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Satyricon: Live Report e foto della data di Bologna

Una vita fa. Quasi due. Questo per chi nel 2000 – come me – neanche 20enne si trovava di fronte una parte consistente della Norvegia Black chiamata Satyricon. Era maggio (una breve ricerca in rete mi ha fatto ricordare con certezza che l’evento in questione si è svolto il 4 maggio 2000), all’alba del terzo millennio.

Un giovanissimo metallaro, con quasi la metà degli anni di adesso e con tutti i capelli ancora in testa, era nei pressi del palco in attesa di uno dei suoi primi concerti “seri”. Quella sera di maggio c’erano i Pantera ed i Satyricon. Pesaro, Adriatic Arena.

I ricordi di quella sera ci sono ancora, ma il passato è finito chissà dove. In molti si sono persi, qualcuno ha cambiato vita e qualcuno semplicemente non c’è più. Resta però parte di quella musica, che ancora oggi è rimasta solida in molti dei visi presenti sabato scorso (7 ottobre) a Bologna. Zona Roveri per l’esattezza. Oltre la band di Satyr e Frost erano presenti anche i Fight The Fight (norvegesi come gli headliner) e gli ellenici Suicidal Angels. Andiamo con ordine. Si parta con i Fight The Fight.

Fight The Fight

Strana creatura questo quintetto norreno uscito per Indie Recordings con un disco omonimo uscito qualche mese fa, una bestia di difficile catalogazione per via del mix di generi. Definirli crossover credo possa sembrare riduttivo, ma credetemi è davvero stato quello che il pubblico ha sentito. Interresante la proposta dei nostri (si dicono grandi fan dei Satyricon e come loro sono tutti “muniti” di soprannome d’ordinanza), con il cantante Lars Vegas (Seriously? Nda.) sempre pronto ad interagire con un pubblico pian piano convinto dalla proposta dei 5 norvegesi. Certo, siamo ancora allo stadio iniziale di una eventuale evoluzione verso un “qualcosa di definito”, ma la capicità di miscelare melodie e scorie metal potrebbe funzionare per questi debuttanti. Bene “Fight The Fight” (la canzone, ovviamente Nda.), “Patient Zero” e “My Emperor”.

Suicidal Angels

Non me ne vogliano gli amici ellenici, non me ne vogliano i fan dei Suicidal Angels ma credo che la proposta del quartetto capitanato da Nick Melissourgos abbia fatto il suo tempo. Un thrash metal canonico che più canonico non si può, figlio di tante citazioni e poche emozioni anche dal vivo. Intendiamoci, il pubblico sotto il palco ha gradito e non poco, ma ho visto più sguardi annoiati nelle vicinanze del bancone del bar o nei pressi del banchetto del merchandise. Detto questo, i nostri hanno provato a picchiare duro per convincere la platea, snocciolando “Capital Of War”, “Seed Of Evil”, “Frontgate” e “Bloodbath”. Canzoni dal discreto appeal live, ma essenzialmente poco convincenti. Da sottolineare l’impegno dei ragazzi, ma loro non erano il piatto forte della serata e temo che se ne siano accorti anche appena scesi dal palco. Sicuramente da rivedere in un locale più intimo e con un proposta “svecchiata” dai cliché del genere. Mai arrendersi.

Satyricon

La luce si spegne. Tutto è silenzio. Iniziano a salire sul palco i musicisti avvolti in una luce quasi irreale, in grado quasi di nasconderli agli occhi dei presenti. Ma poi ecco arrivare il boato appena intravisto Satyr.

Subito partenza decisa con la tripletta “Midnight Serpent”, “Our World, It Rumles Tonight”  e “Black Crow On A Tombostone”. Canzoni che hanno subito fatto capire che quello di sabato scorso sarebbe stato uno dei concerti più intensi dell’anno.

Satyr in forma eccellente, dinamico, presente e concreto nell’arringare la folla con il nuovo materiale estratto dal convincente “Deep Calleth Upon Deep”. E proprio la title track ha regalato davvero bridivi. Lo sguardo di ghiacchio di Satyr, che cercava di incrociare quello dei presenti impegnati ad urlare insieme al cantante di Oslo. Bene, anzi benissimo anche Frost anche se nessuno aveva dubbi a riguardo. L’unico peccato è quello di averlo “intravisto” tra le luci di un palco che lasciava intuire le sagome dei nostri.

Si prosegue con “Walker Upon The Wind”, per poi tuffarsi nella storia (un pò meno recente…) dei nostri: “Repined Bastard Nation” da “Volcano” da “Commando” da “The Age Of Nero” e “Now, Diabolical” dall’album omonimo.

“To Your Brethren In The Dark” riaccende i fari su “Deep Calleth Upon Deep” e su un piccolo tributo all’Italia. E a Bologna, con Satyr che ha voluto spiegare il “perché” della data nel capoluogo dell’Emilia Romagna. Con successivo piccolo omaggio da parte di Sigurd Wongraven & Soci.

Ci avevano proposto Milano  ma abbiamo ed ho insistito nel voler venire a Bologna. Le ultime volte a Milano  non hanno funzionato e non abbiamo capito il motivo. Qui,a Bologna è stata una bella esperienza e sono certo che anche a Miliano ci sarà modo di ritrovarsi. Grazie a tutti per il supporto. Per questo, amici miei, ecco “The Ghost Of Rome”

Il boato è assordante, il pubblico è conquistato. Ma proprio in quegli attimi di silenzio si riusciva a percepire una elettricità evidente. Come un qualcosa che ancora doveva avvenire, come una musica che dalle viscere delle terra sale, insinuandosi nelle orecchie dei presenti. Quella musica aveva – ed ha – un nome: “Trascendental Requiem Of Slaves”, porta di ingresso per “Mother North”. Un urlo assordante, un tuffo nel passato e nella storia di un certo modo di intendere la musica. Un capolavoro. Niente di meno. Così come tutto “Nemesis Divina”, intendimoci. La musica finisce, la tempesta di neve scema e la folle urla il nome della band norvegese. Un vero e proprio trionfo.

Ma non poteva finire certo lì, perché ecco arrivare le ultime schegge di Norvegia con “The Pentagram Burns”, “K.I.N.G.” e “Fuel For Hatred”. Sipario. Un personalissimo cerchio che si completa per aprirsi verso uno ancora senza destinazione. La musica dei Satyricon ad indicare la strada ed un pubblico conquistato su tutta la linea.

Al nostro prossimo incontro.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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