Steve Vai & Evolution Tempo Orchestra: Live Report della data di Rimini

Abituato alla situazione del club di media grandezza, dove è possibile vederlo e quasi respirarne il sudore, il fan medio di Steve Vai si trova questa volta in una sorta di Paese dei Balocchi, quasi troppo bello per essere vero. L’unica data italiana di un tour d’eccezione, quello che vede il semidivino chitarrista americano accompagnato dalla Evolution Tempo Orchestra di Bucarest per pochissime date europee, è un’occasione da non perdere, che brilla non solo per l’impeccabile organizzazione e la maniacale cura con cui tutti vengono trattati, ma anche e soprattutto per l’atmosfera da sogno che invade la serata. Già i preparativi sono all’insegna del rigore e del raccoglimento: i fotografi vengono invitati a vestirsi di nero e ad intralciare il meno possibile, gli orchestrali vengono trattati come delle entità siderali, di cui, prima dell’inizio, si percepisce solo qualche suono ovattato provenire da un angolo del backstage, e Steve Vai, che su Facebook appare sorridente a fianco della moglie Pia Maiocco durante una serena gita in gondola, è a sua volta una presenza indistinta e quasi da sogno.

La prima parte della serata (che come unico difetto ha quello della lunghezza non eccessiva) è affidata interamente all’orchestra, che si compone di elementi giovani (i maschietti avranno non avranno certo dimenticato il primo violino), e dove si uniscono la tradizione di un’orchestra classica, con archi e ottoni, e la modernità di una batteria mastodontica e di altri strumenti più tipicamente rock, che però restano sullo sfondo e avranno un ruolo da comprimari. Il religioso silenzio che accompagna l’esecuzione di cinque pezzi con l’orchestra a ranghi ridotti è il preludio all’arrivo di Steve Vai, che giusto per non smentirsi inizia la sua esibizione con un’amichevole sfida, invitando gli orchestrali a ripetere pedissequamente i riff che scaturiscono dalla sua Ibanez madreperlata (inutile dire che gli orchestrali ci riescono benissimo). Poco spazio per le parole, appena il tempo di un saluto e di due parole in un italiano smozzicato, e subito la musica riprende il sopravvento, e guida il variegato pubblico verso una delle punte di eccellenza del 2010 che volge al termine, un anno contrassegnato da tanti lutti ma anche, per fortuna, da tanti concerti di spicco nella nostra penisola. È quasi scontato dire che i brani più vecchi sono sostanzialmente  quelli che riscuotono il maggior successo; se con ‘For The Love Of God’ ci si commuove e si percepisce veramente il soffio di vita di un’entità superiore, con l’acclamatissimo finale affidato a ‘Liberty’ l’atmosfera gessata ad opera di una severissima (e necessaria) security si scioglie un po’. In mezzo c’è tempo per altre esecuzioni da manuale che costruiscono una efficace sintesi di alcuni tra i momenti più importanti della carriera del musicista. È difficile descrivere l’atmosfera rispettosa, magnetica e al tempo stesso calorosa, che è a sua volta un aspetto di unicità del concerto. Steve Vai non è nuovo alle esibizioni di questo tipo (come dimostrano i concerti tenuti con la Holland Metropole Orchestra tenutisi nel 2005 e immortalati nel DVD ‘Visual Sound Theories’), ma la magia di momenti di questo tipo ripaga da un’attesa lunga e pone il chitarrista ancora più di diritto fra le eccellenze di chi è emblema di un certo modo di utilizzare lo strumento. Un modo forse più folle di altri, quasi ultraterreno, incomprensibile, ma al tempo stesso straordinariamente umano ed emozionale.

Setlist:

  • Intro
  • Kill the Guy With the Ball
  • The God Eaters
  • The Murder Prologue
  • The Murder
  • Lotus Feet
  • Answers
  • I’m Becoming
  • Salamanders In The Sun
  • For The Love Of God
  • Encore:
  • The Crying Machine
  • Encore 2:
  • Liberty

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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