SpazioRock Festival: Foto e Live Report del festival con Iron Savior, Powerwolf, Stratovarius & altri

Nel troppo spesso e a volte ingiustamente criticato mondo dei live italiani in ambito metal, Spazio Rock inaugura quest’anno la prima edizione del suo SpazioRock Festival, con un appuntamento interamente dedicato al power metal. La lineup è di tutto rispetto per ogni metalhead, addirittura da sogno per gli appassionati del genere, e unisce con sapienza esponenti della tanto apprezzata scena power italiana, ma di fatto conosciuti e acclamatissimi anche all’estero (Elvenking, DomineOvertures Luca Turilli’s Rhapsody), e rapprsentanti internazionali del livello di Iron Savior, Powerwolf e Stratovarius.
Il piatto è ricco e fa piacere constatare la presenza di fan arrivati addirittura da altre nazioni per partecipare ad una kermesse che si prospetta imperdibile.
La vostra amata webzine Metallus.it poteva non essere presente a questo scoppiettante evento? Ovviamente c’eravamo, addirittura con due inviati pronti a raccontarvi la serata, una band dopo l’altra.

Aprono le danze gli Overtures, giovane band di Gorizia che sta crescendo e convincendo di uscita in uscita grazie alla propria qualità. Supportati anche da due coriste, i nostri sfruttano al meglio gli appena 20 minuti che hanno a disposizione per dimostrare il loro tasso tecnico e l’efficacia delle proprie composizioni. Tra la promozione del suo ultimo album “Artifacts” e l’esecuzione in chiusura di “Fly, Angel”, già un piccolo cavallo di battaglia, il gruppo friulano ottiene meritati applausi da un’audience già abbastanza numerosa.

 

 

 

Tocca agli Elvenking continuare a dimostrare il valore e l’altissima caratura della scena metal italiana, qualunque cosa ne possano dire i detrattori. I friulani capitanati da Davide “Damna” Moras sono una certezza in fatto di spettacolo e lo dimostrano con una performance trascinante, nonostante i soli 30 minuti previsti per la loro esibizione. Il mix tra power, folk e hard rock si rivela come sempre vincente e conferisce una carica in più allo show, da scandire dall’inizio alla fine a colpi di headbanging. La band è forse un po’ poco comunicativa sul piano dell’interazione con un pubblico formato quasi eslcusivamente da connazionali, ma d’altronde il tempo è poco: l’adrenalina, invece, è altissima e si sprigiona alla grande su brani come “Elvenlegions”“Grandier’s Funeral Pyre”.
Ci dirigiamo soddisfatti a prendere una birra, pronti a continuare la giornata a tutto power.

 

 

 

Terminata l’esibizione degli Elvenking è la volta dei leggendari Domine, inossidabili capisaldi del metallo tricolore. E’ un po’ un peccato che il combo toscano abbia solo 30 minuti per pescare brani dalla propria epica discografia e proporli agli astanti del Live, ma l’ensemble fondato dai fratelli Paoli fa di necessità virtù e se ne esce con uno show a dir poco commovente. Morby è sempre un cantante fenomenale e nonostante alcuni problemi tecnici al microfono durante l’immancabile opener “Thunderstorm” impressiona tutti i presenti coi suoi irraggiungibili acuti. L’uragano rappresentato dai nostri prosegue, è proprio il caso di dirlo, con la successiva “The Hurricane Master”, mentre c’è anche spazio per composizioni più complesse con le splendide “The Ride Of The Valkyries” e “Dragonlord”. L’onnipresente “Defenders”, a mettere il sigillo su questo breve ma intenso concerto, lascia infine spazio alle ovazioni di un pubblico in totale visibilio.

 

Tocca quindi agli esperti power metaller tedeschi Iron Savior, primo gruppo internazionale della giornata, salire sul palco per dire la propria. Il quartetto teutonico non costituiva forse la band più attesa della manifestazione, ma fin dalle prime battute può contare su di un manipolo di fedelissimi nelle prime file e il suo seguito crescerà minuto dopo minuto grazie a una performance di alto livello. Il frontman Piet Sielck è infatti un vero mattatore, i suoi sodali musicisti navigati, così fra i brani dell’ultimo disco “Titancraft”, su tutti la poderosa cavalcata “Way Of The Blade” posta in apertura, e classici fatti apposta per essere suoanti dal vivo come“Heavy Metal Never Dies”, cantata in coro da tutti i presenti, lo show va a finire in un trionfo. La vera sorpresa di questo festival!

