Summer Breeze 2017: Live Report del Day 3

Avevamo concluso il secondo giorno di Summer Breeze in grande stile, dopo esserci gustati delle performance a dir poco ipnotiche e immersi ormai del tutto nel clima festoso di questo meraviglioso festival.
Tutto prospetterebbe anche una terza giornata piena di belle sorprese, ma si sa, il cammino è irto di ostacoli per ogni eroe, e quelli del metallo non fanno eccezioni.
Per prepararvi al meglio al racconto di venerdì 18 Agosto, vi consigliamo di tirare fuori ombrelli e impermeabili…

Da tre giorni ci domandiamo quale misterioso sortilegio stia proteggendo il 20esimo anniversario del Summer Breeze Open Air e gli abitanti della vicina Dinkelsbühl, ma quando apriamo gli occhi nella nostra tenda non possiamo che avvertire un caldo quasi torrido e piuttosto inusuale per il suolo tedesco. Ci deve essere sotto qualcosa…

Facciamo quasi fatica a spostarci verso l’area concerti per prendere parte alla signing session con i melodic death metaller Nothgard, che ospitano tra le loro fila Dom Crey, chitarrista degli Equilibrium.
E già che vaghiamo in zona, cerchiamo un posto all’ombra per gustarci il concerto dei Sonata Arctica, come sempre guidati dal talentuoso Tony Kakko. La band ci riporta alla mente gli anni della nostra giovinezza (che non è poi così lontana, precisiamo), nonostante la setlist si barcameni con sapienza tra i pezzi dell’ultimo disco come “Closer To An Animal” e le vecchie glorie quali “Tallulah”, per approdare all’immancabile iper-goliardica “Vodka”.

L’esibizione dei finlandesi non serve a portare il refrigerio sperato, ma nel tornare in area campeggio avvistiamo un simpatico camioncino dello staff del festival, che avvisa di mettere al sicuro tende, bagagli e amici. A quanto pare, dobbiamo prepararci ad un’allerta meteo. E’ un grosso peccato che un’abbondante pioggia prima e qualche tuono minaccioso poi ci tengano lontani dall’area festival proprio durante le performance di Hatebreed e Children Of Bodom. A quanto ci riferisce qualche coraggioso presente, anzi, l’area concerti sarebbe stata sgomberata a titolo precauzionale per poi essere dichiarata nuovamente sicura proprio durante l’esibizione dei ragazzi del lago Bodom, con il pubblico che ha potuto riaffluire davanti al Summer Stage solo a concerto già iniziato.

Per fortuna la giornata non è ancora da buttare e anzi la pioggia battente ci dà un po’ di tregua giusto in tempo per permetterci di tornare a vista palco poco prima dell’inizio dello spettacolo dei Kreator. Armati di stivali da pioggia e pronti a lottare contro il fango, ci godiamo uno show da veri padroni di casa, con il palcoscenico dominato da una coreografia fatta di specchi al cui centro campeggia un’enorma maschera bianca. Gli esperti thrasher teutonici sanno come intrattenere il loro pubblico e tra fuochi e coriandoli affermano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, di essere una delle migliori thrash band europee di sempre, con perle come “Fallen Brother” o la conclusiva “Pleasure To Kill” in scaletta.

A non fare prigionieri, però, è anche il clima che diventa sempre più rigido con l’incupirsi della notte: avvolti in cappotti e cappelli, rimaniamo stoicamente sotto al palco principale, per inneggiare agli Amorphis, ennesima band finlandese di questa giornata. Ma il tempo passa, il palco ruota e rivela ancora brandelli di scenografia dei Kreator, qualcosa è chiaramente andato storto e dobbiamo aspettare oltre mezz’ora dopo l’orario comunicato per veder salire sul palco la band di Tomi Joutsen e compagni. Peccato che, a causa del ritardo, lo show si concluda dopo appena 43 minuti, almeno venti in meno rispetto alla durata preventivata. Rimane l’amaro in bocca e la voglia di ascoltare di più di fronte ad una grande prova degli Amorphis, che pescano sì a piene mani dall’ultimo album con “Under The Red Cloud”, “Sacrifice” e Bad Blood”, ma concludono con l’immancabile e acclamatissima “House Of Sleep”.

Purtroppo per oggi non riusciamo più a sopportare altro freddo e, mentre una pioggerella sottile ma insistente ricomincia a cadere sul Summer Breeze, arranchiamo verso l’area camping cercando di non scivolare rovinosamente.
Volevamo temperature meno asfissianti e le abbiamo avute, ma ciò che conta, qui, è la buona musica. E anche oggi possiamo dirci soddisfatti appieno del nostro, seppur non ricchissimo, bottino.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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