Shadow Gallery: Live Report della data di Milano

Direttamente dai primi anni ’90 (anche perché è il primo tour che affrontano in una carriera ormai ventennale) abbiamo assistito sulle assi dell’Alcatraz all’esibizione degli Shadow Gallery; la band della Pennsylvania assolutamente da annoverare tra i capostipiti del prog metal, partendo da basi metal classiche e fondendo l’amore per la musica sinfonica ed un utilizzo dei controcanti che rimanda inevitabilmente ai Queen ha realizzato 6 album in tutta la carriera, l’ultimo dei quali, “Digital Ghosts”, dopo la prematura scomparsa del singer Mike Baker (ricordato ovviamente in maniera commossa).

Facciamo però un breve salto indietro per parlare della band di spalla, i simpatici greci Maplerun, che sinceramente nulla hanno a che vedere con lo stile degli headliner; ai ns. infatti non manca l’attitudine ma ci presentano un heavy rock viscerale, con qualche tendenza hardcore mescolata a delle puntate verso lo stile dei System Of A Down (senza la loro pazzia).

Sono questi stessi ragazzi ad improvvisarsi tecnici del palco degli Shadow Gallery che irrompono dopo la riproduzione della significativa “Bohemian Rhapsody” dei Queen. Le prime quatto canzoni presentate dagli americano potrebbero tramortire anche il più navigato appassionato di prog metal: “Stiletto In The Sand”, “War For Sale”, “Mystery” e “Deeper Than Life” rendono subito chiaro come questo concerto, oltre che presentare tracce dell’ultimo arrivato nella discografia (anche per far sentire più a suo agio Brian Ashland), sarà un excursus anche tra i classici del gruppo, ribadiamo, mai presentati dal vivo; e quindi altri highlights della serata sono stati “Questions At Hand” (addirittura dal debut omonimo del 1992), “The Andromeda Strain”, “Crystalline Dream” (forse il loro pezzo più conosciuto) e “Room V”. E’ quasi d’obbligo però spendere due parole sulla caratura tecnica dei musicisti sul palco che nonostante alcune imprecisioni (i pezzi sono tutt’altro che semplici) e suoni assolutamente non all’altezza hanno sciorinato grande dimestichezza e padronanza sia strumentale (sono praticamente tutti polistrumentisti) che vocale (cantavano in quattro) con addirittura l’innesto del giovane Eric Deigert (chitarra e tastiera); e quindi Gary Wehrkamp si è profuso alle tastiere, alla chitarra e alla batteria (con ottimi risultati peraltro), Carl Cadden-James (vero leader del gruppo e fautore di buona parte delle linee vocali) al basso, al flauto traverso e alle lead vocals, il nuovo singer Brian Ashland alla chitarra solista ed alla tastiera mentre Joe Nevolo si è prodigato in un simpatico assolo utilizzando quasi tutto il palco come una grande percussione (con anche il tocco kitch delle bacchette luminose). Il pubblico abbastanza numeroso per la media dei concerti milanesi di nicchi non solo ha gradito ma ha accolto con ripetute ovazioni le gesta dei nostri che sono parsi particolarmente colpiti dall’accoglienza. Li aspettiamo nuovamente…magari non tra 20 anni!!!

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