Sonata Arctica: Live Report della data di Bologna

Già ai tempi della sua rivelazione avvenuta lo scorso anno, l’annuncio della ri-registrazione di “Ecliptica” aveva nuovamente diviso i fan della storica power metal band nelle solite due fazioni: ennesima trovata per spulciare due soldi o buon modo di rispolverare materiale poco apprezzato all’epoca? Dal 1999, anno che segna il debutto dei Sonata Arctica nel panorama metal odierno, in molti hanno sperato di poter ascoltare questo capolavoro in sede live nella sua interezza, anche se all’epoca una scelta del genere sarebbe stata etichettata come “improponibile”, vista la scarsa notorietà del gruppo di Kemi. A distanza di circa 15 anni e forti di una solida fanbase internazionale, il quintetto finlandese ha voluto rendere possibile l’impossibile e ha ripagato l’estenuante attesa dei fan portando “Ecliptica” live on the road, facendo tappa per la prima volta nel capoluogo emiliano e regalando uno show veramente unico nel suo stile.

Fotografie: Marcella Fava
Testo: Arianna G. e Marcella Fava

Dalla Svezia ecco arrivare una schiera di biondissimi fanciulli dal volto coperto che sembrano essere usciti direttamente da film come “Eragon” o dalla terra di mezzo de “Il Signore Degli Anelli”. I Twilight Force, prima band in cartellone questa sera: questo sestetto scandinavo è pronto a riscattarsi dopo la mancata esibizione dello scorso anno e si prepara a portare il nutrito pubblico bolognese in un mondo popolato da strane creature magiche, quali draghi, streghe e cavalieri. La band presenta all’audience circa sei brani estratti dal loro debut album, “Tales Of Ancient Prophecies”, uscito lo scorso anno; non vi nascondiamo che, durante la loro performance, sembra in realtà di assistere quasi alla narrazione di un racconto epico magistralmente interpretato dal cantante Christiano che, senza risultare eccessivo nella caratterizzazione del suo personaggio, è riuscito a coinvolgere ulteriormente i già entusiasti astanti. L’interazione non è certamente mancata e tutti i membri si sono ugualmente relazionati con un pubblico visibilmente contento, in particolar modo i due chitarristi e lo stesso frontman hanno esternato il loro affetto arrivando a dedicare poco prima della fine del set una piccola parte di un brano ad una fortunata ragazza del pubblico, per poi congedarsi elegantemente con la classica foto di rito che ritrae band e pubblico.

Scaletta:

Intro
Forest Of Destiny
Enchanted Dragon Of Wisdom
Twilight Horizon
Gates Of Glory
The Power Of The Ancient Force

Dopo una sana ventata di epic power, si passa a qualcosa di più “allegro”: spetta ai pionieri dell’happy metal prendere possesso del palcoscenico. Non sono passati nemmeno tre anni dall’ultima calata italica dei tedeschi Freedom Call: 666 Weeks Beyond Eternity” apre le danze e, da subito, la folla manifesta il suo calore; la band è veramente in forma raggiante, in particolar modo Chris Bay sfoggia i suoi mitici sorrisi smaglianti e il suo forte carisma, ma si sa, non basta una buona presenza scenica per trascinare un pubblico un po’ “difficile”. Ecco quindi che i nostri giocano la carta vincente e riescono a coinvolgere in toto anche gli astanti più scettici mettendoli alla prova con cori e piccoli vocalizzi. È visibilmente chiaro che il quartetto di Nürnberg ami veramente tanto l’Italia tant’è che durante la serata lo stesso frontman avrà modo di rivolgere complimenti “frou-frouttosi” (come lui stesso ha sottolineato) al proprio pubblico che, incurante degli apprezzabili tentativi del cantante nel masticare la nostra lingua, interagirà a tutto spiano e dimostrerà di non riuscire più a contenere la voglia di ballare, saltellare e gioire insieme ai loro idoli. Lo show proposto in questa nuova sede si incentra particolarmente sull’esecuzione di “Eternity”, platter uscito nel 2002, di cui verranno presentati ben otto brani sui nove proposti in setlist. Una scelta un po’ azzardata, considerando che non ricorre nessun anniversario per il combo made in Germany, ma ugualmente apprezzata dalla maggior parte degli astanti. Chiusura affidata a “Warriors”/”Land Of Light”, immancabile accoppiata diventata ormai un vero e proprio inno per i guerrieri dell’happy metal e cantata a squarciagola dai più aficionados, che conclude dignitosamente un grandioso set.