 

 

 

Ci sistemiamo sotto il palco e attendiamo con ansia le 19:15, ora prevista per l’inizio dell’esibizione dei Luca Turilli’s Rhapsody. Il tempo passa, ma lo staff e i tecnici del suono continuano a trafficare con cavi e strumenti musicali e dopo 15 minuti cominciamo a capire che qualcosa non va. Dopo quasi mezz’ora di ritardo rispetto all’orario previsto per l’inizio dello show, è lo stesso Luca Turilli a salire sul palco, segno che i problemi tecnici in corso sono davvero meritevoli d’attenzione.
La band si sistema finalmente on stage, ma è ormai chiaro che il tempo a sua disposizione sarà praticamente di 30 minuti o poco più, dimezzato rispetto al running order originale. D’altronde, sarebbe davvero impensabile far slittare di così tanto tutti gli show successivi, anche in virtù dei perfetti incastri concerti-signing session previsti dall’organizzazione.
I Luca Turilli’s Rhapsody danno comunque il massimo nel tempo disponibile e incantano il pubblico, aprendo con “Il Cigno Nero” e continuando con brani acclamatissimi quali “Rosenkreuz”, “Land Of Immortals” (traccia tratta dalla discografia dei Rhapsody) e “Tormento e Passione”. Lo spettacolo è impreziosito dalla perfetta alchimia tra le voci di Alessandro Conti e della soprano Emilie Ragni, con passaggi canori da vera pelle d’oca.
Peccato davvero per l’inconveniente (di natura sconosciuta) che ha impedito alla band di eseguire l’intera setlist, siamo solidali con i fan che avrebberoo volentieri ascoltato di più.

 

Rimaniamo al nostro posto e ci prepariamo all’entrata in scena dei Powerwolf, che tornano in Italia dopo quattro anni d’assenza, con la prima e unica apparizione all’attivo nel nostro paese che risale addirittura al 2012.
Nel mentre, i lupacchiotti tedeschi guidati dal carismatico frontman Attila Dorn hanno guadagnato un enorme successo ed è un piacere vedere l’affluenza e la partecipazione di un pubblico che per tutta la durata della setlist non smette di cantare, saltare e assecondare gli sketch dei membri della band, che alla fine del concerto sembrano davvero divertiti e soddisfatti dalla riuscita dell’esibizione.
Lo show si apre con “Blessed And Possessed”, title-track dell’ultima fatica di studio della band, ma spazia attraverso la discografia dei Powerwolf e soddisfa appieno con brani quali “Coleus Sanctus”, “Armata Strigoi”, “Sacred And Wild” e “Sanctified With Dynamite”. Per chi conosce e ama la combo teutonica, la metal mass è una gioia dall’inizio alla fine e l’atmosfera da rito blasfemo è suggestiva e divertente al tempo stesso, coronata dalle trascinanti, dissacranti e immancabili “Resurrection By Erection”, “Werewolves Of Armenia” e “We Drink Your Blood”.
Che dire? I Powerwolf torneranno in Italia a Gennaio e, viste le premesse, non vediamo l’ora di rivederli dal vivo.

 

 

 

L’ora si è ormai fatta tarda quando è il momento di svolgere il proprio ruolo di headliner da parte degli Stratovarius, veterani del power metal che continuano a vantare un notevole seguito. I cinque finlandesi sono in ottima forma e sotto la sapiente guida del vocalist Timo Kotipelto, convincente come al solito, propongono al Live un concerto che al di là di qualche concessione al recente “Eternal” è un vero e proprio best-of. Da “Eagleheart” a “Phoenix”, da “Paradise” a “Black Diamond”, dall’emozionante ballad acustica “Forever” all’ormai consolidata chiusura affidata ad “Hunting High And Low”, sulla quale Kotipelto si diverte a far cantare i presenti in una sfida immaginaria a chi è più rumoroso con le audience di altri festival in cui i nostri hanno suonato, i classici della band ci sono tutti.
Con questa maiuscola performance dello storico combo finnico si chiude insomma alla grande un evento che ci ha permesso di vedere all’opera tante ottime band e che contiamo si ripeta anche i prossimi anni con ulteriori edizioni.

 

 

 

Overtures, Domine, Iron Savior e Stratovarius ad opera di Matteo Roversi; Elvenking, Luca Turilli’s Rhapsody e Powerwolf ad opera di Ilaria Marra.

SpazioRock Festival

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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