Symphony X + Pagan’s Mind + DGM: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda

Non avevamo ancora avuto l’occasione di visitare il nuovo Live Club di Trezzo sull’Adda e subito appena entrati la sensazione che questo posto sia stato studiato appositamente per la musica dal vivo è tangibile quanto piacevole.

Senza troppi preamboli e con un’affluenza ancora medio/bassa salgono sul palco i DGM la cui ultima testimonianza è stata il bel DVD/best of “Synthesis”; di Diego, Giancarlo e Maurizio non ci sono più tracce da qualche anno ma bisogna riconoscere che la line up attuale è tutto fuorché una copia sbiadita di quella originale. Infatti pur penalizzati da uno sbagliato bilanciamento dei suoni i nostri compatrioti hanno comunque offerto un grande prova sia dal punto di vista tecnico che di pathos; davvero tutti e cinque i musicisti sugli scudi con una menzione particolare per la voce cristallina di Mark Basile ed i duelli solisti Mularoni/Casali. La chiusura del breve set col singolo “Hereafter” è decisamente il botto finale trainato dall’incessante doppia cassa di Fabio Costantino, membro storico di una band di cui ci possiamo davvero vantare all’estero.

Ci sono sembrati un po’ meno dinamici i Pagan’s Mind che comunque si sono scaldati durante la set list e possono contare su un fuoriclasse alla chitarra come Jørn Viggo Lofstad ed un cantante molto impostato, che spara inaspettati acuti ad un audience che si dimostra molto ben disposta verso i norvegesi. Grande sfoggio di tecnica nella porzione strumentale a metà concerto per dar respiro ad un Nils K. Rue che non ha comunque perso colpi nel suo stile d’impostazione classica (scuola Halford, Kiske, Scheepers per intenderci) ed anche in questo caso, dopo qualche excursus tratto dal recente “Heavenly Ecstasy”, chiusura in grande con “Through Osiris’ Eyes” suonata in maniera davvero corale da tutta la band.

Non era la prima volta che assistevamo ad uno show degli headliner Symphony X e senza troppi giri di parole c’è stata un po’ di delusione al cospetto di una band dalla quale ti aspetteresti sempre il massimo; parte della leggera disapprovazione è dovuta ai suoni che purtroppo erano eccessivi in alcuni canali come batteria (che copriva quasi tutto), tastiera e voce (non nitidissima purtroppo visto il valore assoluto di Russell Allen) ed anche per una scaletta piuttosto discutibile incentrata pressoché in toto sull’ultimo peraltro ottimo “Iconoclast” (mamma Nuclear Blast deve aver spinto non poco su questa scelta visto il repertorio dal quale potrebbe attingere la band del New Jersey). Dalla già citata scaletta sbilanciata spiccano comunque “Dehumanized”, “Electric Messiah”, la splendida power ballad “When All Is Lost” e la bordata thrash “Heretic” con un Allen al limite del growling; e poi via con qualche estratto dal precedente “Paradise Lost” (già sentito qualche anno fa di spalla ai Dream Theater) ed il classico “Of Sins And Shadows” a smuovere un Live Club quasi pieno.

Bene così, bella serata, buona birra ma qualche riserva, soprattutto sugli headliner!!!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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