Scaletta:

666 Weeks Beyond Eternity
The Eyes Of The World
Flying High
Island Of Dreams
Bleeding Heart
Metal Invasion
Ages Of Power
Warriors
Land Of Light

Un enorme telo raffigurante l’artwork dell’ultimo lavoro in studio dei Sonata Arctica, “Pariah’s Child”, si leva da dietro il drumset, già prontamente allestito. Sulle note del movimentato Can-Can, il quintetto finlandese fa il proprio ingresso, nascosto da un buon gioco di luci ed ombre; standing ovation e applausi danno il nuovo benvenuto alla band, reduce da un lungo tour che li ha visti impegnati worldwide fino a poche settimane fa. “White Pearl, Black Oceans” è il brano scelto come ouverture e la reazione è quasi scontata: immediatamente si leva un canto collettivo che accompagnerà Tony Kakko e soci per tutta la durata dello show. “X Marks The Spot”, secondo antipasto della serata, alimenta maggiormente gli animi già infuocati dei presenti in sala, preparandoci al piatto principale, ovvero l’esecuzione integrale di quel capolavoro chiamato “Ecliptica”, pubblicato oltre 15 anni fa e riproposto recentemente in una versione più moderna, intitolata “Ecliptica Revisited – 15th Anniversary Edition”. Si parte quindi con la velocissima “Blank File”, seguita a ruota da un’inebriante “My Land” e “8th Commandment”, cantate all’unisono da tutti i presenti, per poi arrivare alla malinconica “Replica” e alla movimentata “Kingdom For A Heart”, il cui testo mostra un rilevante cambiamento sul ritornello (abbiamo un “If I were a king” e non più lo stonatissimo “If I WAS a king”, ormai appartenente al passato) non totalmente compreso dal pubblico, ancora ancorato al vecchio testo. “Fullmoon” inebria ancora di più gli , mentre spetta alla toccante “Letter To Dana”, brano che denuncia la scomparsa della protagonista della canzone, scaldare gli animi più sensibili, grazie soprattutto alla particolare sinergia creata tra l’istrionico vocalist e il suo pubblico. Anche in quest’occasione Tony Kakko, nonostante l’età che avanza e le piccole sbavature, fa pieno sfoggio del proprio timbro vocale, regalando brividi lungo la schiena e offrendo uno show nello show. Ormai siamo vicini al “cuore” dell’esibizione ed ecco arrivare “UnOpened”, “Picturing The Past” e “Destruction Preventer”, brani che permettono all’accoppiata Viljanen/Klingenberg di destreggiarsi in esemplari virtuosismi prima di congedarsi momentaneamente da un pubblico letteralmente in visibilio. Terminata la parentesi dedicata a questa magnifica opera, Tony Kakko torna a calcare il palcoscenico con un sorriso un po’ malizioso e coglie l’occasione di porre agli spettatori un quesito un po’ “tricky”: il cantante fa, infatti, notare ai presenti di aver trascurato involontariamente un brano dell’album, chiedendo all’audience di indovinare il pezzo mancante del puzzle. In molti, pensando alla rivisitazione dell’album, hanno optato per “I Can’t Dance”, celebre brano dei Genesis, ma è lo stesso frontman finnico ad annunciare l’esecuzione dell’immancabile “Mary Lou”, accolta da boati e ovazioni mai viste finora. Purtroppo siamo vicinissimi alla conclusione della serata, la band annuncia gli ultimi due pezzi in scaletta, “The Wolves Die Young” e “Don’t Say A Word”, seguita come da tradizione dalla storica “Vodka” che esplode in un’euforia generale che raggiunge il suo culmine proprio in questa sede ed acclamata a gran voce… d’altronde “vodka is all we need”. Sgolato, sudato e iper-accaldato, il pubblico bolognese saluta i propri idoli, applauditi tra urla, standing ovation e abbracci collettivi mimati dagli stessi astanti. Tony Kakko, visibilmente spossato ma allo stesso tempo commosso, ricambia e saluta l’audience, scortato dai suoi fedeli compagni che, a loro volta, si congedano elegantemente regalando preziosi cimeli. Una serata, questa, che sicuramente passerà alla storia! Le tre band, dimostratesi all’altezza di una situazione impegnativa come questa, hanno contribuito a rendere la serata magica e indimenticabile. A noi non resta che sperare in una serie di nuovi appuntamenti dal vivo per poter ancora godere della loro compagnia e cantare nuovamente insieme ai nostri idoli.

Scaletta:

Intro
Can-Can Jaakolla
White Pearl, Black Oceans
X Marks The Spot
Blank File
My Land
8th Commandment
Replica
Kingdom For A Heart
Fullmoon
Letter To Dana
UnOpened
Picturing The Past
Destruction Preventer
Mary-Lou
The Wolves Die Young
Don’t Say A Word
Vodka

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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