System Of A Down: Live Report della data di Firenze

La terza e conclusiva giornata del Firenze Rocks è dedicata al metal più pesante e alternativo che vede come headliner i System Of A Down assenti dai palchi italiani dal 2013 e quì molto attesi dalla loro fedele fan base che sin dalle prime ore del mattino ha sfidato afa e solleone per ottenere la transenna.

Nel pomeriggio Dj Ringo e i conduttori di Virgin Radio scaldano gli animi dei presenti con della buona musica fino all’arrivo dei Prophets Of Rage, super gruppo in cui militano Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilx dei Rage Against The Machine con Chuck D e Dj Lord dei Public Enemy e  B-Real dei Cypress Hill. Il gruppo non si scompone per niente a causa della calura opprimente e da vita ad un set esplosivo e molto coinvolgente che lascia spazio ai vari componenti della band di mostrare la loro bravura e le diverse anime di un gruppo che ha davvero molto da dire. Il mattatore indiscusso non poteva che essere lo scatenatissimo Morello che rivendica le origini del suo cognome e che aizza la folla come solo lui sa fare. Uno dei momenti più intensi del loro set è quando viene invitato sul palco Serj Tankian per una coinvolgente versione di “Like A Stone” degli Audioslave dedicata all’amico Chris Cornell, ma non da meno in chiusura un’incendiaria “Killing In The Name” dei RATM in cui è impossibile stare fermi e che viene cantata a squarciagola da tutti i presenti.

Molto si è detto sui System Of A Down per lo più in sede live, commenti riguardanti le non troppo buone prestazioni vocali della band e la delusione di chi ha in passato presenziato ai loro ultimi concerti. Fortunatamente tutti i dubbi e le preoccupazioni sono stati fugati dall’arrivo del four-piece sul palco che ha dimostrato una volta per tutte di che pasta è fatto incendiando gli animi dei presenti con uno show tutto d’un fiato, breve quello si, praticamente hanno suonato poco più di un’ora e venti, ma senza fermarsi mai, senza lasciare scampo e conquistando tutti pezzo dopo pezzo.

Una band potente e sicura di se che non ha interagito moltissimo con il pubblico, tranne per i soliti ringraziamenti di rito, ma piuttosto ha preferito far parlare la musica con “Violent Pornography”, “Aerials”, “Psycho”, “Chop Suey” in cui la bolgia infernale fatta di corpi, di sudore e di terra sollevata durante il pogo hanno reso da solo l’idea del coinvolgimento dei presenti. Immancabili la terremotante “Toxicity” in cui le voci del pubblico hanno perfino sovrastato quelle provenienti dal palco e alla fine come di consueto “Sugar” in chiusura del concerto a sigillare un live molto intenso e molto atteso dai fan che ora sono in trepidante attesa per l’uscita del prossimo album in studio. Un unico appunto da fare è quello riguardante i volumi davvero bassi per lo meno al di fuori del pit che hanno un po’ inficiato la resa generale della loro esibizione.

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