Scorpions: Live Report e foto della data di Verona

L’espressione “tour d’addio” è diventata via via sempre più di uso comune negli ultimi anni, man mano che le band storiche iniziano a sentire il peso degli anni e iniziano a pensare all’addio (più o meno definitivo) alle scene. Ciascuno di noi si sarà quindi fatto la propria opinione, e ci sarà chi li ritiene puramente delle macchine mangiasoldi di chi tenta il guadagno con la scusa dell’ultimo tour, e chi invece non intenderà perdersi nessuna occasione per rivedere ancora una volta i propri beniamini pensando proprio che “potrebbe essere l’ultima”. Anche gli Scorpions, ormai otto anni fa, avevano parlato di un Farewell Tour, ma siccome nel frattempo hanno pubblicato un paio di album in studio, altrettanti live e continuano a macinare date in giro per il mondo, si potrebbe pensare che questo termine per loro sia ormai anacronistico. La cornice suggestiva dell’Arena di Verona poi è la situazione ideale per la loro unica data italiana per il 2018; tra l’altro la vicinanza con il Lago di Garda ha favorito la presenza di molti stranieri, tedeschi soprattutto, all’insegna di quel pubblico trasversale per età e provenienza che da sempre contraddistingue la band tedesca.
L’inizio del live comunque ha subito almeno un paio di posticipi, dovuti prima a un forte temporale che nella notte ha rallentato i lavori di smontaggio dello spettacolo lirico in programma la sera prima, e poi da un altro temporale, che si abbatte inflessibile sul pubblico in attesa di entrare all’Arena. Per fortuna le operazioni di sistemazione del palco si svolgono con velocità e precisione, e gli Scorpions possono fare in tutta tranquillità il loro spettacolo. Il live presenta le stesse caratteristiche degli ultimi a cui abbiamo assistito, per cui si assiste a una prima parte basata principalmente sui brani dell’ultimo periodo della band, per poi tornare indietro con il medley composto da brani del repertorio degli anni ’70. In questa prima parte, a onor del vero, Klaus Meine alla voce appare un po’ affaticato, ma fortunatamente si riprende nel giro di poco tempo. Di tutt’altra pasta è invece Rudolf Schenker, che alla soglia dei settant’anni (li compirà a fine agosto) scorrazza da tutte le parti e suona impertettito sena sbagliare una nota, armato come solito delle sue molte chitarre multicolori. Si riprende poi con la bella “We Built This House“, accompagnata dalle immagini del relativo video ufficiale, e non può mancare, naturalmente, l’intermezzo acustico con i due grandi classici “Send Me An Angel” e “Wind Of Change“, quest’ultima presentata da Klaus Meine come un inno generazionale che, nonostante il passare del tempo, non ha perso, a suo parere, il suo valore simbolico. Rispetto agli ultimi anni però, nelle fila della band c’è una novità, ovvero l’ingresso di Mikkey Dee alla batteria. Non può mancare, quindi, un omaggio al suo vissuto nei Motorhead, ed è sulle note di “Overkill“, con tanto di foto di Lemmy che scorrono sullo sfondo, che il batterista ha veramente occasione di scatenarsi e di dimostrare il suo valore eccezionale. Manca poco al finale del live, ma c’è ancora spazio per alcuni classici, come “Blackout” e “Big City Nights“. Non possono mancare poi, nel finale, “Still Loving You” e “Rock You Like A Hurricane“. Non sappiamo, al momento, se sarà possibile assistere a un altro passaggio degli Scorpions dalle nostre parti, ma sappiamo che le tante attese sono state ripagate da un live superlativo, e anche se disgraziatamente dovesse trattarsi dell’ultima volta, il ricordo che ne rimane è solo positivo.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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