Sebastian Bach: Live report della data di Trezzo sull’Adda (MI)

L’ultima calata in terra italica di Sebastian Bach è stata in occasione del Gods Of Metal del 2012 e sebbene in quella circostanza avesse offerto un’esibizione riuscita e convincente, la prova del nove è sempre quella dei live nei locali più piccoli con un set completo e a distanza ravvicinata rispetto a quella dei festival. E quale occasione migliore dell’unica data italiana al Live Music Club di Trezzo per rivedere l’ex frontman degli Skid Row e gustarsi in pieno la sua performance.

Ma andiamo con ordine ad aprire le danze troviamo il gruppo degli Hi Fi Society, una band italiana attiva da tempo nell’underground e che ha già avuto modo di fare esperienza aprendo per gruppi come gli Wasp, Alice Cooper, i Faster Pussycat e gli Hardcore Superstar e proprio da questi nomi la formazione trae fonte di ispirazione, proponendo un roccioso e adrenalinico rock’n’roll che fa presa sul pubblico e intrattiene quanto basta, ma il tempo è tiranno e dopo la spumeggiante “If You Got Love” in cui viene presentato il nuovo batterista diciassettenne con la cresta è già tempo di dare spazio agli headliner.

 

Calano le luci e parte l’intro e il riff inconfondibile di “Slave To The Grind”, purtroppo qualche cosa non funziona, i suoni sono impastati e Sebastian si agita facendo cenni ai fonici e camminando freneticamente su e giù, fino a che a brano quasi ultimato intima alla security di far uscire tutti i fotografi dal pit, irritato non si sa per quale motivo dalla loro presenza e a suo dire dal fatto volessero immortalargli i buchi delle narici quando invece potevano fare ugualmente dei bei scatti dal palchetto rialzato vicino alle scale. Chiusa questa parentesi alquanto infelice, lo show inizia a decollare come si deve con “Temptation”, brano tratto dall’ultimo album in studio “Give Em’ Hell”, (la recensione) ma soprattutto con una infuocatissima versione di “The Threat” che ha letteralmente acceso le micce. Si sa che il pubblico ama in particolar modo il passato del biondo lungo crinito con la sua ex band madre e quindi è questo quello che ci regala, due immensi pezzi come “Big Guns” e “Piece Of Me” in cui rimanere fermi è praticamente impossibile. Sebastian si sa è un vero e proprio animale da palco, ma sa anche come arrufianarsi il pubblico sia con frasi in italiano che con simpatici aneddoti sul nostro paese, come per esempio quando ricorda la sua prima esibizione nel lontano 1989 come opening act dei Motley Crue al Palatrussardi, o quando cambia il titolo della sua “American Metalhead” in “Milano Metalhead”, oppure quando racconta l’episodio del Gods Of Metal di due anni prima dove gli sfuggì di mano il microfono mentre lo stava roteando sul palco e spera non accada anche in questa occasione. La bellissima “In A Darkned Room” viene invece dedicata alla memoria dell’amico Dimebag Darrell dei Pantera, mentre da brivido sono gli accenni di sola voce su “Wasted Time” e “Breaking Down” in cui il pubblico da una mano a Sebastian emozionandosi e a sua volta emozionando il cantante canadese. Ma non è finita qui, c’è ancora tempo per una serratissima “Monkey Business”, una “I Remember You” che ha fatto cantare tutti i presenti e ha dimostrato lo stato di perfetta forma di Sebastian anche sulle note più alte, per poi concludere il concerto tutto d’un fiato, senza interruzioni con “All My Friends Are Dead” e l’inno generazionale che fa sfoggio sul suo braccio “Youth Gone Wild”.

Testo a cura di Eva Cociani

Foto a cura di Matteo Donzelli

 

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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