriera rinsaldata dalla coerenza e dalla passione per la musica. Tocca finalmente ai tedeschi e comincia così il delirio di birra, velocità e pogo più divertente cui ci sia mai capitato di assistere. Non ci soffermeremo più di tanto sulla scaletta che comunque comprende ancora parecchi brani classici (‘Zombie Attack’, ‘The Morning After’, ‘Chemical Invasion’, ‘Alien’, etc…), ma piuttosto ci preme sottolineare l’atmosfera familiare e festaiola che solo una band come i Tankard riesce a creare. Il palco si è trasformato praticamente in un luogo aperto al pubblico, tanto che lo stesso Gerre ha invitato più di un fan a salire per parlare, scherzare e cantare insieme. Da chi si vede costretto ad intonare un brano di Nek per guadagnarsi un birra, a chi si ritrova con il corpulento singer seduto sopra, nessuno comunque ha dovuto sforzarsi per sentirsi a proprio agio tra questa banda di matti. E alla fine… ‘Empty Tankard’ e il palco diventa definitivamente del pubblico (per la scarsa gioia di una preoccupata security), mentre la band arretrata come a precisare: ‘Ehi ragazzi, siete voi i protagonisti della serata, noi siamo solo quelli che suonano alla vostra festa’. Grazie amici. Alla prossima.

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login