Sunn O))): Live Report della data di Fontanellato (PR)

“Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. La bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso e la bocca come quella del leone. Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità.”

Finis Mundi. La fine del mondo che noi conosciamo, evocata attraverso la musica, l’arte visiva e sonora in un preciso rituale che si è compiuto in questa notte di fine estate nella suggestiva cornice del Labirinto della Masone di Fontanellato.

Quando Attila Csihar sale sull’altare della piramide posta al centro del labirinto, il suo canto salmodiante suona come un ammonimento. In un silenzio assoluto, il numeroso pubblico convenuto segue la scena con inquietudine, qualcuno ride come per cercare di esorcizzare quagli attimi di paura che in fondo abbiamo provato per davvero. Una voce potente quella di Attila, una voce che annichilisce ed offre il preludio a una performance incredibile.

Ma i Sunn O))) non sono stati gli unici protagonisti di questa evocazione dell’Apocalisse, bensì l’ultimo passaggio, apparsi come angeli del Purgatorio ad annunciare la fine.

I tamburi Taiko danno inizio al Finis Mundi con le percussioni costanti e severe quasi a ricordare il passare inevitabile del tempo, ciò che ancora ci lega alla vita. Lo spettacolo allestito, in omaggio alla figura di Jorge Luis Borges a trent’anni dalla sua morte e alla sua opera “Finimondi”, continua con la spettacolare installazione visiva dei milanesi N!03, che proiettano frammenti di scritte e immagini ispirate all’Apocalisse di Giovanni su dei lunghi teli bianchi posti all’ingresso della struttura.

Arriva presto il tempo di entrare nel labirinto e perdersi tra i cunicoli, mentre sinistri individui mascherati mostrano la via reggendo una fiaccola bianca che illumina debolmente. Siamo arrivati al centro e il Sacerdote Attila, avvolto nel saio nero, inizia il rito con movenze e vocalizzi inquieti che ricordano le performance del Teatro del Panico di Jodorowsky, in quei fremiti continui e nervosi.

Il fumo, la costante che ricorrerà durante tutto lo shoiw, copre pesantemente il palco quando entrano in scena Stephen O’Malley e Greg Anderson, accompagnati da Tos Nieuwenhuizen (moog) e Steve Moore (tastiere, trombone). L’assalto dronico ha inizio, a volumi intollerabili e spinti oltre i limiti, tra riverberi ed echi. La nebbia avvolge tutto, le luci tendenti al rosso sembrano simulare l’ingresso dell’Inferno. La musica scorre e non c’è un momento di sosta, i movimenti di “Kannon” e il ribollire di “Monoliths & Dimensions” si susseguono senza un attimo di tregua.

La pelle si accappona, i denti tremano, per i primi minuti sembra difficile persino respirare. Ma è questione di poco e presto ci si rende conto di partecipare a una messa in divenire assolutamente unica, dove la band svolge la funzione rendendo il suono tangibile e spaventoso. E’ doloroso, ma è come se di quel dolore non si potesse fare a meno. E la sofferenza sembra essere richiamata da Attila nelle ultime battute di questo “non-concerto” (ma vero e proprio rito), quando avvolto in un costume di vetro e metallo, modula la sua voce tra grida strazianti e vocalizzi sconnessi, altro riferimento al Teatro del Panico dove il Sacerdote diventa il Giudice, o forse un Cristo, come lascia intuire la corona di spine che cinge il suo capo.

Dopo due ore e mezza l’Apocalisse porta via tutto con sè. I Sunn O))), che sono pur sempre un gruppo, ringraziano il pubblico alzando le braccia al cielo, gesto imitato in pronta risposta dagli astanti, ma il loro non è stato certo un semplice spettacolo musicale, bensì l’evocazione di un nemico dell’uomo antico come il tempo stesso: il Caos.

sunn o)))

 

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login