Sirenia + Triosphere: Live Report e foto della data di Bologna

Sono in ritardo! In arciritardissimo!

Un bianconiglio fuori (quasi) tempo massimo. Ma per fortuna i tempi biblici per la redazione di questo live report passano in secondo piano, perché quello che conta sono ancora le sensazioni che ti scorrono dentro. Una bella serata, buona musica e qualche sorpresa (unite alla conferme) non di poco conto. La prima quella dell’implosione degli indiani Paratra. Implosione? Parrebbe proprio così perché dai rumors provenienti nel “dehors” dell’Alchemica la band si sarebbe sciolta proprio il giorno prima. Ma la notizia non è stata mai confermata ufficialmente, anzi, sembrerebbero ancora belli arzilli e pronti per nuove avventura nel subcontinente indiano.

Poco male – per loro sì, visto il consistente investimento monetario per la “spedizione” europea – restano 4 band. E cosa non di poco conto una serata con voce praticamente tutta al femminile. Meno male. Quasi non ne posso più di cafoni barbuti che urlano cose insensate a caso.

Palla al centro: si parte con i Perpetual Fate.

PERPETUAL FATE

Dal Veneto a Bologna la strada per i nostri non è lunga, anzi, ma è evidente che i 5 ragazzi sul palco la tensione la sentono. Pronti per debuttare – se non ricordo male – con Revalve, hanno proposto una manciata di minuti discretamente convincenti.

6 canzoni, poco più di 20 minuti di fronte ad un pubblico in lenta e costante crescita. I nostri come detto sembrano tesi, ma la macchina sale di giri e la voce di Maria Grazia Zancopè prende coraggio ed inizia a conquistare sicurezza sulle assi dell’Alchemica. Il metal in bilico tra nu ed alternativo dei nostri è piuttosto interessante ( non male “Smothered” e “Rainfall”), ma ancora deve crescere a livello di personalità e scrittura. Passo d’inizio interessante, prova più che positiva, ora attendiamoli al debutto e lasciamoli crescere.

SEASON OF TEARS

Secondi ad esibirsi i francesi Season Of Tears, combo piuttosto ricco di “umanità” (sul palco in 5 e piuttosto mobili, ad eccezione del batterista, ovviamente) e tutti con face painting a ricordare Abbath. Impressionante in questo senso il bassista, quasi un clone anche per un certo modo di muoversi e porsi nei confronti del pubblico. Ma il genere? Sinceramente un minestrone di black, spruzzate thrash, incursioni operistiche unito ad una serie di inciampi sul palco che hanno reso complicato l’ascolto delle canzoni. (nel caso specifico “Dark Card” e soprattutto “Desacred” praticamente senza basso)

Non molto convincente la prova dei transalpini, non me ne vogliano, ma nel calderone di suono poco è emerso. Canzoni con “troppo di tutto”, che sbagliano scelte e che appesantiscono l’ascolto e che – onestamente – ad oggi non possono convincere appieno. Il pubblico ha però apprezzato. Il bello della critica.

Modestissimo consiglio per i 5: snellire, accorciare, concentrarsi sui punti di forza (la bella e discretamente brava cantante Juliette, per esempio) e chiarezza degli obbiettivi. Forza, che si può ancora crescere.

TRIOSPHERE

Mancavano da quasi due anni i norvegesi, mancavano dal tour insieme ai Sonata Arctica. Mancavano al sottoscritto da 6 anni. 6 anni fa di spalla a Xandria e Kamelot. Fu amore a prima nota, perché la band macinò letteralmente i più quotati tedeschi e diede pesante filo da torcere ai blasonatissimi Kamelot che all’epoca presentavano “Silverthorne”.

Impatto, grandi canzoni e una voglia di spaccare il palco che hanno contraddistinto anche il live dell’Alchemica.

6 anni dopo, almeno per il sottoscritto, sensazioni analoghe, ma fari puntanti dai nostri su “The Heart Of The Matter” (ultimo album, ad oggi, della band). Un concerto intenso, appassionato, canzoni che picchiano in perfetto equilibrio tra melodia e potenza, con la cantante bassista Ida Haukland a conquistare il pubblico che sotto palco si è fatto decisamente numeroso.

“My Fortress”, “Steal Away the Night”, la prima volta dal vivo per “Marionette”, “As I Call” la spettacolare “Breathless” ed altre per quello che è stato davvero un set di altissimo livello.

Rimane l’attesa: quando uscirà il prossimo disco. Chiacchierando con il buon Kenneth Tårneby (l’uomo dietro il drumkit dei ragazzi di Trondheim) qualche piccola conferma: il quarto disco nel 2019. Forse autunno. Sempre troppa attesa, maledizione, ma almeno abbiamo una linea del traguardo. Bravi e convincenti.

SIRENIA

Tempo per accogliere gli headliner. Quando salgono sul palco, i Sirenia vengono accolta da una piccola e compatta folla di appassionati che vengono immediatamente premiati da una bella versione di “In Styx Embrace” seguita immediatamente da “Dim Days Of Dolor”. Evidente dal vivo l’articolazione di una macchina ben oliata dal symphonic metal, con quella spruzzata di gotico che piace e non appesantisce.

Emmanuelle Zoldan piace parecchio in mezzo al palco, concreta nel gestire le pieghe di una setlist che, pur premiando l’ultimo nato in casa norreno/francese, si dimostra bel bilanciata nel pescare dall’ampio repertorio dei nostri.

Bene “The Other Side”, “The Path To Decay” e “Sister Nightfall” per la “parte storica”. Ma l’altra faccia della medaglia è la bizzarra – per non dire incomprensibile secondo il sottoscritto – assenza di “Love Like Cyanide”, singolo di lancio di “Arcane Astral Aeons”. Bizzarrie, ma una punta di delusione per l’unico appunto da muovere ai nostri.

Dopo un più che convincente disco di ritorno sulle scene, una bella prestazione live. Applausi meritati.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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