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Summer Breeze 2017: Live Report del Day 4

Ci siamo quasi, sta per calare il sipario su questa 20esima edizione del Summer Breeze Open Air, che come nella migliore delle tradizioni ci ha regalato, fino ad ora, sorprese, musica e tanto divertimento. Non abbiamo potuto evitare nemmeno la pioggia che, il terzo giorno, ha imperversato su campeggio e area concerti ma, come si dice, metallaro bagnato, metallaro fortunato, e quindi non possiamo aspettarci che un finale scoppiettante in questa quarta e conclusiva giornata del festival di Dinkelsbühl.

Apriamo gli occhi su un sabato 19 Agosto che si preannuncia ricco di emozioni e non possiamo fare a meno di notare che già qualcuno ha impacchettato armi e bagagli e si sta preparando per lasciare il festival.
Noi, dal canto nostro, abbiamo ancora 24 ore di festa davanti e ci prepariamo ad affrontarle a testa alta e un po’ più coperti dei giorni precedenti. La pioggia del giorno prima, infatti, ha fatto calare la temperatura (atmosferica, non certo il clima musicale che sarà ancora bello caldo) e ci ha lasciato in regalo uno strato di fango sfidante, ma non invincibile.

Raggiungiamo l’area concerti e cerchiamo un posto comodo da cui goderci lo spettacolo a tutto thrash degli Overkill, per un’ora di riffoni veloci e old school. Nel tempo a sua disposizione, la band propone due pezzi dal nuovo album “The Grinding Wheel” e spazia poi all’interno del suo vasto repertorio discografico, per concludere la setlist con l’immancabile cover “Fuck You”.
Uno show di pura energia che non conosce soste, a parte qualche piccola interazione con il pubblico del frontman Bobby Ellsworth che, più che parlare, urla messaggi d’amore metallaro ai presenti.

Rimaniamo al nostro posto (che non abbandoneremo per le prossime 4 ore) e ci spogliamo dei panni 80s per prepararci alla performance dei Drank Tranquillity, capitanati dall’istrionico Mikael Stanne. La band propone uno spettacolo coinvolgente ed emozionante, i pezzi estratti dall’ultimo album “Atoma” non deludono i presenti, ma il vero show è quello del vocalist. Più che un concerto, sembra di essere ad un rito di iniziazione messianica, con il buon Mikael che scende dal palco, canta tra il pubblico, stringe mani neanche fosse un nuovo Gesù e, in occasione della conclusiva “Misery’s Crown, si lancia in un crowdsurfing che dura per l’intero brano. Leggiamo il terrore sul volto dei membri della security, ma il divertimento è assicurato, mentre centinaia di mani trasportano Stanne (che intanto non perde una nota del pezzo!) dal palco alla torretta del suono e ritorno. Un ritorno lento, certo, tanto che quando il vocalist riesce a tornare sullo stage, la scenografia dei Dark Tranquillity è già stata rimossa e il resto della band è nei camerini ormai da un pezzo. Forse Mikael Stanne ha davvero qualche gene di Gesù, perchè il vero miracolo è che l'(educatissimo) pubblico tedesco lo abbia riconsegnato sano e salvo tra le braccia della sicurezza. Ci domandiamo se in Italia sarebbe andata così, ma pazienza, qui ci siamo divertiti tutti e, ne siamo certi, si è trattato di uno spettacolo nello spettacolo che non dimenticheremo facilmente.

Il cambio di palco è rapido come sempre e ci porta dritti dritti nella bordata di metalcore e alternative metal che colorerà le prossime tre ore della nostra vita. I tedeschi Heaven Shall Burn, amatissimi in patria, si presentano al pubblico e si lanciano in uno show che tra luci, fuochi e una pioggia di crowdsurfing ci stordisce e ci lascia deliziati.
In un’ora e mezza di esibizione, il frontman Marcus Bischoff (con camicia e acconciatura da impiegato) chiama non si sa più quanti moshpit, il pubblico si scatena e gli Heaven Shall Burn inanellano 17 pezzi travolgenti, per concludere come di consueto con l’acclamatissima “Black Tears”.

Come si dice, no rest for the wicked, e così anche noi non abbiamo neppure il tempo di riprenderci da questa tempesta di suoni che ecco salire sul palco Jonathan Davis, con la sua band e una gonnellina improponibile.
I Korn sono davvero tornati in tutto il loro splendore e convincono sia sui nuovi brani estratti dall’ultimo album “The Serenity Of Suffering”, sia sulle immancabili vecchie glorie.
La vera gioia è vedere intorno a noi gente di tutti i tipi, tatuaggi e capelli lunghi amalgamati a cappellini e maglie larghe della miglior tradizione alternative. E’ questo il bello della musica, che unisce e non conosce confini, il bello del capire e del rispettare il genere più amato dal tuo vicino, che canta a squarciagola “Blind” e “Freak On A Leash”, mentre tu magari apprezzi tutt’altre sonorità.
Dal canto nostro, noi siamo deliziati anche da pezzi come “Insane” e “Rotting In Vain” e, in generale, dalla carica inesauribile di questa band. E’ come tornare un po’ bambini, e una punta di malinconia ci assale mentre i fuochi d’artificio che si levano dal main stage segnano la fine dello spettacolo degli headliner.

Ci allontaniamo, soddisfatti e un po’ tristi, alla ricerca di qualcosa di caldo da bere, ancora incapaci di lasciare l’area concerti del Summer Breeze Open Air per l’ultima volta.
Quando decidiamo infine di tornare verso la nostra tenda, lo sguardo cade sui tabelloni che già pubblicizzano l’edizione 2018.
Ciao Dinkelsbühl, chissà che non ci rivedremo anche dal 15 al 18 Agosto del prossimo anno.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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