Summer Breeze 2017: Live Report del Day 2

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati, quando il sole di Dinkelsbühl sorge sul secondo giorno del Summer Breeze Open Air, dopo un esordio scoppiettante all’insegna delle sorprese, allestite ad hoc per il 20esimo anniversario di questo bellissimo evento.
Si tratta, in realtà, della prima giornata “ufficiale”, quella che vedrà l’apertura dei “due” palchi principali (leggete per scoprire il perchè del virgolettato dilagante) e inaugurerà appieno tutto lo spazio del festival.
Ma dicevamo, il sole sorge e noi apriamo gli occhi su una serie di appuntamenti di metallo che ci attendono al varco.

Per prima cosa, dobbiamo riconoscere che fino ad ora il meteo di ha graziati e quelle che, all’alba della partenza, erano previsioni catastrofiche si stanno invece consolidando in giornate calde e soleggiate, un clima piuttosto inusuale per il luogo, perfino in pieno Agosto.
Ci dirigiamo verso l’area concerti, curiosi di guardarci intorno: anche quest’anno, infatti, la lunga strada che conduce allo stage principale è lastricata di bancarelle di vario tipo, tra cui gli appassionati di dischi o gadget potranno perdersi alla ricerca di un album introvabile in Italia o di un ricordo del festival. Completa il tutto l’imponente e immancabile tendone di Nuclear Blast e lo stand del merchandise ufficiale del Summer Breeze, letteralmente preso d’assalto da code interminabili di metallari per tutta la durata del festival (e delle scorte di felpe, magliette, bandiere e quant’altro).

La mattinata è all’insegna del death metal e del metalcore, i generi dominanti in quest’edizione 2017 del Summer Breeze, ma mentre ci dirigiamo verso il Summer Stage abbiamo un bel da fare nel guardarci intorno alla ricerca del secondo palco gemello, memori dei due grandi palcoscenici accostati dell’edizione precedente.
Invece no, Summer e Breeze Stage sono un tutt’uno, un’enorme installazione protetta da due giganti e tamarrissimi diavoli infernali ai due lati del palco, la cui parte centrale ruota e consente di fatto il repentino avvicendarsi delle band sullo stesso stage.

Riusciamo a goderci una massiccia performance degli Obituary, garanzia di un death quadrato e martellante che non perde un colpo, e ci apprestiamo a prendere parte alla nostra prima signing session, quella con gli Amon Amarth.
Anche quest’anno, il Summer Breeze permette di ottenere autografi e (a volte) foto con molte delle band presenti, in occasione di apposite sessioni organizzate presso gli stand di metal hammer e metal.de.
Siamo ancora in coda quando ci assale la bordata metalcore degli August Burns Red, di tutt’altra età e provenienza rispetto ai loro predecessori sul palco, eppure del tutto a loro agio in un contesto così importante e davanti ad un pubblico nutrito.

Ottenute le agognate firme di Johan Hegg e soci, tentiamo un’altra impresa impossibile: una delle molte novità allestite per quest’anno, infatti, prevede le performance acustiche di alcuni gruppi del festival all’interno del campsite circus. I biglietti per questi speciali eventi, in un numero limitato di 666, sono stati assegnati tramite estrazione nei mesi precedenti al festival, ma la pagina del Summer Breeze incoraggia comunque chi fosse interessato a tentare la sorte e recarsi al tendone in occasione dei concerti, sia mai che qualcuno abbia rinunciato e che la capienza della location si riveli sufficiente. Siamo fortunati e così è per lo spettacolo acustico dei Moonspell, una delle emozioni più grandi dell’evento per chi scrive, 45 minuti da brividi in cui la band portoghese riarrangia alcuni brani della propria carriera con il semplice accompagnamento di voce, chitarra e tastiere. Trova spazio anche la cover dei Sisters Of Mercy, “Something Fast”, e l’inedito arrangiamento di “Alma Mater” ci lascia del tutto senza fiato.

Abbiamo giusto il tempo di scattare una foto con il disponibilissimo Fernando Ribeiro, che ci rendiamo conto che è ora di correre al Summer Stage, dove presto si esibiranno i Megadeth di MegaDave Mustaine, a pochi giorni di distanza dalla loro tappa italiana.
Siamo appena all’inizio della setlist, quando l’audio del microfono di Mustaine scompare misteriosamente per alcuni lunghi secondi di terrore, anche se, c’è da dirlo, potremmo quasi non accorgercene: la prova vocale del buon Dave, infatti, non è certo delle migliori e anzi ci porta a volte a dubitare di quale sia il brano in esecuzione. Per fortuna ci pensano i suoni drittissimi e le chitarre impeccabili a riportare lo spettacolo sulla retta via, con un Kiko Loureiro in stato di grazia che sta visibilmente guadagnando spazio e autorevolezza anche sul palco dei Megadeth, e una scaletta di cui nessuno si potrebbe mai lamentare, con perle quali “Hangar 18”, “Wake Up Dead”, “In My Darkest Hour”, “Tornado Of Souls”, “Trust”, “A Tour Le Monde”, “She-Wolf”, “Peace Sells” e “Holy Wars…The Punishment Due”, solo per citarne alcune.

Siamo ubriachi di thrash e non ci resta che cambiare di nuovo genere, tornando all’oscurità dei Moonspell, per la nostra prima capatina della giornata sul T-Stage. In tutt’altra veste rispetto a quella vista poco prima, i portoghesi ripropongono parte dello spettacolo per il 20esimo anniversario della band, con una scaletta che si concentra sui primi due album “Wolfheart” e “Irreligious”.
In contemporanea, sul palco principale, si esibiscono invece nuovamente gli Amon Amarth che, a quanto ci viene riferito, stupiscono il pubblico con il duetto live con Doro sul brano “A Dream That Cannot Be”.
Peccato che quest’abbondanza musicale ci costringa a fare delle scelte anche quando non vorremmo ma, riconosciamolo, se queste devono essere le lamentele, vuol dire che le cose stanno andando per il verso giusto.

La notte più profonda è calata su questo secondo giorno di Summer Breeze e noi rimaniamo sul T-Stage per assistere alla festosa performance degli Ensiferum, vittime di qualche piccolo problema tecnico, ma sempre capaci di diversi e divertire con il loro folk scatenato.

Questo 17 Agosto è agli sgoccioli, e anche se il Summer Breeze non dormirà ancora per almeno un’ora, noi abbandoniamo il campo di battaglia con le orecchie piene di buona musica. Siamo a metà strada e curiosissimi di scoprire cosa ci riserveranno i prossimi giorni.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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