Sylosis + Wovenwar: Live report della data di Milano

E’ brutto ridire e ribadire sempre le stesse cose, ma purtroppo per l’ennesima volta ci rendiamo conto che un determinato tipo di eventi, in Italia non si possono fare.

Quella di Sylosis + Wovenwar era una data sicuramente appetitosa, niente di trascendentale, ma senza dubbio un’ottima accoppiata di metal moderno in grado di accontentare una buona fetta di fan, con due album in promozione di ottimo livello. Purtroppo il gioco non funziona, ribadiamo, per l’ennesima volta.

Il Factory di Milano è un locale totalmente inadeguato. Niente parcheggio privato con conseguente assalto abusivo al marciapiede lato strada; cinque euro per mezzo bicchiere di coca-cola dalla bottiglia; un’acustica improponibile per un concerto metal e un impianto luci da sagra. Aggiungiamoci la costante pigrizia del metallaro medio e otteniamo ancora una volta una grande occasione sprecata.

Quando iniziano i Wovenwar (per chi non lo sapesse, sono gli ex-As I Lay Dying con Shane Blay alla voce) il pubblico in sala è veramente poco e, diciamocela tutta, parecchio svogliato. La band comunque è super carica e, nonostante il palco illuminato a giorno con i fari puntati sugli occhi dei musicisti, non risparmia neanche un briciolo di energia. I brani sono tratti dall’omonimo debut album, uno dei lavori più interessanti e accattivanti in campo alternative / metalcore del 2014 con delle grandiose influenze hard’n’heavy classico. La performance è di qualità, la band è ovviamente rodatissima; stiamo parlando di musicisti in giro da un bel po’ di tempo. “The Mason“, “Death To Rights“, “Tempest” e la conclusiva “All Rise“, sono dei gran pezzi ma…. dalle casse del Factory esce solo del gran rumore, il che frena ancora di più i presenti (in gran parte lì per i Sylosis) già poco avvezzi ai brani della band. Senza conoscere i brani sarebbe veramente difficile riconoscere un brano dall’altro e durante l’esecuzione si perde qualsiasi finezza compositiva e esecutiva della band. Nonostante ciò i Wovenwar si comportano alla grande e non vediamo l’ora di rincontrarli nuovamente in Italia.

Un cambio palco discretamente lungo ci porta verso l’act conclusivo della serata. I Sylosis salgono sul palco poco prima delle 22 ed il pubblico (leggermente più folto, ma sempre dannatamente scarso) sembra effettivamente molto più presente e partecipe. La band inglese sta promuovendo il suo ultimo album “Dormant Heart” da cui viene tratta metà della setlist eseguita. I suoni migliorano leggermente, probabilmente complice il fatto di avere una chitarra in meno sul palco. Il death / prog della band comunque resta pesantemente penalizzato dai suoni altissimi ma a tratti incomprensibili. Il pubblico comunque è bello gasato e partecipa attivamente al concerto (almeno le prime file), con la band galvanizzata dal calore dimostrato con continui moshpit (assisteremo anche a un wall of death verso fine concerto). Sebbene la proposta musicale della precedente band fosse, a parere di chi scrive, più originale e interessante, non c’è dubbio che i Sylosis in un’ora di concerto siano in grado di concentrare degli ottimi pezzi di metal estremo come “Servitude“, “Leech” e la conclusiva “Conclusion of An Age“. Purtroppo l’esibizione nel finale è stata funestata da problemi tecnici alle chitarre che prima hanno colpito prima Alex Bailey e poi Josh Middleton.

Un mercoledì di grande metal, con due band molto interessanti e capaci. Purtroppo sarebbe potuta andare molto meglio ma a questo punto veramente non vogliamo ripeterci. Occasione sprecata.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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