Soen: Live report e Foto della data di Fabriano (An)

I Soen sono ormai una certezza, una “sicurezza” se vogliamo, per chi intende una via alternativa al progressive. Una band che tagliato il traguardo del quarto album (“Lotus”, uscito lo scorso febbraio) si sente sicura dei propri mezzi. E ne ha tutte le ragioni del mondo: fan e critica compatti nel tessere le lodi di un disco complesso e dalla forte componente emozionale e melodica. Quella di Fabriano di sabato scorso è stata la giornata conclusiva di un tour intenso in giro per l’Europa, con l’inciampo di un concerto milanese saltato per l’improvvisa nevicata tra Svizzera ed Italia a bloccare la circolazione all’altezza del San Gottardo (credo, Nda.). Incidenti di percorso che non hanno impedito alla band di incantare la folla marchigiana.

WHEEL

Inizio puntualissimo con i Wheel ed il loro hard rock decisamente robusto e moderno, dal piglio quasi noise in certi frangenti, ma dannatamente efficace. Tra Finlandia e Regno Unito, il quartetto piace per il piglio deciso e concreto, con il cantante James Lascelles a catalizzare gli interessi del pubblico. Forte di un disco piuttosto interessante (“Moving Backwards”) e di una manciata di canzoni che in sede live che piacciono, la band sgrana “Vultures”, “Wheel” e “Tyrant” e nella mezz’ora circa a disposizione convince i presenti.

GHOST IRIS

Si passa oltre, il palco cambia e si trasforma per l’arrivo dei Ghost Iris e la musica cambia decisamente. Aggressione ai limiti del deathcore: una band brutale che non ha lesinato una forza invidiabile. Certo, spogliati dall’impatto i quattro non inventano certo l’acqua calda, perché la “materia Meshuggah” è quella che sembra essere la più evidente nella proposta. Ma nella manciata di minuti i quattro cercano di fare la differenza con una prestazione fisica, sfruttando anche il fattore sorpresa. Sì, sorpresa, perché in pochi in mezzo al pubblico de Sonic Room poteva immaginare una musica del genere. Assalto brutale quindi, “The Rat And The Snake”, “Final Tale” piazzate in apertura: tese, determinate e violente. In poco più di mezz’ora i quattro danesi hanno conquistato ben più di un fan, e la conclusiva “Virus” ed i suoi applausi convinti è stata la dimostrazione di una band in grado di conquistare anche un pubblico quasi opposto a quello degli headliner.

SOEN

Inutile nascondercelo: la folla del Sonic Room era praticamente lì solo per vedere lo spettacolo dei Soen, e quel concerto milanese saltato a scombussolare i sonni dei fan italiani è già dimenticato. Quella frase, quel  “Ci vediamo dopo Milano”, pronunciata da Joel è stata una promessa mantenuta.

Promessa cha parte con “Covenant”, drammatica, intensa e dalla carica unica. Il pubblico canta e con gli occhi cerca la band che si muove rapita dalla musica dell’ultimo “Lotus”. Uno spettacolo che si incrocia con la voce sottile e penetrante di Joel Ekelöf, che racconta poi le meraviglie e le evoluzioni sonore di “Opal”. Cerchi nell’acqua che rincorrono e che ondeggiano tra la folla che segue le frustate di un Martin Lopez alla batteria in stato di grazia. La band cerca ovviamente di privilegiare le ultime composizioni (Stupenda “Rival” con il suo incedere carico di groove) ma non dimentica il passato prossimo, ed ecco che “Jinn” che si incastra tra i presenti, scivola tra i movimenti dei fan. Esplode poi seguendo scale mediorientali, cresce e lascia spazio ad un crescendo emozionale che tocca il suo punto più alto nella ballad “Lucidity”. Sottile, delicata ed ispirata. Un brivido capace di salire ed ammaliare avvolto dalle note. Come un fiore che sboccia.

Ci sono poi “Opponent” e la spettacolare “Martyrs” a concludere la prima parte del set dei nostri. Poche cerimonie per ritrovare il quintetto sul palco del locale fabrianese ed allora l’ultimo tuffo che si concretizza con l’esplosione di “Lotus”, piazzata in chiusura.

Le luci si riaccendono e la band abbraccia dal palco il pubblico presente (lo farà poi anche dopo il live, dimostrando così come per i ragazzi dei Wheel e dei Ghost Iris una cordialità invidiabile nonostante la stanchezza). Uno show da incorniciare quello dei Soen, per una band pronta davvero a diventare ancora più grande.

Saverio Spadavecchia

view all posts

Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login