Symphony X: Live Report della data di Milano

Seguo da tantissimi anni i Symphony X, sia discograficamente (da quando piombarono nel vecchio continente nel 1994 con l’album omonimo sotto forma di costosissimo import giapponese) sia dal vivo (quanti ricordi il primo live del 1998 nel mitico Babylonia in provincia di Biella di supporto a “Twilight In Olympus”); mi ha fatto quindi enorme piacere ritrovarli in cotanto stato di forma sul palco dell’Alcatraz, a conferma dell’eccelsa qualità del recente “Underworld”.

Per motivi personali e logistici perdo in toto l’esibizione dei francesi Melted Space anche se devo ammettere che personalmente non mi hanno mai convinto negli album pubblicati, troppo plastificati ed innaturalmente pomposi.

Non so se la bella Clémentine Delauney e soci siano riusciti a smuovere il pubblico milanese, di sicuro hanno fatto centro i Myrath freschi autori dello splendido “Legacy”, già quarto album di una discografia che non ha ancora subito scivoloni e ripropone i franco/tunisini tra i gruppi più interessanti tra power/prog alla Kamelot e robusto hard rock di classe. Davvero ottima la prova di tutti i membri della band, con particolare menzione per il chitarrista Malek Ben Arbia e il batterista Morgan Berthet; quasi tutti i pezzi erano estratti dal nuovo album e devo riconoscere che l’amalgama ha reso alla grande confermando i Myrath come band pronta la grande salto.

Anche se non si può considerare “Underworld” un vero e proprio concept, Russell Allen ha cercato di spiegare tra un pezzo e l’altro come il tema principale dell’ultimo album della band del New Jersey sia quello della disposizione d’animo che ognuno di noi possa o riesca a mettere in atto per qualcosa a cui si tiene veramente (anche andare nell’Oltretomba); facendo chiaro riferimento alla Divina Commedia ci viene in aiuto l’inglese, che sintetizza tutto meglio con “the theme of going to hell and back for something or someone you care about”. E proprio “Underworld” viene riproposto nella sua interezza, stravolgendo leggermente l’ordine dei pezzi senza cambiare il risultato finale: un concerto pazzesco!

I suoni purtroppo un po’ distorti dell’Alcatraz (settato col palco laterale) non hanno reso la performance perfetta al 100% ma gli americani sono inattaccabili da ogni punto di vista: tecnica strumentale mostruosa messa al servizio di uno stile che, pur essendo il medesimo da ormai 20 anni, è la sublimazione del power americano (con qualche puntata thrash) unito a partiture progressive e allo stile neoclassico del Maestro Michael J. Romeo che, come sempre tratta la sua Caparison come un’estensione delle braccia. In più i nostri, per citare un amico, “hanno un cantante che gioca un campionato a parte” come Russell Allen che nonostante tutti i progetti in cui è stato coinvolto negli ultimi anni (Adrenaline Mob, Allen/Lande, Level 10, Trans-Siberian Orchestra) solo con la sua band madre riesce a esprimere uno spettro di stili davvero encomiabile spaziando dall’aggressività più forsennata alla pulizia totale senza batter ciglio.

Detto di una “Nevermore” che serve al tecnico per mettere a posto l’equalizzazione, già da “Underworld” s’inizia a fare dannatamente sul serio, con un coinvolgimento totale del pubblico per un pezzo epico e cangiante; “Kiss Of Fire” è una scorribanda metal che arriva direttamente sui denti mentre una delle vette emotive della serata è stata sicuramente la riproposizione di due power ballad senza difetti con un Allen interpretativo al massimo e refrain che canti già dal primo ascolto, vale a dire “Without You”, (e che ricorda un altro capolavoro dei nostri, “When All Is Lost”) e “Swan Song” che invece richiama alla mente “The Accolade”.

Michael Pinnella (penalizzato da suoni di tastiera troppo bassi) e Mike LePond danno un ottimo contributo ai controcanti mentre il motorino Jason Rullo dà il suo solito apporto “atletico” ma anche tecnico al gruppo; “Charon” rende molto dal vivo coi suoi ritmi cadenzati anche se “To Hell And Back” e “In My Darkest Hour” la spazzano via per completezza e tratti innovativi pur essendo composizioni tipiche del songbook dei Symphony X così come i cenni prog metal e hard rock di “Run With The Devil”.

Prima della chiusura di concerto dedicata a Ronnie James Dio tramite la variegata “Legend” sono stati fatti alcuni rapidi excursus fuori da “Underworld” tornando ai tempi del mitico “The Divine Wings Of Tragedy” con la riproposizione di “Out Of The Ashes” e “Sea Of Lies” e della ficcante “Set The World On Fire” estratta dall’altrettanto valido “Paradise Lost”.

Concerto abbastanza breve ma che credo non abbia lasciato l’amaro in bocca a nessuno degli astanti in virtù di capacità di coinvolgimento e preparazione musicale fuori categoria.

symphony x tour

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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