Spock’s Beard: Live Report della data di Milano

Nella prima piovosa serata autunnale dell’anno, in un giorno infrasettimanale e conoscendo la mentalità un po’ pigra del pubblico italiano non ci aspettavamo un grande afflusso al Legend di Milano per assistere all’interessante show in programma nel cartellone “Rock In Park” ma una triade come questa, soprattutto gli headliner, avrebbero decisamente meritato più “calore” (quantitativamente parlando). Quello che invece non è mancato al concerto cui abbiamo assistito, è stata la qualità!

Per un non meglio precisato cambio di scaletta, mentre siamo ancora all’esterno del locale, i primi a salire sul palco sono i giovani Synaesthesia (gruppo scoperto da Mike Holmes degli IQ) che hanno proposto brani provenienti sia dal debutto eponimo uscito l’anno scorso su G.E.P sia dall’imminente nuovo album in preparazione che uscirà, secondo quanto comunicato proprio in questi giorni, a nome Kyros. Il tutto ruota attorno alla figura del cantante/tastierista Adam Warne, che iniziò questa avventura come one man band per poi farla evolvere in gruppo a tutti gli effetti (alla maniera dei Porcupine Tree per inquadrare la situazione); musicalmente partono da una base neo prog tipicamente inglese andando ad aggiungere tecnicismi e una certa dose metallica che da un lato rende la proposta ancor più interessante ma complicando eccessivamente la fruibilità… insomma molto bravi a suonare ma ancora rivedibili come coinvolgimento a tutto tondo. Tra l’altro un cantante più dotato farebbe sicuramente al caso loro per una resa d’insieme più omogenea.

Gli ungheresi Special Providence salgono sul palco milanese molto sicuri di sé, nonostante la loro proposta sia interamente strumentale e l’esibizione giova di questa determinazione per un concerto davvero riuscito tra assalti techno prog e sconfinamenti anche in territori jazz e djent. Immaginatevi degli Animals As Leaders con una percentuale maggiore di prog metal di scuola Dream Theater soprattutto per quanto riguarda il guitar work di Márton Kertész davvero vicino all’ultimo Petrucci. Tecnicamente pressoché irreprensibili i nostri hanno proposto alcune composizioni davvero interessanti tra le quali vi segnaliamo “Awaiting The Semicentennial Tidal Wave” e “Northern Lights”.

L’attesa era però tutta per i grandi Spock’s Beard, che dopo l’ultima calata italica l’anno scorso in occasione del festival prog di Veruno (NO) tornavano finalmente da headliner in Italia, forse addirittura per la prima volta a Milano. Rispetto al precedente concerto italiano dobbiamo rilevare l’inferiore stato di forma vocale di Ted Leonard e qualche imprecisione di troppo ma detto questo gli americani hanno ampiamente soddisfatto un pubblico a tratti estasiato dalla modestia nonché dal “senso” musicale; il solito trip tra pezzi nuovi (estratti dall’ottimo “The Oblivion Particle”) come “Tides Of Time”, “Minion” (uno degli highlight della serata) e “To Be Free Again” e tuffi nel passato di una discografia che non ha mai subito cali evidenti (al di là delle preferenze soggettive). Ci si emoziona davvero a risentire capolavori come “On A Perfect Day” e le non vecchissime “Afterthoughts” (il culmine qualitativo della serata) e “Waiting For Me”; strana la scelta del bis rappresentato da “The Water”, una delle suite del’esordio “The Light” (1995) da sempre ritenuto uno dei pezzi più difficili da digerire del loro repertorio.

Alan Morse è il motore di una formazione prog che possiamo ormai ritenere “classica” ben spalleggiato da un Ryo Okumoto che sembra essere stato catapultato da un’altra epoca insieme al suo set di tastiere; da applausi anche la sezione ritmica Meros/Keegan che non ha sbagliato un colpo (anche se inizialmente i suoni di batteria erano un po’ deficitari).

Davvero complimenti a coloro che sono riusciti a portare a Milano un bill così interessante e alla modestia tipica dei grandi degli Spock’s Beard che hanno regalato ai propri fan un esibizione non perfetta ma fottutamente rock n’ roll.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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