Symphony X: Live Report della data di Milano

Era da qualche anno, ormai, che aspettavamo di vedere i Symphony X dal vivo in un contesto da headliners. Le ultime due calate in Italia della band di Russel Allen erano state un Gods di un paio d’anni fa e lo show di supporto agli Stratovarius quest’anno. Due show energici, coinvolgenti ma, fatalmente, incompleti: come un antipasto in attesa del gran banchetto. Che, puntualmente, è arrivato sabato 25.

Ad aprire la serata sono i francesi Headline, che presentano in anteprima qualche brano del loro terzo disco ‘Duality’. Tanto bravi su disco quanto freddi e deludenti in sede live, viene da dire. L’esecuzione strumentale è impeccabile, la band pesca a piene mani dal repertorio più diretto e coinvolgente (tralasciando, in tal modo, i brani più oscuri e personali), ma no riesce a scuotere a dovere gli animi. In particolare, a lasciare perplessi è la cantante Sylvie Grere, imprecisa e approssimativa, quasi sempre al limite della stecca (e a volte anche oltre). Si ha così l’impressione di trovarsi di fronte al classico gruppo di power-prog con in più una voce inadeguata. Non è esattamente così, almeno su disco, certo è che stasera vengono decisamente rimandati.

Un’intro sinfonica, che questa volta non è quella di ‘V’, apre lo show dei Symphony X. Che, rispetto ai recenti show in Italia, decidono di cambiare la scaletta, aprendo con due autentici pugni sui denti come ‘Inferno’ e ‘Wicked’. Bastano i primi trenta secondi dell’opener di ‘The Odyssey’ per trovarsi con la mascella a terra: suoni perfetti, band in formissima, precisa come un metronomo, potente e convinta, e soprattutto un Russell Allen assolutamente sopra le righe. Corre, incita, salta, gigioneggia col pubblico… un frontman come se ne vedono veramente pochi, al giorno d’oggi. E poi, ovviamente, canta. Non ce n’è, sir Russell con la voce fa assolutamente tutto quel che vuole, è capace di passare dalla violenza estrema al velluto nel giro di un paio di canzoni, e soprattutto interpreta quel che canta, non si limita a recitare a memoria. Non che il resto della band sia da meno: Romeo è il solito mostro di precisione, Rullo e Lepond sono una delle migliori sezioni ritmiche al momento sulla scena, Pinnella si diverte spesso e volentieri a cambiare le parti di tastiera per puro gusto d’improvvisazione. Non c’è niente che non vada questa sera, tutti i pezzi funzionano alla perfezione, dai più vecchi (‘Smokes And Mirrors’, ‘Out Of The Ashes’) ai più recenti (‘Communion And The Oracle’, l’impressionante ‘King Of Terrors’), persino la chilometrica suite ‘The Odyssey’, proposta a sorpresa come unico bis, suona molto più convincente che su disco. Ci sono momenti di commozione assoluta, come l’esecuzione filata delle due ‘Accolade’, e momenti di puro headbanging come le immancabili ‘Of Sins And Shadows’ e ‘Sea Of Lies’…

In definitiva, un concerto perfetto, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Ce ne fossero di più, di band del genere…

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