Steel Fest: Live Report

Il rock sa guarire dalle ferite ad una velocità sorprendente. Solo una settimana prima, l’annuncio del tramonto del Glam Fest, dopo cinque onorate edizioni, e la comunicazione che, per lo Steel Fest, tutto sarebbe dipeso dalla partecipazione il giorno stesso, avevano fatto rabbrividire più di una spina dorsale. Adesso, a riflettori spenti, possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo, dato che non solo è andato tutto bene, ma che abbiamo già una data fissata per lo Steel Fest edizione 2012 (il 10 novembre per la cronaca), segno che l’heavy metal classico non tramonta mai. È difficile infatti, una volta entrati all’Estragon, non lasciarsi contagiare dall’atmosfera festosa che si diffonde attorno (no, non è l’odore di metallaro sudato) e che finisce, inevitabilmente, per coinvolgere anche gli occupanti del palco. Persa purtroppo l’esibizione dei nostrani Battle Ram, abbiamo invece modo di gustarci quella dei secondi a salire in scena, i Crystal Viper. È solo il secondo gruppo, ma l’attenzione e la partecipazione sono già elevate, e anche se è forse la presenza della bella Marta Gabriel a catalizzare gli sguardi (nonostante diversi problemi di audio), l’impressione è da subito che qua non si scherza.

I Pegazus sono la versione in carne e ossa dei Masters, i dominatori dell’universo: impossibile non notare lo stretto grado di parentela fra He – Man e il cantante Justin Fleming! Battute a parte, la band si lancia in un non particolarmente impegnativo heavy metal che gronda classicismo da tutte le parti, sfiorando il sorriso compassionevole con l’originalissima ‘Metal Forever’. Ad ogni modo, nonostante non  si possa certo parlare di novità, i Pegazus si mostrano coerenti con se stessi fino alla fine, e ce la mettono tutta per risultare credibili.

Non si  lasciano scoraggiare da iniziali problemi di suono, e regalano alla platea di casa quaranta minuti incandescenti, all’insegna di ciò che da sempre contraddistingue il loro stile. I Tarchon Fist utilizzano il tempo a loro disposizione fino all’ultima briciola, elargendo a piene mani dosi massicce di energia sotto il segno del metal classico. Lo Steel Fest è quindi un’occasione ulteriore per riascoltare brani come ‘It’s My World’, ‘Falling Down’ o ‘We Are The Legion’ e per apprezzare la perfetta armonia che si crea fra i suoi componenti, che va assumendo connotazioni più solide in ogni situazione. L’occasione è doppiamente importante; quella di Bologna è infatti una delle ultime date prima che il quintetto si fermi per registrare il terzo album (seguiranno a fine mese altre date in Repubblica Ceca), ma soprattutto si festeggia l’uscita di ‘World Of Fighters’, un vinile che raccoglie alcuni tra i migliori brani pubblicati fino ad ora dai Tarchon Fist, una celebrazione di quello che la band è riuscita a realizzare in un periodo di tempo relativamente breve, rinascendo dalle ceneri di un passato contrassegnato,  loro malgrado, da molte ombre.

Anche per i Picture lo Steel Fest è un momento importante, dato che si tratta della loro prima esibizione sul suolo italiano in tanti anni di onorata carriera, come dimostra il colore della sfolgorante chioma del cantante Pete Lovell. La band è prima di tutto molto abile nel non far cadere l’attenzione, aspetto che potrebbe cominciare a vacillare considerando che la loro esibizione cade esattamente a metà del festival, e i fattori di distrazione sono potenzialmente molti (non ultima la Fiera del disco a pochissimi metri dall’Estragon). La loro è una performance che si affida molto all’esperienza, grazie alla quale si mettono in campo energia e forza, il tutto sormontato da un grande affiatamento fra tutti i componenti della band e dalla voce profonda e piena di sentimento di Lovell. Per chi è troppo giovane per averli potuti conoscere nel loro primo periodo di attività, l’ascolto dal vivo di brani come ‘Lady Lightning’ e ‘Eternal Dark’ può diventare un buon trampolino di lancio per approfondire una conoscenza più che necessaria. Tutto questo in attesa di un nuovo disco, che dovrebbe essere pubblicato il prossimo febbraio.

