Slipknot: Foto e Live report del concerto di Padova

Erano proprio tanti. Tanti i fan accorsi al Gran Teatro Geox di Padova, location che poche volte ha ospitato il metallo più pesante ma sempre con ottimi riscontri di pubblico. Questa è la sera degli Slipknot, con la venue sold out (4.000 presenze, ma si vocifera di oltre il doppio in termine di richieste): ci si chiede perchè non sia stata utilizzata una struttura con una capienza maggiore. Poco male.

Una lunga coda all’entrata causata dai giusti controlli ci immette nel teatro. Purtroppo c’è un po’ troppa confusione riguardo agli orari delle esibizioni. Ufficialmente le 20:00, orario che prevederebbe la presenza di uno special guest alla fine mai annunciato. Morale della favola: tutti di corsa per non perdersi l’inizio del concerto ma poi lo show inizerà alle 21:30 senza nessun opening act. Piaccia o meno, gli Slipknot raccolgono una grande fetta di pubblico trasversale, dal metallaro chiodato, all’alternative ad intere compagnie di amici, fino a personaggi più o meno noti (abbiamo incontrato Bullo dei Rumatera, mica bruscolini).

21:30 le luci calano, platea bella calcata. Boom. Finalmente il Geox ci propone volumi adeguati per un concerto rock/metal. I suoni non sono il massimo della vita, con il solito rimbombo ma il volume più alto supplisce finalmente una delle maggiori pecche del teatro. Band super gasata e pubblico in delirio, un vero e proprio boato. La setlist non offre molte sorprese, differendo solo in minima parte rispetto alle recenti apparizioni della band. La parte del leone la fanno l’ultimo album “.5 The Gray Chapter” e i primi due lavori “Iowa” e “Slipknot“. Si apre con “The Negative One”, ormai pezzo rodattissimo e conosciuto dai più ma sarà comunque con i pezzi più datati il miglior feedback del pubblico: “Wait And Bleed“, “Disasterpiece“, “(Sic)” quest’ultima posta in chiusura al set ufficiale. C’è spazio anche per una chicca per i più appassionati: “Metabolic“, annunciata da Taylor come uno dei pezzi di “Iowa” mai suonati dalla band in Italia.

Non c’è dubbio che la band sia una macchina da guerra dal vivo. Tutto è al proprio posto, tra una scenografia importante (ma non eccessiva), immagini e video disturbanti e perfettamente integrati nella musica della band ma soprattutto una presenza scenica efficace. Come da concept stesso della band, non c’è individualità nella performance degli Slipknot, con il solo Corey Taylor più in luce degli altri 8 componenti della band. Resta difficile da capire l’effettiva utilità di 4 membri su 5 della band, ma questi sono gli Slipknot. Prendere o lasciare.

Show compresso, un’ora e mezza che si chiude con il trittico “Surfacing” / “Left Behind” / “Spit It Out” con finale coreografico ed esplosione all’urlo di “Jumpdafuckup”. Tutti soddisfattissimi. L’ennesimo successo per gli Slipknot.

Nota a margine. Le bestemmie dal palco non fanno più figo neanche quando suonano i Carpathian Forest. (Tommaso Dainese)

Foto di Ivan Elmi

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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  1. alessio

    che belle le foto bravo Ivan Elmi

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