Summer Breeze 2018: Live Report del Day 3

Ebbene sì, il Summer Breeze riserva sempre delle sorprese e, dopo un bellissimo warm up e un altrettanto soleggiato giorno 2, apriamo gli occhi in un 17 Agosto funestato dall’allerta meteo.
Dopo 48 ore di solleone ci sentivamo quasi al sicuro dall’annuale maltempo, ma il festival è anche questo e, quando tutti i piani vengono sconvolti, non resta che adeguarsi.

E così, dopo esserci svegliati e goduti al meglio le gioie della nostra tenda, decidiamo di spostarci in area festival nel pomeriggio. Siamo ormai pronti, l’abbigliamento è quello giusto, la carica alle stelle, quando…la nostra app del Summer Breeze (utilissima ormai da due anni per seguire aggiornamenti e novità del festival) ci comunica un’allerta meteo in arrivo sulla zona concerti e camping.
Il cielo, però, è tutto sommato sgombro di nbubi. Dobbiamo davvero credere a questi tedeschi e alle loro previsioni meteorologiche? In fondo, l’anno scorso una macchina dotata di altoparlanti si era aggirata nel campeggio per avvertire i presenti e invece adesso…ah no, c’è una voce. E quella è proprio una camionetta della polizia. Per farvela breve, il maltempo arriva davvero e ci costringe a puntellare con cura la nostra casa mobile, tra le folate di vento che cominciano ad alzarsi e qualche lampo che spacca il cielo all’orizzonte.
Tutto nella norma, nessuno spavento di rilievo e, nel giro di due ore, pioggia, vento e tuoni lasciano spazio ad un miglioramento delle condizioni generali. Ci armiamo di k-way e ci dirigiamo finalmente verso il sito del festival, tra gli sguardi curiosi dei metallari tedeschi che reagiscono alla pioggia mettendosi in mutande piuttosto che coprirsi ulteriormente.

Arriviamo giusto in tempo per assistere allo show dei Trivium, un altro spettacolo particolarmente atteso dalla vostra inviata preferita; e le aspettative, fortunatamente, non vengono deluse.
La band americana annuncia di essere arrivata in Europa dagli States solo per quest’unica data, piazzata al termine del tour statunitense e canadese. Ed è proprio il pubblico di Montreal che, secondo il vocalist Matt Heafy, detiene ad oggi la palma di più coinvolto e rumoroso: la sfida ai presenti è chiara e i fan del Summer Breeze reagiscono con circle pit poderosi e sempre spettacolari da vedere (forse un po’ meno da vivere, ma ai posteri l’ardua sentenza).
Non stupisce la presenza di ben cinque brani estratti dall’ultimo album “The Sin And The Sentence”, uscito nel 2017, mentre la scaletta si chiude con l’amatissima “In Waves”.

Rimaniamo saldamente ancorati al nostro posto nei pressi della transenna e ci prepariamo all’arrivo degli headliner Arch Enemy. La carica della band svedese è davvero travolgente, con la bravissima e bellissima Alissa White-Gluz che potrebbe, da sola, portare avanti la baracca: una presenza scenica esaltante senza mai essere eccessiva, una preparazione tecnica notevole e un carisma innegabile a completare il pacchetto di doti che dobbiamo riconoscere a questa meravigliosa vocalist. Anche gli Arch Enemy presentano il nuovo album “Will To Power”, ma pescano a piene mani dalla discografia precedente. Tra fuochi, fiamme e growl, il main stage regala emozioni anche questa sera.

L’atmosfera è calda e la serata ancora lunga, e allora, dopo un break per recuperare le forze tra qualcosa da mangiare e qualche birra, rieccoci ancora sotto al palco principale, per chiudere la nostra giornata con il folk scatenato dei Turisas. È l’una di notte e l’autoreferenzialità del frontman Mathias “Warlord” Nygård è imbattuta a questo Summer Breeze, con una scenografia che vede il buon cantante finlandese nelle vesti di icona sacra alle spalle della band. Il gruppo guida i presenti attraverso una carriera all’insegna delle odissee dei Variaghi e i brindisi dei Vichinghi, per chiudersi con una scoppiettante Rasputin. Che dire? Sono ormai le due, eppure non ci manca la forza per scatenarci ancora una volta al ritmo della nostra musica preferita.

Tiriamo le somme di una giornata non al top dal punto di vista climatico, ma che ha saputo regalarci i consueti momenti di spensieratezza che ci fanno amare così tanto questo festival. Unica pecca? Siamo ormai entrati nel Day 4, ma questa è una storia che vi racconteremo domani.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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