Sonisphere: Foto e Report del festival

Ed eccoci a commentare la nuova edizione del Sonisphere Festival, appuntamento itinerante ormai confermato nell’estate metal italiana. Superfluo ricordare che la kermesse di quest’anno rappresentava soprattutto il ritorno in Italia dei sempre attesissimi (e in grado di richiamare ogni volta folle oceaniche) Metallica: headliner a parte, come avremo modo di vedere, anche le altre band partecipanti si sono fatte valere. Una valutazione negativa non può che andare invece alla location pensata per il concerto, l’Assago Arena. L’inizialmente prevista Arena di Rho, pur non essendo il non plus ultra, aveva raggiunto un livello quanto meno dignitoso in occasione degli ultimi eventi: anche se l’area davanti allo stage restava una rovente spianata d’asfalto, il parcheggione di Rho presentava infatti una vasta zona d’ombra con numerosi posti a sedere e il deflusso del pubblico a fine show era solitamente agevole e abbastanza spedito.

Nell’arena allestita all’esterno del Forum d’Assago, delimitata da deprimenti container arrugginiti, l’ombra rappresentava invece un bene più prezioso dell’oro, tanto che i numerosi metalhead accorsi si sono presto assiepati nello stretto viale d’ingresso, unico percorso dove gli alberi davano un po’ di ristoro; il consueto asfalto era poi “condito” con un’insidiosa ghiaia, per non parlare del fatto che, a fine serata, la location si è trasformata in una trappola mortale, dal momento che fin dalle prime occhiate è apparsa come troppo piccola e angusta per consentire un’uscita indolore alle migliaia di fan dei Four Horsemen. Risultato: le vie di fuga sono rimaste intasate da un serpentone umano che procedeva estremamente a rilento, quando procedeva, causando a tutti quanti un ritorno a casa non proprio rapido e felice! Ma vediamo un po’ cos’è successo sul palco.

*Sarà che i presenti non hanno troppe alternative e posti dove andare, saranno la curiosità di testare il festival e ascoltare da subito un po’ di buona musica, fatto sta che il giovane act metalcore degli Hawk Eyes può beneficiare di un pubblico considerevole, pur costituendo il gruppo di apertura. Il combo inglese non deve insomma suonare davanti alle proverbiali quattro persone e può svolgere la propria esibizione ottenendo un piccolo momento di gloria.

Il copione non cambia per i canadesi Three Days Grace, che seguono in cartellone. Una certa dimestichezza on stage e una proposta hard rock molto diretta, moderna e di facile presa permettono anche all’ensemble dell’Ontario di ottenere i propri meritati applausi.

Si inizia a fare sul serio,e la partecipazione del pubblico comincia ad essere davvero intensa, con i We Are Harlot, vera e propria band rivelazione di questa prima metà di 2015. Il frontman Danny Worsnop sul palco è una furia, i fortissimi singoli “Dancing On Nails” e “The One” presenti in scaletta fanno il resto: la formazione dell’ex cantante degli Asking Alexndria non può quindi che ottenere una fragorosa approvazione al termine della propria performance, meritandosi la palma di primo highlight della giornata.

Si cambia completamente registro con la doppietta di gruppi a seguire. Il death metal iper-tecnico e senza dubbio non di facile assimilazione dei Gojira non rappresenta certo il piatto ideale per il pieno pomeriggio caldo e assolato dell’arena di Assago; il leader Joe Duplantier sa però il fatto suo, e interagendo simpaticamente col pubblico parlando un misto di italiano, francese e inglese, riesce a far passare la complessa proposta dei suoi, in ogni caso d’alta qualità, ottenendo una giusta promozione.

Si potrebbe fare un discorso simile per i leggendari Meshuggah, costretti a suonare il proprio metal sperimentale e avanguardistico davanti a un’audience sempre più provata e affaticata, in un contesto e a un orario che non permettono tra l’altro di avvalersi dei giochi di luce del geniale tecnico Edvard Hansson. La band è comunque impeccabile come sempre e il cantante Jens Kidman si impegna più che mai nel coinvolgere e aizzare un pubblico abbastanza tiepido, ma in ogni caso rispettoso e consapevole del valore di chi si trova davanti.