Come i Tarchon Fist, anche gli Skanners lanciano una nuova pubblicazione in occasione dello Steel Fest; per loro si tratta della versione in vinile di ‘Factory Of Steel’. Sarà forse per questo, o sarà lo stato di grazia in cui versa da tempo anche la band altoatesina; sta di fatto che anche per loro il bilancio è sicuramente positivo. Claudio Pisoni si conferma come un frontman assolutamente impossibile da fermare, ottimo nel coinvolgimento del pubblico e nell’attenzione alla voce; il tutto coadiuvato da compagni di avventure più o meno giovani, che gettano un ponte e una continuità fra l’heavy metal italiano del passato e del presente.

Già lo scorso anno avevano spiccato come autori di una delle performance più attese del British Steel Festival. Questa volta la palma dell’headliner non spetta a loro, ma gli Angel Witch (che con questa data hanno modo di recuperare quella persa al Pegorock la scorsa estate per via del maltempo) realizzano senza ombra di dubbio uno dei migliori concerti della serata. Forse l’interazione con il pubblico è inferiore, forse la band vive concentrata nel proprio mondo, ma quando ti sbatte in faccia a brutto muso pezzi come ‘Gorgon’, ‘Confused’, ‘White Witch’ e le immancabili ‘Angel Of Death’ e ‘Angel Witch’ in conclusione, come è possibile resistergli? E non è solo per la vitalità fuori dal tempo di Bill Steer, o per la voce incarognita dagli anni ma sempre guizzante di Kevin Heybourne, ma per tutta l’atmosfera, magicamente cattiva, che gli Angel Witch riescono a realizzare nella loro semplicità. A ulteriore dimostrazione di questo cambiamento di atmosfera, le luci sul palco si spostano in modo consistente verso le tonalità del rosso, conferendo una nota di maggiore irrealtà a una situazione già magica di suo.

Un altro tassello di unicità si aggiunge con l’esibizione dei Praying Mantis, che allo Steel Fest hanno deciso di registrare il loro album dal vivo, in pubblicazione presumibilmente entro la prossima estate. Per questo motivo la preparazione dietro le quinte è ancora più frenetica e meticolosa del solito, ma alla fine tutto fila fortunatamente nel verso giusto. La band britannica regala quindi uno show assolutamente perfetto, sia per quanto riguarda l’esecuzione di ogni singolo componente (su cui spicca per forza di cose la forza di un concentratissimo Mike Freelan), sia per il repertorio proposto, che riprende, proprio in occasione delle registrazioni del live, diversi brani tratti dall’opera di esordio, ‘Time Tells No Lies’, ovvero come avere trent’anni di vita alle spalle e non dimostrarli affatto. L’unica pecca è rappresentata forse dallo stesso pubblico che, in parte ancora assorto negli echi della contemplazione degli Angel Witch, in parte forse già proteso verso i Virgin Steele, è sì partecipe e attento, ma avrebbe forse potuto essere un po’ più caloroso verso i Praying Mantis e la loro esecuzione da manuale.

I Virgin Steele sono un altro colpo grosso per  Bologna Rock City, un nome di forte richiamo anche al di fuori di quello che è tradizionalmente il giro di persone che frequenta l’ambiente dei concerti bolognesi; l’occasione è ulteriormente ghiotta se si considera che quella dello Steel Fest è l’unica data italiana per questa volta, e come è logico aspettarsi, David DeFeis e compagni lasciano un ricordo estremamente positivo di sé. In quasi due ore di concerto, i Virgin Steele compiono una lunga escursione attraverso i grandi classici di quella che viene generalmente considerata come la loro epoca d’oro, eseguendo fra gli altri ‘Noble Savage’, ‘A Symphony Of Steel’ e ‘Victory Is Mine’. È difficile trovare pecche in una performance di questo calibro, che oltre ad una band ben coesa e molto partecipe, si amalgama grazie alla voce e alla presenza scenica di DeFeis, in moto perpetuo fra il centro del palco e le tastiere, protagonista in ogni situazione. È anche grazie al suo carisma che la tensione rimane elevata fino alla fine, quando i fan dei Virgin Steele possono prostrarsi di fronte all’epico duo composto da ‘The Burning Of Rome’ e ‘Veni, Vidi, Vici’. Difficile, come già accennato, non uscire dall’Estragon pienamente soddisfatti dopo una simile orgia di heavy metal, anche perché, ormai è definitivo, questo appuntamento annuale sembra diventata una consolidata abitudine.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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