Steven Tyler & The Loving Mary Band: Live Report della data di Trieste

Una delle conseguenze portate dagli incrementi nelle misure di sicurezza ai concerti degli ultimi anni è stata l’allontanamento, inteso in senso di distanza fisica, del pubblico rispetto al palco (almeno per i palchi di una certa dimensione) e, di conseguenza, un maggior senso di distacco del primo rispetto al proprio artista di riferimento. Per fortuna, nel caso della prima delle tre date italiane in programma per Steven Tyler e la Loving Mary Band, questo discorso è in parte andato a cadere, e questo è stato uno degli elementi che ha contribuito a rendere ancora più magica la situazione. Il palco, infatti, viene allestito con l’aggiunta della classica passerella al centro (una presenza costante, ad esempio, durante i live degli Aerosmith), e se il resto del palco è protetto dalle consuete transenne, non ci sono barriere che limitino il contatto con la passerella, motivo per cui i più fortunati hanno avuto la possibilità di appoggiarsi letteralmente a quest’ultima e di assaporare fino in fondo il contatto fisico, visivo e mentale con Steven Tyler.
E’ un pubblico molto eterogeneo, che va dalla classica famiglia in vacanza che non ha molto chiaro in testa dove si trovi ai fan sfegatati con t-shirt a tema che intona “Dream On” in attesa che si aprano i cancelli, quello che assiste a questo live, incastonato in una cornice più che suggestiva come quella di Piazza Unità d’Italia, uno dei punti più nobiliari di una città già bella di suo come Trieste. La bellezza della location è sottolineata già dal gruppo di apertura, il duo acustico delle The Sisterhood Band, composto da Alyssa Bonagura (che ribadisce le sue origini italiane durante il live) e Ruby Stewart, figlia di Rod. Nello spazio a loro disposizione, le due ragazze propongono un repertorio acustico per voce e chitarra basato su quel country rock che negli Stati Uniti è assolutamente di casa, e dimostrano un buon livello per quanto riguarda le capacità compositive e l’immediatezza della proposta.
Sono circa le 22.15 quando le luci si spegono nuovamente e Steven Tyler fa il suo ingresso in scena; camicia colorata, pantaloni rossi, linea invidiabile e il microfono decorato con gli immancabili foulard svolazzanti, l’immagine di scena è quella di sempre, così come la voce, che non mostra alcun segno di cedimento per tutta la durata del live, non lunghissimo in verità (poco più di un’ora e mezza) ma intenso e vissuto con intensità massima in ogni suo momento. I pezzi degli Aerosmith la fanno ovviamente da padroni, spaziando da pezzi classici come “Sweet Emotion“, con cui si apre il concerto, ad estratti dal multipremiato “Get A Grip“, come “Cryin’” e “Living On The Edge“, fino ad arrivare a “Jaded” (tra l’altro l’unico brano in cui viene usata la pedal steel guitar). Molto spazio viene riservato anche alle cover di lusso, e se “Come Together” e la trascinante “Train Kept A-Rollin'” fanno parte da tempo del repertorio live di Stevel Tyler, è una sorpresa trovarsi di fronte al medley tutto al femminile composto dalla prima parte di “Mercedes Benz” (coadiuvato da Rebecca Lynn Howard, cantante della Loving Mary Band) e da “Piece Of My Heart“. Ultimi ma non ultimi, ci sono poi alcuni pezzi contenuti nell’album solista dalle sfumature country di Tyler, come “My Own Worst Enemy” e “We’re All Somebody From Somewhere“. In tutta questa sarabanda di generi e brani, Steven Tyler è, ovviamente, il padrone assoluto della scena: canta con ottima intonazione, intrattiene il pubblico, ricorda le sue origini calabresi, saluta una bambina nelle prime file, porge a più riprese il microfono alle prime file perchè tutti possano cantare, prende un cellulare a caso dalle prime file, si fa un selfie e lo restituisce, e per finire chiama sul palco la sua fidanzata (che probabilmente in quel momento sarà stata vittima di una serie di strali d’odio da parte delle fan più accanite) per farle gli auguri di compleanno. Tutto questo non sarebbe possibile senza la presenza della Loving Mary Band, una formazione completa e compatta con curriculum più che rispettabili; oltre alla già citata Rebecca Lynn Howard, vanno ricordate anche l’altra cantante, Suzie McNeil, e la batterista Sarah Tomek. FFinale in crescendo di adrenalina, con l’immancabile “Dream On” eseguita da Steven Tyler al piano, e da un altro calssico degli Aerosmith, “Walk This Way“, su cui si innesta il finale di “Whola Lotta Love“. Non si finisce mai di ribadire quando Steven Tyler sia un frontman completo, che sul palco può permettersi di fare tutto e a cui riesce tutto bene, e la presenza di questa formazione, alla quale non siamo forse abituati e che magari ha fatto desistere qualcuno dal partecipare, è solo la conferma di tutto il potenziale ancora inespresso da questo artista.

Setlist:
Sweet Emotion
Cryin’
I’m Down / Oh! Darling (The Beatles cover)
Come Together (The Beatles cover)
Rattlesnake Shake (Fleetwood Mac cover)
Jaded (Aerosmith song)
Love Is Your Name
Mercedes Benz (Janis Joplin cover)
Piece of My Heart (Erma Franklin cover)
Livin’ on the Edge
We’re All Somebody From Somewhere
My Own Worst Enemy
Home Tonight (Aerosmith song)
Dream On (Aerosmith song)
Train Kept A-Rollin’ (Tiny Bradshaw cover)
Play Video
Encore:
Walk This Way
Whole Lotta Love (Led Zeppelin cover)

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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