L’impressione generale  è che qui ad Assago non solo non ci sia nessuno per i Faith No More, ma che gran parte dei presenti non abbia la minima idea di chi siano, cosa facciano e di che personaggio sia Mike Patton. La prova lampante è la sfilza di commenti negativi sugli insulti che lo stesso Patton ha lanciato verso il popolo del Sonisphere. Patton, vissuto a lungo in Italia, tra i brani dialoga con il pubblico silente in italiano e, vista la scarsa risposta da parte dell’audience, incita a fare un po’ di casino con termini un po’ coloriti. Ora, se mi venite a dire che quando vi chiamano “motherfuckers” è ok e quando vi dicono “coglioni” non va bene… c’è qualcosa che non va. Se poi ve lo dice un folle, scostante, geniale Mike Patton e vi incazzate, non avete capito molto del personaggio. Chiusa la polemica, i Faith No More sono nettamente i vincitori (sul campo musicale) del Sonisphere. Una performance da brivido, apprezzata da pochissimi, probabilmente proposta in un contesto poco adeguato a un pubblico disattento. Il palco è allestito in bianco, con le decorazioni floreali come già si era visto durante gli ultimi festival. Finalmente suoni e volumi sono ok e la band alterna sapientemente l’amato/odiato “Sol Invictus” a brani del repertorio, spaziando dall’intera discografia con “Be Aggressive“, “Ashes to Ashes” e tanti altri classici. Chiusura con “We Care A Lot“. Fantastici ma poco apprezzati dai “merdallari” (appellativo di Patton) inneggianti i Metallica.

Metallica

Diciamocelo, questo non è il Sonisphere. Questo è un concerto dei Metallica con delle ottime band di supporto. “The Ecstasty Of Gold” introduce i The Four Housemen come di consuetudine ed è Hetfield a dare il via allo show con una “Fuel” sparata in faccia ai 30.000 di Assago. Che dire che non sia ancora stato detto di uno show dei Metallica? Se li amate sarà lo show più bello della vostra vita, as usual. Il meccanismo è perfettamente oliato e Ulrich e soci non fanno prigionieri, anche grazie a una scaletta che propone alcuni brani un po’ più inusuali rispetto al solito. “Metal Militia” è una cannonata immortale nonostante l’esecuzione sia comunque di molto migliorabile. Seguono “King Nothing” da “Load” che, a occhio e croce, è stata apprezzata dal 10% del pubblico, insieme a “Disposable Heroes” e “The Unforgiven II“, croce e delizia di buona parte dei metallari più tvue. Una bella sorpresa arriva con “The Frayed Ends Of Sanity” seguita da “One“. L’impressione purtroppo è che il pubblico sia molto scarico, forse per la lunga giornata ma, onestamente, la nostra personale impressione è che una buona parte dei presenti conoscesse a malapena 5-6 pezzi della setlist eseguita e che, quindi, molti dei brani suonati siano stati per molti solo dei riempitivi. Hetfield prova a più riprese ad incitare il pubblico che però in certi momenti risulta fin troppo silenzioso e smorto. Altra cannonata leggendaria con “Fight Fire With Fire” mentre “Seek And Destroy” chiude in bellezza il set ufficiale. I bis si aprono con “Creeping Death“, fantastica ma Ulrich sbaglia l’attacco e si riparte (daje Lars, sul pezzo). Accoppiata finale classica con “Nothing Else Matters” ed “Enter Sandman“. Unica nota negativa gli inutili e imbarazzanti intermezzi strumentali di Hammet.

In generale una performance con i fiocchi comunque, con volumi belli violenti (probabilmente l’unica cosa positiva rispetto a Rho, dove spesso erano fin troppo bassi). Evitiamo commenti sugli schermi fuori sincro con l’audio. I Metallica salutano tutti regalando plettri, bacchette e quant’altro, salutando uno ad uno il popolo metal di Milano. Niente da dire, bravi.

Bonus – Le foto delle prime file!

Testo “Intro + Hawk Eyes-Meshuggah” di Matteo Roversi
Testo “Faith No More – Metallica” di Tommaso Dainese
Foto di Mairo Cinquetti

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. matteo

    Bè io non c’ero , ma vedendo l’abbigliamento dei faith e i fiorellini di contorno sicuramente non ha aiutato a farsi voler bene.. anzi.., lo sapeva benissimo dove andava a cantare..

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  2. andrea

    Grandi Faith No More!!! Unici e inimitabili, Mike Patton è un dio!! Unico gruppo vero in un festival moscio! Detto da uno che era li sin dalle 14!!! Gli altri gruppi sono catalogabili alla voce: piattume! soprattutto la cover-band dei metallica! FNM: tornate presto!!

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