Sisters Of Mercy: Live Report della data di Milano

L’assenza di nuovo materiale discografico lascia supporre che il concerto dei Sisters Of Mercy, a cui andremo ad assistere questa sera all’Alcatraz, possa essere una vera greatest hits dal vivo. Sono da poco passate le 21 quando si abbassano le luci nel locale e sul palco compare una suggestiva illuminazione.

Ad aprire le danze sono gli inglesi Ulterior, una band che stilisticamente deve molto al post-punk britannico e in buona parte anche agli stessi Sisters Of Mercy. Decisamente legati al sound degli anni ’80, l’ensemble propone un set di poco superiore ai trenta minuti, senza dubbio professionale ma altrettanto datato e poco allettante. I brani scivolano in modo abbastanza anonimo e sono carenti di idee, in più, il rapporto con il pubblico è ridotto al minimo. Bravi a svolgere il loro mestiere e nient’altro.

Le file del pubblico si ingrossano sempre di più quando i Sisters Of Mercy guadagnano il palco. Andrew Eldritch si porta al centro della scena, Chris Catalyst e Ben Christo si dispongono ai suoi lati: un three piece solido, al quale si aggiunge il mitico Doktor Avalanche, la drum-machine che accompagna i nostri da quasi trent’anni e da sempre accreditata come un membro effettivo della line-up. Come prevedevamo, quella di stasera è una scaletta tutta incentrata sui classici della band, che verranno snocciolati uno dietro l’altro. Poco, anzi nullo, lo spazio per l’interazione con il pubblico (almeno un “grazie Milano” a fine concerto sarebbe stato gradito…) ma fortunatamente c’è tanta musica ed è ben suonata. Andrew è in forma e interpreta le canzoni con il suo inconfondibile tono basso e sofferto, coadiuvato nei cori dagli altri due musicisti. Il pubblico risponde molto bene, tra incitamenti e gruppetti spontanei di fan impegnati nel ballo sparsi per l’Alcatraz. Brani come l’oscura e inquietante “Ribbons”, “Mother Russia” e “Lucretia My Reflection” si susseguono senza sosta, mentre il finale (qui finalmente i tre si scaldano e sembrano più coinvolti nello show) è ovviamente affidato a “Temple Of Love”, che saluta una platea entusiasta.

Nel complesso è stato un buon concerto, rimane un po’ di amaro in bocca per la freddezza dimostrata ma la band sembra avere ancora molte cose da dire. Appunto, a quando un nuovo disco?

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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