Seventh Wonder: Live Report della data di Bologna

Il tempo dell’esilio è finito da un pezzo per i Seventh Wonder, ritornati con “Tiara” dopo una pausa per i molti, moltissimi impegni di Tommy Karevik con i Kamelot. C’è voluto del tempo, pazienza per essere più precisi, ma dopo una lunga attesa la possibilità di vedere la band dal vivo si è concretizzata.

Palco scelto quello dell’Alchemica di Bologna, che ha portato in scena anche due interessanti realtà tricolori. Andiamo quindi con ordine.H

HELIKON

Primi a salire sul palco i giovani Helikon. Thrash fino al midollo, innamorati fino alla follia degli Overkill (le pose del giovane singer e l’atteggiamento sul palco) e di un certo modo di vedere il thrash come fusione tra lo stile della cricca del New Jersey ed il “canonico” incedere della Bay Area. Derivativi? Assolutamente sì. Divertenti? Certamente. Possibilità di crescita? Me lo auguro davvero, perché pur non rimanendo in testa come “cose nuove”, le canzoni della band italiana hanno dimostrato personalità e non sembra un controsenso rispetto a quanto scritto prima.

Forse di parte perché innamorato del thrash dal secolo scorso, ma gli Helikon mi hanno regalato più di una emozione sincera.

HIDDEN LAPSE

Ecco poi i marchigiani Hidden Lapse, pronti per il secondo album (“Butterflies”, 31 maggio, ancora una volta RockShots Records) e già visti / sentiti da queste ed altre parti. Ancora una volta una buona prestazione per i quattro capitanati dalla cantante Alessia Marchigiani. Piacciano le nuove canzoni, coinvolgono e dimostrano potenziale dal vivo. Resta da capire concretamente l’impatto da studio, ma se il buongiorno di vede dal mattino una canzone come “Dead Jester” è un biglietto da visita da applausi. Incedere moderno, spirali melodiche ed impatto invidiabile.

Bene anche il repertorio “classico” estratto dal debutto “Redemption”, title track e “Compassion” a spiccare. Da ascoltare con tutto il nuovo materiale da presentare sul palco.

SEVENTH WONDER

Che dire del quintetto made in Sweden? Consumati professionisti, ottimi musicisti ed una frustata di emozione nota dopo nota, canzone dopo canzone. L’impatto di “The verones”, “Alley Cat” in una scaletta profonda non si può certo regalare così come la prova di una band che ha saputo sin da subito dialogare con il pubblico che cercava spazio sotto il palco del locale bolognese.

Nel mezzo una splendida versione di “Welcome To Mercy Falls”, autentico gioiello dall’album quasi omonimo (“Mercy Falls”) e vera punta di diamante della discografia dei nostri. Ancora “Tiara” con la “Tiara’s Song (Farewell Pt.1)” e l’intensa e drammatica “Tears for a Father”.

Il pubblico gradisce, applaude e continua ad incitare i propri beniamini che vanno ancora a segno con “Hide And Seek” urlata a gran voce da tutti. Ci sanno davvero fare questi svedesi.

Il live scorre, arriva verso la fine sciogliendo la resistenza dei presenti con “Taint The Sky” ed “Exhale”, anche dal vivo pezzi di bravura così come da disco.

Resta la consapevolezza di aver preso parte ad un live di passione e cuore. Con la speranza che i tanti impegni di Karevik non “inceppino” per altri 8 anni la marcia di questa “Settima Meraviglia”.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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